Archive for febbraio, 2013

Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata

sabato, febbraio 23rd, 2013

weatherweapons
Negli ultimi dieci anni previsioni catastrofiche hanno riempito tutte le riviste scientifiche, annunciando scenari disastrosi per l’avanzata di desertificazione oppure per l’inquinamento dell’aria. Oggi, dopo una serie di catastrofi naturali, in tutto il mondo l’atteggiamento sta cambiando: sono infatti sufficienti due giorni di caldo in più per dar vita a dibattiti sullo scioglimento dei ghiacciai e sull’ipotetico ritorno alle palafitte per contrastare gli effetti dell’innalzamento del livello degli oceani.
Le grande paura del buco dell’ozono, che per decenni ci ha terrorizzato nell’utilizzo delle bombolette spray, è stato ormai soppiantata da quella del riscaldamento globale; se il primo era però attribuito esclusivamente al mondo civile, ora quest’ultimo è più ‘democratico’, in quanto imputabile a qualsiasi paese, ricco o povero che sia. L’effetto di riscaldamento è in relazione alle emissioni di biossido di carbonio, gas il cui aumento è in stretta relazione con ciò che produciamo. Questo nesso tra consumo e inquinamento faciliterebbe un’analisi globale, in quanto sarebbe sufficiente identificare chi più consuma per concentrare su di lui l’intervento. Tuttavia la nostra società, centrata sul consumo, percepisce questo intervento come atto di privazione del benessere.
In campo internazionale la voce politicamente più autorevole nel manifestare una nuova sensibilità per questi temi è senza dubbio quella di Al Gore che, da vice presidente degli Stati Uniti, è stato promotore di tante campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche ambientali. Dubbia è l’efficacia di tali campagne, che spesso non sono seguite da fatti concreti: è il caso del protocollo di Kyoto, un trattato che gli USA hanno sempre rifiutato di accettare e che da Al Gore stesso è stato definito inapplicabile. L’appello a ridurre le emissioni in maniera indifferenziata in tutto il mondo è fortemente penalizzante per i paesi in via di sviluppo perchè se per gli stati sviluppati ridurre il tasso di consumo pesa esclusivamente sul surplus, nei paesi in via di sviluppo una riduzione sostanziale incide sulle potenzialità di crescita del paese stesso. Discorso di più ampio è quello portato avanti da Angela Merkel che vuole porre come metro di misura il valore di consumo pro-capite. Se infatti in media in Europa il valore di emissioni è di 7 tonnellate per individuo (con il record in Germania dove si raggiunge quota 11), gli Stati Uniti superano il valore di 20 tonnellate contro un valore medio della Cina di 3,5. Una logica poco democratica vorrebbe boicottare lo sviluppo di 3 miliardi di persone piuttosto che convincere 200 milioni di persone a consumare di meno. (altro…)

Inside Job: la cultura del saccheggio del capitalismo finanziario

domenica, febbraio 10th, 2013

©anonymoney2“Per decenni il sistema finanziario americano è stato stabile e sicuro, ma poi qualcosa è cambiato. L’industria finanziaria ha voltato le spalle alla società, corrotto il sistema politico e spinto l’economia mondiale in una crisi. A costi enormi abbiamo evitato il disastro e ci stiamo riprendendo. Ma gli uomini e le istituzioni che hanno causato la crisi sono ancora al potere e questo deve cambiare. Ci diranno che abbiamo bisogno di loro e che quello che fanno è troppo complicato per noi da capire. Ci diranno che non succederà più, spenderanno miliardi per combattere una riforma. Non sarà facile [per noi], ma per certe cose vale la pena di combattere.”
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