Archive for aprile, 2014

¡No! Il cile dal tramonto della dittatura di Pinochet all’alba della democrazia neoliberale

domenica, aprile 20th, 2014

dismissione

Nel 1988 si tenne in Cile un referendum ‘confermativo’ del regime che il generale Augusto Pinochet aveva instaurato dopo il colpo di stato dell’11 settembre 1973. Nonostante le migliaia di vittime, di desaparecidos, di imprigionati o di esiliati, il regime sembrava ancora ben saldo. Nel 1980 fu votata, pure con referendum, una nuova costituzione che attribuiva otto anni di mandato a Pinochet come Presidente della Repubblica. Dopo le repressioni di inizio anni ’80, l’atteggiamento del regime divenne però più tollerante e vi fu spazio per la formazione di altri partiti e movimenti di opposizione. Il 5 ottobre 1988 si tenne il referendum. Una ventina di partiti si schierarono per il NO al nuovo mandato. La campagna, condotta a partire dal mese precedente alla consultazione, si concentrò soprattutto in uno spazio televisivo di quindici minuti, lasciato a ciascuno dei due fronti ogni giorno verso le 23. Alla chiusura delle urne, dopo i primi falsi comunicati di vittoria del SI, il regime non poté reggere di fronte alla pressione interna e soprattutto internazionale e la mattina seguente fu dichiarata la vittoria del NO. Sebbene Pinochet avesse perso la consultazione, mantenne comunque una posizione politica di rilievo rimanendo capo delle forze armate. Non fu mai processato per i crimini commessi dal suo regime, nonostante lo stato di arresto in cui rimase quasi due anni a Londra nel 1998, quando fu raggiunto dal mandato di cattura internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón.

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Raschiare il fondo della paternità: il padre come testimone dell’unione di legge e desiderio

martedì, aprile 8th, 2014

©intoconcrete“L’espressione “papi”, recentemente alla ribalta della cronaca politica italiana a causa di innumerevoli giovani donne (papi-girls) che così si rivolgono al loro seduttore, mette in evidenza la degenerazione ipermoderna della legge simbolica della castrazione. La figura del padre ridotta a “papi”, anziché sostenere il valore virtuoso del limite, diviene ciò che autorizza alla sua più totale dissoluzione. Il denaro elargito non come riconoscimento di un lavoro, ma come puro atto arbitrario, l’illusione che si possa raggiungere l’affermazione di se stessi rapidamente, senza rinuncia né fatica, l’enfatizzazione feticistica dei corpi femminili come strumenti di godimento, il disprezzo per la verità, l’opposizione ostentata nei confronti delle istituzioni e della Legge, l’esibizione di se stessi come un io forte e onnipotente, il rifiuto di ogni limite in nome di una libertà senza vincoli, l’assenza di pudore e di senso di colpa costituiscono alcuni tratti del ribaltamento ipermoderno della funzione simbolica del padre che trovano una loro sintesi impressionante nella figura di Silvio Berlusconi.” (altro…)


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