Orientamento 2012 – Opporre lo scudo della democrazia alla violenza

©glassViolenze efferate. L’alba di questo nuovo anno si presenta purtroppo per tanti motivi con tinte fosche, cupe. Addirittura sanguigne: negli ultimi mesi abbiamo infatti assistito ad episodi di efferata violenza che testimoniano un disagio grandissimo, diffuso su tutto il pianeta. Basti porre qui mente a quanto successo solamente in Europa negli ultimi mesi: ad esempio alla strage di ragazzi in Norvegia, a quella recentissima in Belgio, a quella compiuta in Italia, a Firenze. Questi episodi sono tutti variamente apparentati, cioè presentano una combinazione di elementi in parte comuni e in parte diversi, che da un lato inducono ad una riflessione unica sul fenomeno, ma dall’altro non la rendono semplice proprio per le differenze di volta in volta riscontrabili.

Somiglianze. Tale violenza estrema è innanzi tutto segnata da una volontà di arrecare morte ad altri in maniera per lo più gratuita e indiscriminata: non ha cioè un particolare senso che si ponga fine alla vita di una persona piuttosto che di un’altra. Tuttavia gli obiettivi – cioè i gruppi di persone su cui infierire e i luoghi dove compiere la violenza – sono spesso scelti sulla base di una valutazione discriminante dell’altro, che si può basare su un giudizio di esclusione sociale dettato da atteggiamenti di fanatismo/integralismo religioso e politico. In questo secondo senso risulta spesso evidente la componente razzista, rilevabile ad esempio non solo a Firenze, ma anche in un recente episodio avvenuto a Torino. Qui, nel popolare quartiere Le Vallette, si è svolto, per fortuna senza vittime, una sorta di pogrom, cioè di violenza collettiva contro un gruppo etnico minoritario, i rom, sulla base di una falsa accusa alimentata da stereotipi estremamente negativi. Una ragazza, condizionata da un’esigenza fanatica di purezza dei genitori ossessionati dalla sua verginità, ha preferito dare innesco a questa ondata di violenza razzista, piuttosto che assumersi la responsabilità di aver fatto liberamente l’amore con un italiano. Questo odio del diverso, che è facile rilevare pressoché in tutti gli episodi, assume talvolta una precisa coloritura politica, quella nazi-fascista: tale tratto lo si ritrova ancora nel caso dei senegalesi uccisi a Firenze e soprattutto nella serie di omicidi di piccoli imprenditori e commercianti di origine straniera – questa volta, dunque, mirati –, compiuti negli scorsi anni in Germania da una cellula terroristica nazista che è stata solo recentemente scoperta.

Esigenza di capire. Questo breve elenco di somiglianze, che, frutto di una prima riflessione, è ben lontano dall’essere completo, andrebbe ulteriormente arricchito e approfondito con il ricorso agli strumenti concettuali della psicologia individuale e sociale e a quelli della sociologia. Ma addirittura si sente il bisogno di ricorrere ai saperi dell’antropologia e della filosofia perché sembra di intravedere dietro molti di questi episodi un ‘culto della morte’, con cui si esprime una sorta di ‘vuoto’, cioè di mancanza di senso ‘positivo’ della vita umana. Tale atteggiamento viene proiettato sugli altri – la cui esistenza viene considerata di poco o di nessun valore –, ma prima ancora si estende sulla propria vita e viene a culminare in una tendenza non di rado suicida: una tendenza che giunge a compimento – si noti – solo dopo aver già inflitto la morte ad altri.

Terreno di coltura della violenza. È facile intuire che la grave frustrazione sociale, alimentata dalla crisi economica e dalla disuguaglianza crescente – che, come abbiamo avuto modo di scrivere nel blog (e di appuntare nella bacheca) non sono funzionamenti e conseguenze oggettivi del mercato, ma fanno parte di un progetto politico, di un’immagine di società, antidemocratici – è il terreno di coltura di questo vuoto di senso e di questo odio contro il diverso che può giungere fino alla strage.

Previsioni di lettura. Il tentativo di fornire degli strumenti di analisi di questo terreno di coltura e di altri, più o meno positivi, fenomeni e processi attuali costituirà il fine delle nostre proposte di lettura e approfondimento per l’anno 2012.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnologici, legati spesso alle nostre pratiche quotidiane, si continuerà a porre attenzione ad alcuni temi già toccati nei mesi scorsi nell’ambito della computer science, in particolare allo sviluppo informatico, alla questione della sicurezza dei nostri dati e dei nostri accessi al web, alle forme di socializzazione in rete.

Ci occuperemo anche di alcune scoperte scientifiche, prestando ad esempio attenzione agli esiti delle recenti sperimentazioni consentite dall’acceleratore di particelle di Ginevra e ai nuovi modelli esplicativi proposti a partire dai primi risultati.

Chiaramente affronteremo da diversi punti di vista anche le questioni riguardanti l’economia. Non tratteremo soltanto degli aspetti riguardanti più direttamente l’attuale crisi globale, soprattutto dal punto di vista delle conseguenze sul lavoro e sulla politica, ma anche dei nuovi modelli di imprenditoria che possano coniugarsi con forme di sviluppo sostenibile.

Saranno infine sviluppati due minicicli, come quelli che nello scorso anno hanno riguardato il Risorgimento (su cui torneremo brevemente anche nel prossimo post) e il lavoro all’epoca della globalizzazione. L’uno riguarderà la comunicazione contemporanea e in particolare la dimensione retorica, al fine di fornire alcune indicazioni per lo sviluppo di un metodo critico dei messaggi politici e pubblicitari.

Il secondo, più impegnativo, riguarderà ancora una volta la storia del nostro paese. Nell’ottobre di quest’anno ricorrerà il novantesimo anniversario della marcia su Roma (1922), cioè della presa di potere violenta da parte del fascismo. In questo clima così cupo, di cui si diceva all’inizio, si fanno sempre più ricorrenti i richiami a quel periodo, spesso venati da un’insensata nostalgia e talvolta caratterizzati da una vera e propria apologia, frutto di un sempre più diffuso atteggiamento antidemocratico. Presenteremo quindi alcuni saggi di studiosi contemporanei, italiani e stranieri, che possano offrire un’informazione corretta e aggiornata, utile per formarsi un’adeguata opinione critica di questa fase della storia d’Italia.

Premettiamo comunque che il nostro giudizio etico-politico su quell’esperienza storica, pronto ad arricchirsi con le letture, è già chiaro. Il fascismo, da un numero sempre più ampio di persone invocato come rimedio contro una situazione sociale, politica ed economica del nostro paese sempre più degradata, non è la soluzione, ma l’esito di quel degrado. Il fascismo o piuttosto il regime che ne dovesse assumere i tratti totalitari e dittatoriali, più o meno camuffati, comporterebbe piuttosto la stabilizzazione e l’intensificazione del peggioramento.
E si manifesterebbe con esso una notevole differenza rispetto alla situazione presente: se ora possiamo infatti lamentarci dei problemi e addirittura protestare contro le ingiustizie, sotto un regime di tal fatta potremmo al massimo tacere, perché si potrebbe essere addirittura costretti a dichiarare che tutto va bene.

L’esercizio della libertà di pensiero e di espressione, imprescindibile per la sussistenza della cittadinanza democratica, è già un ottimo motivo – tra le decine che si potrebbero menzionare – per rifiutare il ritorno, sotto vesti più meno mutate, di un aborto politico della modernità novecentesca.

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