TOXIC

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L’Europa sta diventando un paese di obesi esattamente come gli Stati Uniti. Entro qualche anno il numero di morti per problemi legati all’alimentazione supererà quello imputabile al tabagismo o all’alcool. L’obesità non è un problema semplicemente risolvibile con un cambio di abitudini o una ripresa dell’attività fisica o, come l’industria farmaceutica e agroalimentare ci vuol far credere, una sindrome metabolica. La verità è un’altra: “Frutta e verdura sono contaminate, i dolci sono intrisi di grassi nocivi, le bibite gassate vengono addolcite con sostanze volutamente iperglicemiche, ci sono hamburger che contengono la carne di… 400 vacche differenti. Fantascienza? Paranoia? Niente di tutto questo.”

Parliamo del problema dell’alimentazione dei paesi sviluppati grazie a un saggio brillante dal titolo: TOXIC. Obesità, cibo spazzatura, malattie alimentari: inchiesta sui veri colpevoli (Luogo anno) di William Reymond, giornalista francese autore di diversi libri inchiesta.
R. ci presenta un viaggio nella nostra alimentazione quotidiana alla ricerca delle manipolazioni che si nascondono dietro i prodotti della nostra tavola. Viene infatti da chiedersi quale sia il motivo che spinge a intossicare il cibo con antibiotici piuttosto che con coloranti artificiali oppure anabolizzanti; ma il perché è presto detto: la posta in gioco è infatti un affare di svariati milioni di dollari.
I protagonisti principali della storia sono: l’HFCS, meglio conosciuto come sciroppo di glucosio-fruttosio, e gli acidi grassi trans. Per comprendere i responsabili dell’esplosione del fenomeno dell’obesità e delle svariate malattie legate all’alimentazione, R. ricostruisce la storia dell’industria agroalimentare americana a partire dagli anni ‘70. Proprio in quel periodo un protagonista della politica industriale degli USA, sconosciuto ai più, di nome Butz, dava vita a un profondo mutamento dell’agricoltura americana aprendo le porte alla centralizzazione della produzione agricola. In pochi anni si assiste a uno sconvolgimento delle metodologie agricole con attraverso l’uso scriteriato di diserbanti, pesticidi e fertilizzanti per aumentare le capacità produttive degli appezzamenti di terreno. Il fenomeno raggiunge delle dimensioni impressionanti: basti pensare che metà della produzione di pollame, uova e carne è in mano a soli quattro gruppi industriali e che altri quattro gruppi controllano il 75% delle vendite di mais.
In poco tempo questa rivoluzione agroalimentare porta a produrre una quantità di mais enorme che doveva essere utilizzata in qualche modo. Andreas, direttore della ADM, capisce la potenzialità della scoperta della Clinton Corn Processing Company, che permette di immettere sul mercato un nuovo zucchero a base di mais a basso costo che va sotto il nome di HFCS. Il secondo passo di Andreas è convincere la Coca Cola a utilizzare questo prodotto: l’offerta è irresistibile e l’accordo genera un ritorno in affari spropositato costringendo gli altri produttori di bibite gassate a fare altrettanto. E’ così che si acuisce la crisi dell’obesità. Soltanto molto più tardi nel 2000 il lavoro di Doreen DiMeglio e Richard Mattes ha messo in luce la reazione dell’uomo all’assunzione_ delle bibite gassate. Il lavoro dei due ricercatori ha evidenziato come lo zucchero ingerito con le bibite gassate fosse ignorato dal nostro sistema di autoregolamentazione. La prima causa dell’obesità di tipo-2 è stata così identificata. Le reazioni alla scoperta sono state ben presto rese vane dall’intervento mediatico di queste aziende interessate, che sono riuscite a celare dietro false informazioni la verità: ne sono una dimostrazione tanto le lievi reazioni internazionali quanto il continuo abuso di HFCS in USA. Al momento l’Europa ne è tutelata, praticando una politica di protezione sull’industria zuccheriera tradizionale, che prevede un’imposta sui dolcificanti contenenti una quantità di fruttosio superiore al 10% (ecco perchè la Coca Cola USA è diversa da quella Italiana). Nel 2006 l’amministrazione G.W.Bush, sotto pressione dell’ADM, ha ottenuto però delle vittorie presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio a tale riguardo.
Il viaggio nei prodotti della nostra tavola non si ferma qui; purtroppo nella lista nera che ci presenta R. appaiono decine di alimenti di uso comune come il pomodoro, l’insalata, la margarina, gli hamburger… Ognuno nella sulla filiera produttiva viene arricchito di fertilizzanti, antibiotici in maniera più o meno evidente; ma tra questi prodotti quello più pericoloso è sicuramente la margarina. Il processo chimico di produzione della margarina secondo la scoperta di Procter&Gamble prevedeva l’idrogenazione catalitica parziale di oli vegetali, che permetteva la trasformazione degli oli allo stato solido o semisolido ( 1902 invenzione di Wilhelm Normann). Gli effetti di questa invenzione furono strabilianti: in pochi anni quest’olio divenne l’elemento base per la preparazione di prodotti di pasticceria, permettendo ai cibi di conservarsi più a lungo e di rimanere più croccanti. Anche in questo caso però la ricerca è arrivata tardi ad una valutazione degli effetti della margarina, ma i risultati sono ora evidenti: Walter Willet nel 1994 ha dimostrato la stretta connessione tra acidi grassi trans e lo sviluppo di colesterolo cattivo nel sangue – e di conseguenza il peso di questa sostanza nei casi di crisi cardiache. E’ spiacevole mettere in evidenza che, come sempre, la reazione a questa scoperta è stata debole: i soli paesi a correre al riparo sono stati Canada e Danimarca, che hanno vietato la commercializzazione di prodotti a contenuto di oli trans. E la risposta del resto del mondo? È stata una morbida campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nel consumo di prodotti ad alto contenuto grasso.

Anche se sembra che i giochi siano fatti, così non è: il futuro dipende da noi. Mangiare male uccide! Ci vuole coraggio e, purtroppo, un sacrificio economico, che un numero via via inferiore di persone possono permettersi, per poter acquistare prodotti “genuini”. Ma noi siamo i consumatori per eccellenza, coloro che hanno poter d’acquisto. E’ ora di farlo pesare! Scegliere prodotti locali, di stagione, informare di questi pericoli le persone intorno a noi è l’unica strada percorribile ed efficace.

M.T.

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