Plain Language

Lo sviluppo tecnologico necessita di un piano comunicativo nuovo che riesca a sopperire alle difficoltà del cliente ad assimilare le novità proposte dal mercato. L’esigenza di essere chiari e semplici dà vita al plain language, naturale evoluzione del plain english. Il linguaggio chiaro e coinciso ma prettamente testuale si arrichisce anche dei canali auditivi e visivi adattandosi perfettamente alle nuove tecnologie del web 2.0 e degli UGC (youtube, flick, etc).
Prendiamo in esame il linguaggio comunicativo del momento attraverso la lettura di Il plain language: quando le istruzioni si fanno capire pubblicato da “I quaderni di MdS” (maggio 2003), scritto da Daniele Fortis.
Il libro prende in esame che cosa esattamente si intenda per plain language e quale siano le sue caratteristiche principali. Molti pensano che sia uno stile di scrittura, è invece un metodo comunicativo semplice e diretto che si adatta ad ogni interlocutore. Parliamo di un linguaggio che risponde a tecniche ben precise, anche se non ha vere e proprie regole: l’utilizzo di verbi in forma attiva, termini comuni e non ricercati, frasi brevi, “concetti” familiari, ecc..
Sono state ragioni prettamente economiche a promuovere e sviluppare questo nuovo concetto di comunicazione: ad esempio negli anni ‘70 sia le banche che le assicurazioni hanno registrato un netto calo dei contenziosi con la clientele a seguito dell’utilizzo del plain language. F. ripercorre poi i primi casi di impiego del plain english: sempre a metà degli anni ‘70 sono comparse negli USA le prime plain language lows, in Australia è stata completamente riscritta la Corporation law (riguardante il diritto societario australiano), in Svezia il Ministero della Giustizia ha predisposto un’apposita divisione per la divulgazione dei disegni di legge in plain Swedish. In Italia si è dovuto aspettare il 1993, perché per volontà del ministro Cassese fosse pubblicato il Codice di stile edito dal Dipartimento della Funzione Pubblica.
L’arrivo della comunicazione multimediale sullo spazio Internet ha permesso al plain english di evolversi e divenire strumento ideale per le nuove esigenze di marketing per prodotti tecnologici. Video in plain english hanno invaso gli spazi web 2.0: Twitter, CommonCraft sono gli esempi più famosi.
Perchè il plain english risulta così efficace?
1) Utilizza un testo costituito da frasi brevi e coincise, dove le conclusioni sono messe in evidenza prima delle motivazioni.
2) La struttura è ben delineata con forte uso di elenchi puntati o numerati.
3) I documenti sono scritti in reader friendly, cioè facilmente leggibili in caratteri grandi ed in Times o Arial.
4) Le tabelle e grafici diventano parti integranti del testo.
5) Le immagini, quasi infantili, e l’inserimento di suoni e gesti amplificano il messaggio rendendolo più incisivo.
Il plain english significa economia, fruibilità e democraticità perché si limitano gli sprechi ed è comprensibile a tutti: per questo è stato fatto proprio dalle amministrazioni pubbliche, dalle banche e dai funzionari giudiziari.
F. dà spazio anche alle critiche che si levano contro il plain language: mancanza di precisione tecnica, e di eleganza, eccessiva semplicità.
Sicuramente non può essere l’unica e sola forma comunicativa moderna, è però necessaria per la divulgazione di contenuti tecnici. Grazie alla sua struttura flessibile permette di trattare problematiche specifiche che vanno dal campo giuridico a quello scientifico. E’ uno strumento adatto ad incuriosire e quindi ad aprire spazi per l’approfondimento di tematiche altrimenti troppo lontane.
Siamo solo agli albori di questo nuovo piano comunicativo: all’orizzonte auspico adattamenti e fusioni linguistiche (plain italian, plain french, plain swedish,..) che consentano di superare barriere culturali.
M.T.