Lo sviluppo sostenibile

svilupposostenibilem.jpg

“Soddisfare i nostri bisogni senza compromettere la vita delle generazioni future”.

Alessandro Lanza presenta un quadro mondiale di impoverimento naturale generalizzato, che procede ad una velocità preoccupante. Bisogna intervenire con un provvedimento globale superando gli interessi locali e creando un incentivo economico che faccia da garante per il proseguimento degli accordi internazionali necessari. La soluzione di sostenibilità  dello sviluppo deve passare attraverso un trasferimento tecnologico tra Nord e Sud del mondo con una “implementazione congiunta” sostenuta da una cooperazione bilaterale dei paesi coinvolti. L’esempio di Decin (progetto congiunto tra industrie elettriche statunitensi e centrale a carbone ceca) e quello di collaborazione tra Norvegia e Brasile ci fanno ben sperare per il ns futuro.

E’ oggetto di questo post un libro che condivide alcune delle idee che animano questa ns iniziativa: Lo sviluppo sostenibile (Bologna 2006). L’autore cerca di ricomporre il puzzle costituito dal problema della sostenibilità, analizzando sia la dimensione sociale che quella economica e mettendo in evidenza l’insufficiente intervento politico in merito. Affrontare il problema della sostenibilità dello sviluppo significa esaminarne gli aspetti ambientali, sociali ed economici: è necessario disporre di una metodologia consolidata che permetta di tradurre in numeri il comportamento dei paesi. I sistemi di analisi del momento sono la Seea (Satellite system for integrated enviromental and economic account), per ciò che concerne lo stato naturale di un paese, e l’HDI (Human development index), per ciò che concerne la dimensione sociale. Entrambi i quadri delineati da questi sistemi mostrano un forte squilibrio dinamico nello sfruttamento delle risorse da una parte e nell’uniformità dall’altra, che, uniti al quadro demografico globale, ci presentano una situazione complessa che necessita di un intervento pragmatico. Il profilo risultante dalla confluenza dei dati dei tre ambiti di osservazione mostra la necessità della crescita economica per raggiungere la sostenibilità, dal momento che svilupparsi economicamente vuol dire creare Paesi ad alto reddito pro capite e a maggior costo del lavoro, i quali implementano applicazioni d’avanguardia a minore impatto ambientale. In quest’ottica, quindi, la cooperazione tecnologica diventa la chiave di volta per sostenere lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo nei periodi di transizione al benessere,che sono quelli a maggiore impatto ambientale. Rimane quindi il problema di incentivare questa diffusione tecnologica e la via sembra essere quella di una “implementazione congiunta”, dove gli interessi sono bilateralmente corrisposti. L. ci fornisce un quadro completo della situazione sociale ed economica mondiale caratterizzata dalla forte ascesa economica del terzo mondo che noi quotidianamente percepiamo. L. sottolinea per un’idea fondamentale che ci deve far riflettere: questi paesi in via di sviluppo (Pvs) non devono essere visti come nemici che ci schiacceranno, ma devono essere aiutati a raggiungere un alto livello di benessere in poco tempo se non vogliamo mettere in ginocchio le risorse della Terra (agenti inquinanti, risorse d’energia esauribili, etc.). Rimane il rammarico che non esistano accordi internazionali che abbiano dato risultato positivo senza mettere in gioco l’interesse economico.

Nutro personalmente qualche dubbio sul fatto che questa “implementazione congiunta” avvenga in maniera equa e libera, ma questo tipo di degenerazioni al momento non si possono evitare. Vorrei concludere con una vena di tristezza: che tecnologia possiamo ormai passare al Sud del mondo? Ah, dimenticavo, ne facciamo ormai parte… E, allora, che partner scegliere per ripartire? L’idea di sostenibilità merita di essere approfondita e penso necessario toccare uno dei suoi aspetti più importanti, l’energia, attraverso la presentazione del libro L’energia pulita di Pietro Menna.

M. T.

Tags: , , ,

One Response to “Lo sviluppo sostenibile”

  1. eugenio Says:

    Le tesi di Lanza convergono significativamente con quelle di Stiglitz, già presentate su questo blog. Per affrontare le sfide della mondializzazione, l’economista americano sostiene la necessità di elaborare una politica internazionale che non sia egemonizzata dagli interessi occidentali: la democratizzazione degli organi internazionali, vecchi e nuovi, è la via per evitare i pericoli su cui Massi richiama giustamente l’attenzione in conclusione del post.
    D’altra parte, perché la globalizzazione funzioni – e può funzionare, per quanto alcuni sostengano il contrario -, non devono circolare solo i capitali, ma anche le tecnologie, i beni, i servizi e soprattutto gli uomini.
    Proprio riguardo allo sviluppo sostenibile, poi, Stiglitz insiste anche sull’opportunità di premiare i paesi in via di sviluppo che adottano politiche virtuose dal punto di vista dell’impatto ambientale, evitando di perseguire le vie più facili, ma più dannose e ingiuste, di uno sfruttamento indiscriminato delle proprie risorse naturali.
    Ma soprattutto, dopo la lettura di questo post, mi sembra ancora più chiaro che il nostro modo di vivere non è più sostenibile attraverso l’attuale uso delle risorse, in primo luogo energetiche. Mi pare nostro dovere di cittadini animati da valori democratici cercare di appoggiare tutte quelle scelte politiche che vanno nella direzione di ristrutturare profondamente le basi del nostro stile di vita nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile mondiale.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.