Risparmiare Energia. Per un futuro sostenibile

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“Le previsioni dei consumi energetici mondiali confermano: – la supremazia del petrolio rispetto a tutte le altre fonti energetiche fino ad almeno il 2030; – il progressivo affermarsi del gas naturale nel tempo fino a diventare nel 2050 la fonte energetica dominante; – la presenza del carbone nel panorama mondiale delle energie anche se in calo costante; – il modesto contributo dell’energia atomica con un’incidenza che si aggira sul 6-7%; – la prevalenza assoluta e incontrastata delle energie non rinnovabili ancora per un secolo”. Dopo aver considerato l’andamento dei consumi di consumo di petrolio nei prossimi decenni e dopo aver appreso dagli specialisti del settore che il passaggio alle rinnovabili non sarà il fattore determinante nell’immediato futuro, esiste un’unica valida alternativa che però spesso viene trascurata: il risparmio.

Torniamo a parlare del problema dell’energia, presentando un libro dal titolo: Risparmiare ENERGIA. Per un futuro sostenibile. (Milano, 2009), scritto da Riccardo Varvelli, docente di Sistemi e Fabbisogni energetici presso il Dottorato del Politecnico di Torino.
V. analizza il quadro energetico presente e futuro, confutando le visioni catastrofiste spesso predominanti e ci invita a prendere consapevolezza sulla necessità di iniziare a risparmiare.
Le posizioni allarmistiche sono quelle che hanno maggior risonanza nell’opinione pubblica, ma spesso sono anche quelle che inducono a travisare la realtà dei fatti. Quindi bisogna procedere in maniera cauta e non confondere le previsioni con le ipotesi e le ipotesi con le profezie. Il problema del clima ha determinato la nascita di un’infinità di teorie che in maniera unanime parlano 1) di un aumento progressivo della temperatura del globo che si protrarrà fino al 2020 (dopo tale data è possibile un’inversione per fattori naturali come i cicli solari) e 2) di una componente antropica importante (produzione CO2). Contemporaneamente, però, non abbiamo elementi sufficienti per estrapolare uno scenario futuro apocalittico e tanto meno riusciamo a fare previsioni a lungo termine dal momento che gli elementi fondamentali sono tra i più disparati: ad esempio l’attività del sole, l’andamento della temperatura degli oceani, le attività vulcaniche etc. In concomitanza sono però da evitare comportamenti superficiali, come quello di Roberto Vacca, che riducendo il fenomeno a un ciclo naturale deresponsabilizza l’uomo dai suoi doveri.
La reazione mondiale a questo problema è stata il Protocollo di Kyoto: un trattato internazionale che ha coinvolto 55 paesi, ma che nella sostanza riguarda l’Europa con quote diverse; soprattutto, però, ma lascia fuori sia gli USA, dopo il voltafaccia di Bush, sia l’India e la Cina, che sono i consumatori emergenti. In sintesi, l’intervento è riduttivo poiché coinvolge troppi pochi attori e quindi si rivela incapace di ridurre sensibilmente la produzione di gas serra. Le grandi città europee si sono sensibilizzate al problema dell’inquinamento dando origine a progetti di “mobilità sostenibile” con l’intento di ridurre: l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento acustico, la congestione stradale, l’incidentalità. Gli interventi che si sono rilevati più efficaci sono stati: – il pedaggio urbano pricing, il park pricing (sosta a pagamento), il park and ride (spazio per parcheggi collegati a linee di mezzi pubblici); – la limitazione alla circolazione; – il piano di spostamenti casa-lavoro; – la information technology; – i sistemi di telelavoro; – il car sharing, il bike sharing; – la politica di limitazione dei livelli di inquinamento per le case automobilistiche.

In sintesi, abbiamo creato una società che non ha badato a spese in termini energetici, come dimostra l’aumento del prezzo del petrolio e di tutte le altre materie prime. Emerge chiaramente la necessità di analizzare i costi energetici per produrre (LCA) e di iniziare a incentivare i prodotti a un minor impatto ecologico, per i quali il costo completo si calcola sull’intera filiera.
Il benessere ha generato un consumismo smisurato che, con il gigantismo dei centri urbani, ha fatto lievitare il problema dei rifiuti. La parola d’ordine anche in questo caso è intervenire e questo si deve tradurre in investimenti sulla raccolta differenziata e sul riciclo.
La società ci ha spinto in una guerra consumistica esagerata dove l’unico imperativo è stato comprare. Ora è giunto il momento di maturare e questo si deve tradurre in un’efficienza energetica. Non esiste purtroppo la bacchetta magica e non è facile cambiare le abitudini. Ma soltanto con il contributo di tutti può avvenire questa trasformazione ed è necessario che il cambiamento inizi da noi.

M. T.

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