Economia canaglia

Stiamo assistendo a un capovolgimento dell’ordine mondiale che va dalla costruzione dell’impero economico cinese all’ascesa della finanza islamica fino ad arrivare al disastro dei mutui americani. Il primo candidato al fallimento è il ceto medio che da fondamento dell’economia occidentale rischia di diventare il nuovo proletariato globale.
Lo stato-mercato non ha né la forza né la volontà di intervenire, l’unica via di uscita è la presa di coscienza da parte del consumatore che però deve essere consapevole della sua condizione per non rimanere vittima del sistema.
Affrontiamo un tema scottante in questo momento: l’economia internazionale. Colgo l’occasione di postare Economia Canaglia scritto da Loretta Napoleoni, consulente di economia per la BBC, Cnn.
N. individua nella caduta del muro di Berlino l’inizio di un “freedom bug” che coinvolge tutto il mondo. In un decennio il numero delle nazioni democratiche passa da 69 a 118. Milioni di persone si trovano a festeggiare la libertà ritrovata dalle dittature che si disintegrano. Il risultato alla fine è però sconcertante: dopo un decennio il numero degli schiavi è aumentato: se ne contano almeno 27 milioni. La globalizzazione favorisce lo sfruttamento degli schiavi su scala industriale, raggiungendo cifre e valori esorbitanti. Questo sembra un paradosso ma non lo è: “la democrazia e la schiavitù non solo coesistono, ma sono tenute insieme da quella che gli economisti definiscono una forte correlazione diretta.”
Una delle prime conseguenze della caduta del muro di Berlino è stata l’esplosione del mercato della prostituzione tra Europa occidentale e orientale, come testimoniato dalla E-55, detta anche l’”autostrada dell’amore”, e dal Mercato dell’Arizona (Serbia nordoccidentale), così chiamato per le sue affinità con le città della corsa dell’oro del periodo del Far West. Ovviamente il teatro del traffico del sesso non si esaurisce in Europa, il secondo centro importante è Israele. Qui le schiave bianche arrivano attraverso la striscia di Gaza con la collaborazione di bande criminali egiziane e palestinesi che controllano la frontiera. La fine dell’Unione Sovietica ha dato via libera all’ascesa di una oligarchia senza scrupoli, che ha visto in questo nuovo mercato una grossa fonte di guadagno. I danni collaterali di questa economia canaglia sono ingenti: nel 2002 la Russia è uno dei primi dieci paesi al mondo colpiti dalla sifilide, stessa cosa per i casi di HIV, per i quali si è verificata un’esplosione di casi tra 1999 e il 2005. Il boss ucraino S. Mogilevich, grazie alla prostituzione, ha riciclato 10 miliardi di dollari in un anno e mezzo tra il 1998 al 1999 (J. Koshiw, A Native Son of the Bank of New York Scandal, 26 agosto 1999).
La seconda conseguenza della caduta del muro è l’esplosione della ‘ndrangheta. Lo smantellamento del sistema comunista ha prodotto una serie di guerre civili nell’ex Jugoslavia che hanno bloccato le tradizionali rotte di contrabbando dei Balcani. La ‘ndrangheta è stata lesta ad intervenire e proporsi come via alternativa all’esportazione in Europa. I nuovi proventi vengono investiti per espandere a macchia d’olio l’organizzazione, che in poco tempo è riuscita a controllare traffici ingenti in Germania, Europa dell’Est e Australia. Possiamo dire che la ‘ndrangheta ha il monopolio delle attività di riciclaggio del denaro in Europa. I dati della finanza dimostrano che dal 2001 al 2004 il riciclaggio in Italia è aumentato del 70%. L’inefficienza del sistema di antiriciclaggio del denaro europeo è evidente nel settore immobiliare, perché il diritto fondiario non è adeguato agli standard internazionali. I registri immobiliari locali non possono essere comunicati tra loro oltre confine, perciò è impossibile verificare se qualcuno ha acquistato in diverse giurisdizioni.
La terza conseguenza della caduta del muro è l’esplosione dell’anarchia sui mari. La criminalità organizzata russa si è impossessata della flotta mercantile sovietica e ha iniziato a razziare i mari del nord. L’evento ha scatenato un fenomeno dalle dimensioni immense e la pirateria ittica è diventato un altro settore per l’economia canaglia. I costi del controllo sono troppo elevati rendendo la pirateria sui mari un terreno fertile per le organizzazioni malavitose. Sono oggetto di traffico illecito sia pesci in via di estinzione, come il merluzzo di Patagonia o il tonno blu, che pesci meno pregiati. I terreni di questo mercato sono l’Europa, con il suo centro di smistamento nelle Isole Canarie, e la Cina per il frenetico aumento della richiesta.
In sintesi possiamo dire che la caduta del muro ha segnato la fine della contrapposizione tra USA URSS, e la globalizzazione ha sferrato il colpo decisivo all’equilibrio mondiale dando via libera ad una forza non controllabile che ha prodotto la nascita di nuove oligarchie al comando.
Le tensioni della globalizzazione hanno dato vita ad un nuovo scisma nella società. C’è chi si trova pronto al confronto globale e chi invece vede venir meno le proprie sicurezze. Inoltre chi si trova più impreparato non ha strumenti per difendere il suo posto: il fatto che una società transnazionale possa spostare il suo stabilimento, mentre un lavoratore non trova lavoro in altro paese, toglie potere ai sindacati.
La speranza per uscire da questa crisi potrebbe essere quella di una reazione politica volta a riprendere il mano la guida della società; ma, visto il caso specifico italiano, le speranze sono minime. L’unica strada percorribile potrebbe essere quindi di accettare un confronto a viso aperto con queste nuove realtà, sostenendoci reciprocamente nell’affrontare questo nuovo ordine e puntando su una forte istruzione e una nuova informazione; il che è anche il fine di questo blog.
M. T.