La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla
“Abbiamo i cellulari ma non abbiamo più i bambini. Il superfluo costa meno del necessario: puoi andare a Londra con 20 euro, ma per fare la spesa al supermercato te ne servono almeno 40. Doveva essere l’età dell’oro: non è così. Sale il costo della vita, dal pane alle bollette, i mutui si mangiano i bilanci delle famiglie, stiamo consumando le risorse del pianeta e i segnali che vengono dal mondo non sono segnali di pace. La globalizzazione ha un lato oscuro fatto di disoccupazione e salari bassi, crisi finanziaria, rischi ambientali, pericolose tensioni internazionali. E, per l’Europa in cui viviamo, di un doppio declino: cadono i numeri della popolazione e anche quelli della produzione. E’ necessario reagire, trovare una soluzione.
Torniamo a parlare di economia, questa volta occupandoci della situazione europea e in particolare del caso italiano grazie al best seller dal titolo La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla (Milano 2008), scritto dall’attuale ministro dell’economia Giulio Tremonti. L’autore analizza le cause e gli effetti della crisi continentale mettendo in luce le paure che più affliggono gli europei, ma aprendo allo stesso tempo uno spiraglio di speranza.
E’ necessario che nasca un’unità d’intenti europea che vada oltre la sola unità economica ma che proponga un’identità ideologica nuova. La crisi continentale può essere descritta da due eventi principali: il primo è datato 9 novembre 1989 e il secondo 15 aprile 1994. A prima vista non sembra esserci una grande correlazione tra le due date, ma se analizzate più approfonditamente ci accorgiamo che sono due passi fondamentali per riscrivere i confini geografici ed economici dell’Europa. Infatti, se il primo, la caduta del muro di Berlino, ha aperto le porte all’Europa dell’Est, il secondo ha comportato la stipula dell’accordo WTO (World Trade Organization) sul libero commercio mondiale. Si è quindi avviata una sorta di rivoluzione lunga che ha dato vita a reazioni discordanti tra loro: si veda infatti da una parte la diffusione e il protagonismo dell’integralismo islamico, sfociato negli attentati terroristici nei paesi occidentali – da quello dell’11 settembre 2001 a New York, a quello del 7 luglio 2005 a Londra -, e dall’altra il caso dell’impressionante crescita economica Cina, diventata membro del WTO l’11 dicembre 2001.L’Europa, dopo aver creato il mercato unico europeo, è divenuta l’incubatrice ideologica del mercato globale, dando inoltre vita ad una nuova corrente politica: il mercantilismo. Gli effetti sono presto detti:
- i salari occidentali entrano in concorrenza con quelli orientali a causa del movimento ad est di ingenti capitali
- l’occidente si trova ad esportare ricchezze e ad importare povertà
- gli operai occidentali si ritrovano con i salari ridotti
- la povertà entra nella busta paga dei salariati occidentali
Il quadro che si viene a delineare mostra quindi un inasprimento delle differenze sociali ed un tendenziale abbassamento del ceto medio verso la soglia della povertà. L’imperativo è dunque quello di reagire e la via percorribile secondo T. passa per un’ideologia europea condivisa da tutti gli stati membri che detti le linee guida per una politica estera, industriale, commerciale, energetica, demografica, sociale e culturale. Le linee guida sono:
- definire un sistema di regolazione giuridico atto al consolidamento delle proprietà industriali e intellettuali europee e la difesa dell’eco-sostenibilità dello sviluppo
- aumentare la forza di rappresentanza all’interno del WTO portando almeno a due il numero dei commissari
- accordarsi su una vera politica energetica liberandosi del monopolio dell’OPEC e dell’imperialismo Gazprom
- realizzare una politica demografica per sostenere le famiglie
- sostenere le famiglie perché superino le difficoltà sociali di una continua migrazione tra un lavoro ed un altro
- facilitare lo scambio culturale tra i paesi membri.
L’autore mostra così una via per liberarsi da questa paura che angoscia gli italiani: la crisi mondiale. Ne condivido le linee guida anche se provengo da una visione politica ben distinta, quello che però non riesco ad accettare è la distanza tra quanto proposto e quanto effettivamente viene fatto in questi giorni in parlamento. Non vedo nessuna presa di posizione su questi argomenti, nessun lavoro per raggiungere accordi internazionali, per definire un programma di ripresa: nulla di nulla.
M.T.
