Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere

“Le 500 maggiori aziende del mondo controllano oggi circa il 70% del mercato globale. Il loro fatturato nel 1994 equivaleva al 25% del prodotto interno lordo del mondo, nel 2005 ammontava già a più del 33%. Eppure queste imprese danno lavoro solo allo 0,05% della popolazione mondiale, quindi nessuno può sostenere che abbiano creato posti di lavoro. In effetti per colpa loro sono stati annientati numerosi posti in piccole e medie imprese e nell’agricoltura.
Se accostiamo il PIL dei Paesi più ricchi al fatturato delle principali multinazionali ci accorgiamo che tra le cento maggiori potenze economiche troviamo tanti Stati quante aziende: – al 1° posto USA: PIL 13.202 mld (miliardi di dollari) – al 2° posto Giappone: PIL 4.340 mld – al 3° posto Germania: PIL 2.950 mld – al 4° posto Cina: PIL 2.668 mld – al 5° posto Regno Unito: PIL 2.345 mld – al 7° l’Italia: PIL 1.845 – al 22° posto la prima multinazionale Wal-Mart (catena di supermercati americana) – al 23° posto la ExxonMobil (Esso e Mobil) – al 26° Royal Dutch Shell. I dati confermano: molte multinazionali sono economicamente più forti di interi stati.”
Continuiamo la serie di post sull’economia presentando il libro di Klaus Werner-Lobo, giornalista viennese, dal titolo Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere. Sfruttamento del lavoro, esaurimento delle risorse. Come la dittatura dei grandi marchi condiziona le nostre vite (Roma 2009).
W. mette in luce la forte correlazione esistente tra il comportamento delle multinazionali e lo sfruttamento del lavoro minorile e femminile nel Terzo Mondo. Inoltre, l’autore indaga sui crimini e le colpe dei grandi gruppi industriali, fornendoci una panoramica internazionale, e ci indica la strada per contribuire nel nostro piccolo a fermarli.
Le grandi imprese hanno fatturati da capogiro in grado di competere con quelli di interi stati, e questo permette loro di esercitare una forte pressione sia sui governi che sull’opinione pubblica tramite i mass media. Tale attività si definisce lobbismo. Il lobbismo è una pratica diffusa in ogni società, anche se l’attuale situazione europea è particolarmente delicata dal momento che il “governo” dell’Unione non ha di fatto nessuna legittimazione democratica. Nella commissione europea l’influenza delle lobby si rivela dunque particolarmente forte, poiché tale organo sganciato da un diretto mandato politico dei cittadini’ ha ampi poteri sia legislativi che esecutivi. Spesso, per la mole di lavoro da svolgere, anche i parlamentari europei sono costretti a riportare parola per parola le proposte formulate dalle multinazionali. Un esempio di lobbismo sono gli ostacoli posti da industrie automobilistiche come Porsche, BMW, Daimler per un giro di vite da parte della UE sulla riduzione delle emissioni di CO2. Per comprendere la forza di queste lobby basta ricordare la costrizione subita dall’Austria a riguardo dell’importazione di cibi modificati geneticamente, nonostante sia la maggioranza della popolazione sia il governo fossero contrari.
L’altro strumento necessario alle multinazionali sono i mass media in quanto permettono di influenzare l’opinione pubblica a loro vantaggio, infatti in Europa la maggior parte dei mezzi di comunicazione sono in mano a grosse aziende. W. porta l’esempio del settimanale viennese Format che nel 2007 subì le pressioni da parte di un rappresentante del CDA della Raiffeinbank (banca tedesca proprietaria del settimanale) sugli articoli critici riguardanti i clienti della banca.
Se estendiamo il discorso a livello mondiale sono tre le strutture principali soggette al controllo delle lobby: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Infatti, anche se queste organizzazioni rappresentano tutti i paesi del mondo, le nazioni ricche hanno più peso e i loro interessi prevaricano i principi umanitari sbandierati. In tutte e tre le istituzioni manca un controllo democratico dal momento che le cariche sono determinate dai governi più importanti e gli accordi presi sono spesso segreti.
W. prende in esame vari soprusi generati dalla difesa degli interessi delle multinazionali tra i quali menziono: – la guerra del Congo promossa dalla H.C.Starck (proprietà del gruppo chimico farmaceutico Bayer) per il controllo del mercato di tantalio grezzo (materia prima fondamentale per la costruzione dei componenti elettronici); – lo sfruttamento umano nella fabbrica Formosa di El Salvador. che produceva magliette per la Nike e la Adidas (tutto nascosto dietro “facciate pulite” come gli impegni di responsabilità d’impresa o accordi volontari fasulli, ma, in realtà, per una scarpa da ginnastica di 100 euro una cucitrice in Cina o in Vietnam guadagna 40 centesimi); – le 22.000 vittime nella piantagioni del Nicaragua per il Nemagon, pesticida per i frutti tropicali a buon mercato della Dow Chemical e Shell; – per finire, le sperimentazioni dei farmaci su cavie umane prese tra i paesi più poveri.
L’elenco non ha tanto l’obiettivo di essere esaustivo quanto quello di sensibilizzare le persone alla disumanità di queste multinazionali che con la globalizzazione hanno trovato le porte aperte per un’ estensione indiscriminata dei loro interessi e quindi, spesso, anche dei loro soprusi. L’intento di questo post è appunto quello di denunciare il comportamento di queste aziende, che va a discapito di tutta l’umanità e risvegliare dentro di noi un senso di responsabilità nelle nostre scelte. Con il nostro comportamento quotidiano, infatti, possiamo fare tanto per fermare questi soprusi: domani, quando andiamo a fare la spesa, scegliamo da che parte stare …
M.T.
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