Brasil takes off

“2003: Goldman Sachs individua il Brasile come uno dei paesi con il maggiore potenziale di crescita al mondo insieme alla Russia, India e Cina e per questo motivo crea l’acronimo di BRIC. Brasile? Il suo nome risuona in maniera anomala in mezzo agli altri titani citati, vista la sua instabilità politica e la sua infinita capacità di sperperare risorse. Ora però lo scetticismo degli esperti sembra svanire perché sembra mostrare dei vantaggi rispetto agli altri BRICS. E’ democratica al contrario della Cina, non ha conflitti etnici e religiosi come potrebbe essere il caso dell’India e tratta gli investitori stranieri con rispetto a differenza della Russia. In poche parole il Brasile con la sua crescita annuale del 5% potrebbe guidare l’uscita dalla recessione mondiale insieme alla Cina.
Esaminiamo il ruolo potenziale del Brasile nella ripresa economica internazionale attraverso la lettura dello speciale Getting it together at last (Alla fine anche il Brasile si unisce alle grandi) pubblicato da “The Economist” (London, novembre 2009), scritto dal corrispondente politico John Prideaux.
Il report mette in evidenza le scelte che hanno permesso la svolta economica del Brasile. Nel 1994 un team di economisti durante la presidenza di Cardoso è riuscito a introdurre una nuova moneta, il real. Ha avuto inizio un programma economico, denominato Piano Real, che ha permesso al Brasile di fermare in meno di un anno l’aumento sfrenato dei prezzi. Si è avviata così una riforma che ha disciplinato le finanze del paese e che ha dato vita ad un vero e proprio miracolo economico.
Il Brasile è per antonomasia il luogo delle grandi potenzialità: basti pensare che è il più grande bacino mondiale di acqua dolce, ha le più grandi foreste tropicali al mondo, ha terre fertilissime che permettono tre raccolti anno, ha enormi ricchezze di petrolio, minerali e idrocarburi. In poche parole è il paese del futuro. E’ importante però ricordare che in passato tutte queste caratteristiche non sono state sufficienti per evitare grosse crisi economiche come l’inflazione del 1980 che ha raggiunto il picco del 110%. I brasiliani sono consapevoli di questo e, anche se stanno attraversando forse il momento più fiorente degli ultimi decenni, sono molto cauti sul futuro. La sua capacità di reagire alla crisi finanziaria internazionale è una dimostrazione della sua forza che, unita all’indipendenza petrolifera di cui gode, può farne una potenza indiscussa. Il governo ha annunciato che presterà denaro per il Fondo Monetario Internazionale, un’istituzione che un solo un decennio fa imponeva condizioni rigorose per il denaro in prestito.
Gran parte del successo attuale è dovuto alle capacità degli ultimi governi, in particolar modo a quello di Cardoso 1995-2003, che hanno creato un contesto economico stabile e fiorente in cui le imprese possono prosperare. Il Piano Real con l’introduzione della nuova moneta è riuscito nell’intento di portare maggiore stabilità economica. Anche se ancora non si è raggiunto un accordo su come rendere il real (la moneta) meno volatile, sono ormai passati dieci anni e la fiducia nel paese è aumentata.
Attualmente il presidente Lula da Silva, è stato in grado di prendersi il gran merito di quanto è stato fatto anche se la crescita del Paese è dovuta alla politica del suo predecessore. Eppure Lula è stato capace di mantenere le riforme intatte e mantenere le promesse.
Sicuramente molti problemi restano: ne sono un esempio sia il tasso d’interesse primario della banca centrale che è all’8,75%, uno dei più alti al mondo, sia la scarsa crescita della produttività. E’ importante denunciare inoltre lo scarso investimento nell’istruzione e nella sicurezza. In poche parole i problemi da affrontare sono molti ma sono gli stessi che incontriamo in altri paesi al mondo: la differenza sostanziale è che il Brasile ha fatto progressi reali.
Il periodo di relativa stabilità ha permesso al Brasile di risalire tra i migliori stati al mondo in un momento di crisi globale rivelando le risorse di cui dispone. E’ forse un po’ troppo presto per dire che sarà una forza dominatrice nel prossimo decennio; è però evidente come delle decisioni coraggiose siano state capaci di far rinascere un paese in ginocchio. Ritengo che sia un esempio da seguire anche per l’Italia dal momento che alcune scelte sono necessarie anche per il nostro paese. I rischi sono evidenti ma non possiamo sottrarci alle decisioni se vogliamo sopravvivere al nuovo mondo globale.
M.T.