Casta

Casta! O forse sarebbe meglio dire: basta! In questo termine con cui due giornalisti, Rizzo e Stella, hanno cercato brillantemente di descrivere e denunciare la posizione e l’attività dell’élite politica italiana troviamo espressa la nostra insofferenza di cittadini, nonostante tutto democraticamente educati, per la condizione di inaccettabile separatezza dei nostri rappresentanti nel governo della cosa pubblica. Non è ammissibile la costituzione sistematica di privilegi, di reti di relazioni fondate su favori e parentele, di commistioni oscure con il potere economico e mediatico, e soprattutto di regimi di immunità che diventa impunità in barba allo spirito delle garanzie formali concesse ai deputati. La democrazia non è costituita solo da forme e procedure che preservano valori, ma è anche e soprattutto la sostanza di quei valori.
Cominciamo il nostro percorso verso una migliore conoscenza della politica italiana con un libro di grandissimo successo, La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (Milano 2007), che è stato scritto da due stimati giornalisti, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, firme del Corriere della Sera.
Il libro costituisce una sorta di ‘galleria fotografica’ che immortala gli ‘orrori’ della classe politica italiana negli ultimi 15-20 anni. Attraverso il racconto di una lunga serie di episodi i due autori mostrano come tale classe sia diventata un gruppo sociale separato, una ‘casta’, tutto proteso a: 1) accrescere i propri privilegi; 2) conseguire un facile consenso per conservare la propria posizione, per lo più a scapito di un’efficiente amministrazione del paese.
Secondo gli autori la degenerazione della classe politica italiana è diventata sempre più evidente a partire dagli anni ‘80. Le cause sono diverse e vanno dallo scarso senso di responsabilità e cultura civica, all’arretratezza politico-istituzionale, per giungere ad alcune riforme inefficaci, applicate male o addirittura ‘dolose’.
R. e S. paragonano i comportamenti della classe politica attuale a quelli più sobri dei loro predecessori nel secondo dopoguerra; fanno inoltre confronti, naturalmente sconfortanti, con le attuali élites di altri paesi; evidenziano infine alcune somiglianze degli atteggiamenti dei nostri politici con quelli di principi di Antico Regime (precedenti cioè la Rivoluzione francese e l’egemonia europea di Napoleone). A questo riguardo si possono elencare alcuni tratti dei nostri deputati, ministri e amministratori vari, che ben si attaglierebbero alla descrizione di un potente d’altri tempi, tutto impegnato nella manifestazione, conservazione e trasmissione del rango: la grandezza del seguito (composto di uomini armati e concubine), il lusso, la distribuzione di cibo, lo sfoggio della titolatura, la conservazione dei privilegi anche dopo il venir meno della carica, la dinastizzazione (trasmissione di padre in figlio o nipote).
Ma i due autori, più che ad illustrare gli atteggiamenti, si dedicano soprattutto ad esemplificare i privilegi e le ‘malefatte’: gli alti livelli delle indennità; i rimborsi per l’uso privato di beni e servizi pubblici; il mantenimento di portaborse in nero; l’assunzione di protetti e favoriti in ruoli inutili o inadeguati per le competenze dell’assunto; gli scandalosi finanziamenti ai partiti; i compensi d’oro per i dirigenti, ecc. Ma il diffondersi di questi comportamenti porta ad ulteriori perversioni del sistema pubblico: aumento inutile degli organici, assunzione di incapaci, mancata valutazione di rendimenti e meriti, forme di riciclaggio di politici sconfitti o esclusi in enti pubblici; e soprattutto la crescita delle spese che conduce a deficit insanabili.
Diventa quindi chiara la necessità di un ricambio dei vertici politici a tutti i livelli e di una radicale rieducazione alla gestione della cosa pubblica; a ciò si deve accompagnare anche un’opportuna riforma istituzionale. Un caso positivo presentato da R. e S. è ad es. quello della politica dei tagli attuata dal governatore della Sardegna Soru; caso sul quale cercheremo di trovare informazioni da scrivere nei prossimi posts.
Senza dubbio La Casta costituiva un punto di partenza quasi obbligato per la nostra iniziativa, perché in fondo nasce dal medesimo humus. Tuttavia, il libro di R. e S. assolve soprattutto il compito di formulare dettagliatamente una denuncia che occorre conoscere ma, tenuto conto dei fini del blog, non basta; è necessario infatti procedere oltre, verso la comprensione dei processi politico-sociali in corso attualmente in Italia.
Per questo motivo nei prossimi due post dedicati alla politica presenteremo un quadro più articolato della situazione italiana attraverso lo sguardo portatovi da alcune recenti ricerche sociologiche.
E. R.
Tags: Casta, Degenerazione, Politici, Privilegi, Spese
agosto 28th, 2008 at 8:20 pm
L’immersione di Gianfranco Fini nella riserva marina dell’isola di Giannutri è un episodio in sé particolarmente emblematico del carattere strutturale del privilegio per la casta politica di questo paese. Il Presidente della Camera, che nei mesi scorsi aveva convincentemente richiamato i suoi colleghi a non giustificare le accuse rivolte loro dall’opinione pubblica, si ritrova per una “colpevole leggerezza” ad arrogarsi un diritto che gli altri non hanno e, per giunta, a danno della collettività .
E pur essendo personalmente convinto che Fini sapesse bene quello che stava facendo, voglio proprio far mia l’ufficiale sbadatezza e trasformarla nell’ovvietà . E’ ovvio che Fini potesse trovarsi lì con una barca dei pompieri; ed è altrettanto (per la cosiddetta par condicio) ovvio che D’alema facesse il bagno nelle acque dell’isola di Montecristo (fonte: Corriere della Sera del 28-8-2008). E’ l’autoreferenzialità di questa classe dirigente a far sì che certi comportamenti lesivi dei valori della comunità democratica siano ovvi. Il privilegio è ovvio per una casta.
Ed è questo atteggiamento, si noti, che viene pure espressamente condannato da molta base della cosiddetta ’sinistra radicale’: ma i dirigenti di quei partiti, che sono sull’orlo del precipizio, non l’hanno ancora pienamente capito. Sono troppo autoreferenziali.