La sfida dei valori

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La sostanza storica della democrazia è costituita da una serie di valori condivisi, alla cui salvaguardia poniamo una serie di procedure formali, variabili e perfezionabili. La condivisione, da intendersi come esito di una discussione aperta e paritaria tra interlocutori, discende dal riconoscimento preliminare, ereditato dalla nostra storia, dei principi di libertà, quella propria e quella altrui, che si limitano nel loro reciproco rispetto, e di uguaglianza, intesa come garanzia di condizioni paritarie di partecipazione alla discussione.

Ma i cittadini italiani sono un buon materiale per tentare un rinnovamento della democrazia? Quale è la loro cultura civica, quali i valori e quale il grado di partecipazione politica? A questi interrogativi, che risolviamo spesso in maniera pregiudizialmente negativa, cerca di fornire una risposta circostanziata un libro, La sfida dei valori. Rispetto delle regole e rispetto dei diritti in Italia (Bologna 2004), pubblicato da una sociologa dell’università di Torino, Loredana Sciolla.

La S. si concentra proprio sulla cultura civica del nostro paese, presentando un’articolata analisi i cui cardini sono: 1) la comparazione dell’Italia con altri paesi europei e con gli USA; 2) la scomposizione della cultura civica in una serie di elementi costitutivi relativamente autonomi (fiducia, identità, morale); 3) la distinzione tra varie aree della nostra penisola.
La ricerca si avvia dalla constatazione di un paradosso riguardante la democrazia odierna: il suo rafforzamento va di pari passo con la sua crisi. Il cittadino contemporaneo sembra nutrire sfiducia nel funzionamento delle istituzioni politiche democratiche e ha così maturato un atteggiamento di apatia nei loro confronti. Partendo dalla constatazione di questo diffuso malessere la S. si pone come obiettivo quello di offrire un’analisi adeguata degli atteggiamenti degli italiani nei confronti dei valori civili e della partecipazione politica, che permetta di rivedere i luoghi comuni sedimentati non solo nell’opinione, ma anche nella stessa ricerca. Per valutare in maniera adeguata la cultura civica italiana occorre quindi prendere in considerazione vari aspetti, che presento sinteticamente.Un indicatore di base della partecipazione è certamente il tenersi informati: al riguardo l’Italia appare piuttosto indietro rispetto ad altri paesi dell’Europa settentrionale, ma è sullo stesso livello di Francia e Spagna.
Vi è poi la partecipazione invisibile o latente, costituita dall’interesse, anche emotivo, per la politica e dal coinvolgimento nelle discussioni: al riguardo si registra una diminuzione degli italiani che non parlano mai di politica.
Seguono forme di partecipazione visibile, che possono essere moderate (legali) o radicali. La S. nota un generale aumento delle prime (ad es. firmare petizioni, partecipare ad una manifestazione o a un boicottaggio), anche in Italia.
Per quanto riguarda il sostegno esplicito alla democrazia, la ricerca rileva la scarsa soddisfazione degli italiani per il funzionamento delle istituzioni e dei governi; nonostante ciò, essi accordano alla democrazia un alto valore.
Anche dal punto di vista delle identità in cui i cittadini si riconoscono, l’Italia appare in linea con altri contesti: gli italiani non sono infatti più localisti o transnazionali (cioè europeisti o cosmopoliti) di altri popoli.
La S. rileva inoltre che il sistema di associazioni si è molto esteso nel nostro paese: non siamo più arretrati da questo punto di vista e non risulta più valida l’idea della mancanza di fiducia degli italiani al di fuori della cerchia di amici e parenti.
Se la fiducia negli altri, che mettiamo in gioco nelle associazioni, è in crescita, la fiducia nelle istituzioni è in calo. La S. mostra come questo secondo atteggiamento sia diverso dal primo in quanto consiste in un ‘confidare’, cioè in un rimettersi ad altri senza alternative, senza possibilità di scegliere: ed è in questo ambito che una reiterata delusione per il funzionamento delle istituzioni ha provocato un distacco dei cittadini.
Si giunge quindi ad una valutazione degli atteggiamenti etici di fronte alla dimensione pubblica. Partendo dal presupposto che sono in atto processi generali di individualizzazione e di pluralizzazione che mettono in crisi i valori tradizionali, si può tuttavia rilevare un fenomeno peculiare dell’Italia degli ultimi 20-25 anni: la ripresa della religione, che è un dato in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi occidentali. Tale ripresa si manifesta in una “religione di chiesa”, cioè orientata alle pratiche di culto, che delinea un vero e proprio processo di de-secolarizzazione. Non c’è nulla di male in sé in questa tendenza (che ci porta verso i livelli di religiosità statunitensi), senonché essa si accompagna ad altri elementi meno condivisibili sul piano dei valori democratici: sintomatico (e in controtendenza anche rispetto agli USA) è il crescente disconoscimento della possibilità di emancipazione femminile dai ruoli tradizionali. E questo è solo un aspetto di una moralità italiana tradizionale e conformistica, che si alimenta di questa nuova spinta religiosa.
La S. distingue nella morale civica due dimensioni: la prima è il civismo, riguardante la disapprovazione dei comportamenti che possono arrecare danni all’interesse pubblico; la seconda è il libertarismo morale, riguardante i diritti della persona e la sua libertà di scelta. In Italia, nel complesso, la prima dimensione è abbastanza condivisa, mentre la seconda è piuttosto depressa: offriamo così un quadro opposto a quello francese; mentre in Spagna si raggiunge un alto livello in entrambe le dimensioni. Il tipo umano più diffuso in Italia e negli USA è allora quello dell’“integrista civico”, attento alla dimensione dei comportamenti pubblici e meno a quello della libertà; in Spagna, invece, si realizza la massima integrazione delle due dimensioni nel tipo umano del “libertario civico”.
Questi caratteri generali vanno poi specificati nelle singole aree regionali italiane che presentano caratteri culturali diversi. Sono distinti un nord-ovest, una ‘zona bianca’ (nord-est), una ‘zona rossa’ (centro-nord), un centro-sud, un sud (con le isole). La S. nota innanzitutto un aumento delle appartenenze locali, che si rilevano anche in zone dove prima non erano accentuate. L’associazionismo, generalmente in crescita, risulta particolarmente forte nelle zone ‘bianca’ e ‘rossa’; tuttavia, la fiducia negli altri che esso implica non si trasferisce nelle istituzioni. Quest’ultima – contrariamente a quello che comunemente si pensa – appare più alta al Sud che al Nord-Ovest del paese, solitamente considerato più civico: la S. interpreta questo dato come il risultato del minore individualismo presente nel Meridione e della sua maggiore dipendenza dall’intervento pubblico.
Tra i risultati delle analisi condotte su un campione selezionato di città (Torino, Milano, Modena, Vicenza, Teramo, Caltanissetta) si può sottolineare il fatto che, dal punto di vista morale, Modena ha il modello più equilibrato, caratterizzato da comportamenti rispettosi della sfera pubblica e dalla difesa dell’autodeterminazione individuale. In sintesi: la situazione italiana non appare troppo diversa da quella di altri paesi europei e, nonostante le differenze regionali, è caratterizzata da linee di tendenze comuni o comunque convergenti. La fiducia negli altri (tanto importante anche per l’economia) e il civismo (che appare un atteggiamento introiettato) sono certamente due buone basi di partenza per un ulteriore sviluppo democratico. Conforta anche il fatto che le identità localiste, pur accentuandosi non siano né un nostro difetto, né, in fondo, un ostacolo. Se la scarsa fiducia nelle istituzioni è comprensibile, vista loro inefficienza – per cui si veda la ricerca di Carboni presentata nel post sulla ‘panpolitica’ –, meno accettabile risulta il basso livello di libertarismo, cioè di rispetto per la sfera decisionale altrui. Ciò corrisponde in fondo alla nostra morale convenzionale, tradizionale, che spesso si traduce in un conformismo esteriore. È in questo senso che la desecolarizzazione può essere preoccupante in quanto configurerebbe un ripiegamento probabilmente causato dalle gravi delusioni politiche degli anni ’80-’90.
Torneremo ad approfondire singoli aspetti della cultura civica italiana nei prossimi post.

E. R.

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