Apprendere la democrazia

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“Pensando e ripensando, non trovo altro fondamento della democrazia che questo: il rispetto di sé. La democrazia è l’unica forma di reggimento politico che rispetta la mia dignità, mi riconosce capace di discutere e decidere sulla mia vita pubblica. Tutti gli altri regimi non mi prestano questo riconoscimento, mi considerano indegno di autonomia fuori della cerchia delle mie relazioni puramente private e familiari. La democrazia è, tra tutti, l’unico regime che si basa sulla mia dignità in questa sfera più ampia.”

Per approfondire il discorso sulla democrazia come sistema politico e sui suoi valori ci rivolgiamo ad un breve testo, Imparare democrazia (Torino 2007), scritto da Gustavo Zagrebelsky, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Torino, e già Presidente della Corte Costituzionale.
Il fine di Z. è quello di mettere in evidenza una lacuna preoccupante nel panorama politico contemporaneo: manca infatti una pedagogia democratica, cioè un’educazione ai valori della democrazia che possa garantire la perpetuazione di questa forma di organizzazione della convivenza umana. A questa denuncia Z. accompagna però una prima proposta di elaborazione pedagogica: un decalogo di valori fondanti della democrazia.

L’assenza di un’educazione ai valori democratici è un fatto preoccupante e per certi versi paradossale: nel momento del suo culmine, in un periodo cioè in cui la democrazia, dopo secoli di disprezzo, è assurta a metro più alto di valutazione etica e politica di azioni, rapporti e pensieri, si assiste alla sua crisi per la mancata conoscenza dei suoi valori da parte dei cittadini. Il grande successo del concetto di democrazia nella seconda metà del secolo XX – tanto che l’impiego della parola risulta oggi talmente diffuso e banalizzato da farne diluire il significato – è conseguenza della vittoria contro i regimi nazisti e fascisti della seconda guerra mondiale. Il valore simbolico e legittimante assunto da tale nozione ha fatto sì che tutti cercassero di impadronirsene: ad es. anche la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), che certo ben poco aveva di democratico. Nei paesi occidentali la vittoria diede comunque un forte impulso alla volontà politica di dare effettivi poteri al popolo, garantendogli la libertà di tutti i suoi membri nell’eguale partecipazione alla vita pubblica. Questi principi furono generalmente accolti e rifluirono in maniera esemplare nella costituzione italiana, uno dei frutti migliori di quella stagione politica. La Costituzione, che pure è il fondamento primo della democrazia, non basta però in sé, come non basta l’estensione massima di diritti politici ottenuta attraverso altre leggi: è necessaria infatti una comunità di cittadini maturi, che non possono essere formati senza l’elaborazione e la propagazione di un’adeguata pedagogia democratica, la quale consenta una convinta adesione ai valori di libertà, uguaglianza e solidarietà. Un’adesione che metta in condizione di sostenere l’esercizio faticoso e dispendioso della democrazia, la cui preservazione costituisce una sfida costante all’individuo e alla comunità.
Per Z. l’assenza di una pedagogia democratica è un fatto tanto più grave ora, in quanto i sistemi democratici occidentali stanno vivendo un periodo di difficoltà dovuto al crescente diffondersi di molti mali: l’apatia; il voto di scambio; l’assuefazione, che non favorisce una partecipazione consapevole e che genera pericolosi vuoti politici; l’andamento intermittente, per fiammate, del coinvolgimento politico dei cittadini, che porta soltanto a estemporanee contrapposizioni frontali. La tendenza è quindi molto negativa ed è necessario contrastarla, resistendo alle tentazioni di abdicare rispetto ai propri diritti di partecipazione pur di fronte a delusioni cocenti. Per lottare contro le patologie della democrazia, che oggi può assumere le forme degenerate della videocrazia (monopolizzazione dell’informazione), della plutocrazia (concentrazione del potere politico nelle mani di pochi detentori di smisurate ricchezze) e della cleptocrazia (concentrazione del potere nelle mani di chi ha accumulato ricchezze con attività illecite), Z. propone un decalogo di valori e ideali, che qui riassumiamo.

  • 1. La fede esclusiva della democrazia nei propri valori, che si possono compendiare nell’uguale dignità di tutti gli esseri umani e nella loro uguale partecipazione alla vita politica; al tempo stesso la democrazia è assolutamente relativistica rispetto a tutte le altre fedi.
  • 2. La cura della personalità di ogni individuo, cui devono essere garantite le condizioni per l’espressione originale e progettuale di se stesso; solo in questo modo si può contrastare l’omologazione.
  • 3. Lo spirito del dialogo, cioè la ricerca costante della discussione insieme agli altri e del ragionamento comune.
  • 4. Lo spirito dell’uguaglianza, che si esprime nell’isonomia, cioè nell’uguaglianza di fronte alle leggi, e che contrasta il privilegio.
  • 5. L’apertura verso le identità diverse: la democrazia è infatti multi-identitaria, nel senso che rispetta tutte le identità; l’atteggiamento democratico non è quello della tolleranza, in quanto la convivenza della diversità deve avvenire grazie ad un riconoscimento di diritti e non ad una benevola sopportazione da parte della maggioranza.
  • 6. La diffidenza verso le decisioni irrimediabili: tutte le decisioni sono dunque reversibili eccetto quelle che riguardano la democrazia stessa; da ciò discende il contrasto valoriale della democrazia con la pena di morte e con la guerra.
  • 7. L’atteggiamento sperimentale verso le decisioni prese, che devono essere continuamente verificate; ne consegue un costante apprendimento dalla valutazione critica delle proprie decisioni e azioni.
  • 8. La coscienza costante della relatività di maggioranza e di minoranza: quest’ultima deve essere sempre pronta e disponibile a verificare la bontà delle decisioni prese dalla maggioranza, che deve difenderle ma essere pronta a cambiarle.
  • 9. L’atteggiamento di solidarietà nei confronti degli altri, da cui discende la disponibilità a dare per la democrazia qualcosa di sé, specie il meglio di sé.
  • 10. La cura delle parole attraverso le quali deve essere condotto il dialogo: le parole devono essere precise e a basso tenore emotivo.

Tale costellazione di valori raffigura una situazione ideale di cui è facile constatare l’enorme distanza dalla nostra quotidianità. Tuttavia non ci si può esimere da impegnarsi per la loro realizzazione, poiché i pericoli evidenziati da Z. sono tutti presenti nelle democrazie occidentali e, in particolare, in Italia. Non è un caso che nel nostro paese sia proprio l’impegno politico genuinamente democratico dei cittadini a germogliare con grande difficoltà; anzi, se e quando si manifesta, è soffocato con solerzia dall’élite politica e da quella dell’informazione.
Imparare e praticare democrazia, specie in questo momento in cui le condizioni per apprenderla ed esercitarla sono meno favorevoli, sarebbe importante perché la tensione verso la realizzazione dei suoi valori ideali permetterebbe la soluzione di molti problemi concreti che affliggono la nostra società. Un esempio per tutti: la questione della sicurezza, collegata sempre più con quella dell’immigrazione, verrebbe di molto ridimensionata dall’assunzione diffusa di questi valori da parte dei cittadini e dei politici. In particolare, il valore di multi-identità (5), costituito dal riconoscimento non solo dei diritti civili e politici, ma anche di quelli culturali, eviterebbe tante situazioni di ingiustizia, di contrasto, di esclusione, che sono le cause del crimine e dell’illegalità. L’Italia è molto insicura anche e soprattutto perché è scarsamente democratica.
Torneremo presto sulla questione della democrazia, trattando della costituzione italiana nel sessantesimo anniversario della sua entrata in vigore.

E. R.

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