La Costituzione: una bussola democratica
La costituzione è la legge fondamentale di uno stato moderno, cioè di un insieme di persone che, condividendo in linea generale presupposti storici e culturali, organizza la propria convivenza in un territorio. Si tratta quindi di un documento che regola le forme basilari di relazione e di associazione di una comunità politica, definendo i diritti fondamentali dei cittadini e articolando e limitando le modalità di esercizio del potere. La costituzione è il nucleo delle attuali democrazie in quanto ne individua i valori che, al di là di ogni forma e procedura, la sostanziano: la libertà e l’uguaglianza, la cui costante tensione è tenuta in equilibrio dalla solidarietà e dalla partecipazione alla vita pubblica.
In occasione della festa della Repubblica abbiamo deciso di dedicare un post alla Costituzione italiana, che entrò in vigore sessant’anni fa, il primo gennaio 1948. Per questo motivo presento un libro scritto da un magistrato della Corte di Cassazione, Giangiulio Ambrosini: La Costituzione spiegata a mia figlia (Torino 2004).
Al fine di commentare i contenuti e i valori della nostra carta costituzionale A. ricorre ad una formula peculiare: espone infatti principi e temi della legge fondamentale del nostro paese attraverso sedici brevi dialoghi intrattenuti con sua figlia. Tra questi scelgo di sintetizzare nel post quelli riguardanti i principi fondamentali, tralasciando invece le parti che si occupano dell’organizzazione istituzionale dello Stato.
Innanzi tutto è però necessario dare una collocazione storica alla nostra Costituzione, che fu il frutto di un lavoro condotto tra il 1946 e il 1947. L’assemblea costituente, che era stata eletta dagli italiani nello stesso giorno in cui essi scelsero con un referendum la forma del nostro stato, la repubblica (2 giugno 1946), aveva incaricato una commissione di saggi di redigere la carta fondamentale di una nuova democrazia. La Costituzione della neonata Repubblica fu fortemente condizionata dall’esperienza storica della lotta di resistenza al fascismo, un regime che per vent’anni si era impegnato a realizzare uno stato totalitario; uno stato cioè che ledeva in maniera radicale i diritti e la dignità dell’individuo, attuando molteplici forme di discriminazione e comprimendo qualsiasi spazio di libertà.
In questo contesto si espressero le idealità, etiche e politiche, che infusero convinzione ad un dettato costituzionale – in particolare ai primi 54 articoli riguardanti i Principi fondamentali e I diritti e doveri dei cittadini è, che pure doveva fare i conti con i compromessi tra le diverse posizioni politiche presenti nel panorama italiano del dopoguerra.
Con forza veniva dunque sancita l’uguaglianza. Innanzi tutto l’uguaglianza formale, quella cioè di fronte alla legge, per cui le identità sessuali, etniche, religiose, politiche e, più in generale, sociali (ad es. la condizione di malattia, di vecchiaia o, per contro, quella giovanile) non potevano creare delle differenze significative sul piano del valore di un membro della comunità politica. E questo – faccio notare – vale anche per gli stranieri presenti nel territorio italiano, che, pur non godendo di pieni diritti politici in quanto non sono cittadini, devono essere comunque rispettati allo stesso modo.
Ma accanto all’uguaglianza formale veniva indicato come compito della comunità politica, in particolare dei suoi organi di governo posti a vario livello, il perseguimento dell’uguaglianza sostanziale. Nella Costituzione si auspica infatti l’impegno ad attenuare l’impatto di differenze che tendono a trasformarsi in diseguaglianze, cioè nel mancato riconoscimento di una ‘pari dignità sociale’ e quindi nell’ostacolo ad una partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica sullo stesso piano. Fu per questo motivo che i costituenti posero alla base della legge fondamentale il concetto-valore di ‘persona umana‘.
La commissione individuava il fattore determinante, quello cioè che avrebbe permesso di realizzare questo progetto etico e politico, nel lavoro, non a caso considerato il fondamento della Repubblica italiana. La Costituzione impegna così ancora oggi lo Stato a promuovere l’accesso al lavoro e la sua tutela (ad es. con il riconoscimento di quelle peculiari associazioni che sono i sindacati, oppure con la salvaguardia del diritto allo sciopero). La presa di posizione in favore del lavoro – che si traduce nello sforzo per l’emancipazione degli strati inferiori della società come garanzia di sviluppo democratico – faceva leggermente arretrare due principi peraltro assolutamente fondamentali nell’orizzonte liberale della Costituzione italiana: quello dell’iniziativa privata e quello della proprietà, che erano limitati dagli interessi generali di uno Stato proteso a sostenere l’attività dei lavoratori.
L’emancipazione attraverso il lavoro si doveva ripercuotere non solo nella partecipazione, ma, ancor prima, esprimersi come libertà dell’individuo nelle sue diverse forme: religiosa, di pensiero, di riunione e di associazione, di circolazione, di comunicazione, di insegnamento, ecc. . Una libertà anche dal potere degli organi dello Stato, i quali non avrebbero potuto invadere senza motivi validi, decisioni formali e tempi stabiliti dalla magistratura, l’ambito della persona. Ed è qui ancora evidente il riferimento alla drammatica esperienza storica della compressione della libertà durante il fascismo.
Una libertà anche e soprattutto politica, che la Costituzione affida ai partiti, pensati – originariamente e idealmente -come forme di associazione in grado di facilitare proprio la libera scelta del cittadino. Una scelta da compiere attraverso lo strumento del voto, inteso come un dovere civico personale, segreto, uguale (cioè di valore pari a quello di tutti gli altri) e, appunto, libero. Opportunamente la Costituzione non indica uno specifico sistema elettorale (maggioritario, proporzionale o misto): questo – è bene ribadirlo – è solo uno strumento formale, variabile secondo i momenti storici, attraverso il quale si possono realizzare i valori democratici sostanziali. La carta costituzionale definisce un’unica via di esercizio diretto di questa libertà politica: lo strumento referendario, la cui importanza è emersa in questi ultimi decenni di vita repubblicana.
Come accennato in apertura, la tensione democratica tra libertà e uguaglianza è equilibrata dalla solidarietà, cioè dal terzo valore che abbiamo ereditato dalla rivoluzione francese, la fraternità. Solidarietà che è un dovere di tutti, da non demandare solo alle istituzioni: infatti la prima forma di associazione in cui essa si manifesta è la famiglia. Chiaramente, vi sono molti altri ambiti fondamentali (ad es. l’assistenza sanitaria e la scuola) in cui l’intervento dello Stato risulta determinante nel senso della solidarietà. Tale intervento si sostiene attraverso varie forme di prelievo sulle ricchezze dei cittadini: le tasse e, soprattutto, le imposte sul reddito, che sono una forma di contributo solidale nei confronti della propria comunità. Ovviamente, la modalità di prelievo che meglio risponde ai valori costituzionali è quella progressiva, cioè crescente in maniera proporzionale all’entità del reddito.
Pur trascurando molti temi e soffermandomi rapidamente sui tre valori fondamentali dell’uguaglianza, della libertà e della solidarietà - cui si è aggiunto il lavoro come espressione concreta di quelle idealità -, si è potuto comunque constatare come il confronto con la Costituzione fornisca degli strumenti per affrontare le scelte politiche attuali. Naturalmente, non è detto che la Costituzione, pur nella lungimiranza dei suoi autori, possa indicare immediatamente la soluzione di problemi nuovi (ad es. i flussi migratori, la globalizzazione, la privacy); ed è infatti previsto all’interno del suo dettato che, ad eccezione dell’intangibilità della forma repubblicana, possano compiersi degli interventi di modifica migliorativi, ispirati comunque ai suoi valori fondanti.
In tal senso la nostra Costituzione rimane una forte presa di posizione democratica, maturata in un frangente storico eccezionale, in grado di fornirci dei sicuri orientamenti sul piano dei valori etici e politici. Una bussola che ci indica la via della democrazia.
E. R.
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