C’era una volta in Turkmenistan

campomarzio

Ad Aşgabat, capitale del Turkmenistan, paese dell’Asia centrale che si affaccia sulle rive orientali del Mar Caspio, esiste una statua equestre del suo attuale Presidente, Kurbanguly Berdymukhamedov, realizzata nel 2012. Alta sei metri e ricoperta d’oro, la statua gira seguendo e indicando il corso del sole. Così il “Protettore” – questo l’epiteto del dentista Berdymukhamedov – segue le orme del suo predecessore, già Presidente assoluto e ‘Padre dei Turkmeni’. Si tratta di elementi di un culto politico della persona del ‘monarca’ divinizzato, mediatore dell’ordine del mondo, che ben si confanno ad un regime premoderno. Apparentemente molto lontano da noi.

Tuttavia, la crisi di legittimità delle istituzioni democratiche occidentali, causata dalla brama di dominio neoliberale, al meglio rappresentata politicamente dall’evoluzione delle forze cosiddette ‘socialdemocratiche’ (cioè di centro-sinistra), porta gradualmente a costuire forme potenzialmente simili di legittimità autoritaria e personalistica: noi italiani ne abbiamo avuto un bell’esempio con Silvio Berlusconi che, tra le tante forme di culto personale di tipo monarchico premoderno, si è fatto anche erigere un mausoleo nella sua villa (semi-)privata di Arcore, ispirato allo stile egizio. Con un sarcofago o e con loculi per amici(-servitori), considerati come membri dell’entourage del sovrano che magari può così mediare per loro un felice destino dopo la morte. Da ultimo, in una serie di leader che si va connotando in questo senso, giunge Donald Trump che sicuramente foggerà un altro culto della personalità nell’ormai minacciato sistema politico americano.
Tuttavia, non bisogna scambiare l’effetto con la causa: Donald Trump non è causa di sé politicamente. La sua causa è piuttosto – per dirla in breve – Hilary Clinton, prototipo perfetto dell’esponente liberal occidentale che ha compiuto il tradimento – suicida, come si è visto – della democrazia. La Clinton è infatti l’ultima, non fortunata, in un altra serie di leader ‘progressisti’, come Schröder, Blair, Hollande, che si sono piegati al pensiero neoliberale, propagato dai veri centri di potere contemporanei (i consigli di amministrazione), e che, per questi terzi, hanno proceduto a smantellare, con tutte le cure palliative del caso, le condizioni sociali della cittadinanza democratica. 
Ora, ciò l’hanno fatto sicuramente in cambio di vantaggi politici di corto respiro – sentirsi confortati dal pensiero neoliberale che intride le istituzioni di controllo come le banche centrali o il Fondo monetario Internazionale – e forse per più concreto tornaconto personale, visto che non pochi di loro sono finiti (e forse erano già e magari finiranno) a libro paga di quelle grandi multinazionali, specie finanziarie, che non svolgono attività economica, ma predatoria, di rapina. Proprio l’enorme mole di operazioni finanziarie, superiori di gran lunga a quelle che sono le reali dimensioni della produzione della ricchezza, costituisce non una semplice abnormità, ma una forma di prelievo parassitario. Causa di permanenti squilibri e di diminuzione dell’occupazione, che portano ad una serie di problemi difficilmente risolvibili, se le regole e i valori del sistema democratico continuano a essere in vigore.
Per andare avanti nel prelievo infondato di risorse si deve innanzi tutto (1) continuare a mentire e attribuire allo ‘stato sociale’ e alle sue spese (sanità, scuola, pensioni e altro) la responsabilità di ciò che è il frutto, invece, prima di politiche fiscali a favore dei più abbienti e poi di enormi perdite finanziarie e industriali, ripianate dai soldi dei cittadini. Si badi, perdite che non colpiscono che raramente i membri del gruppo che è alla guida.
Ma mentire non basta: è necessario (2) procedere alla modifica delle democrazie progredite, sociali e liberali in pseudo-democrazie autoritarie in cui il potere si concentri nelle mani dell’esecutivo. Questo è il senso della riforma costituzionale promossa da Renzi e fra pochi giorni soggetta a referendum: quella di rendere più facili il prelievo e la speculazione attraverso lo strapotere del centro esecutivo senza più controllo, né istituzionale né elettorale. Renzi porta l’Italia avanti – come da triste tradizione – nelle sperimentazioni politico-sociali non democratiche, costituendo già un esempio ibrido di leader di centro-sinistra di un grande paese europeo che alimenta un forte culto personale.
Ma anche Renzi e Trump potrebbero non bastare a giustificare nei rispettivi paesi il grande prelievo che una ristrettissima élite compie ingiustificatamente sulle risorse prodotte da tutti e che perciò dovrebbero essere ridistribuite a tutti. La mediazione, cioè ‘legittimazione’, democratica di cui questi leader ancora necessitano potrebbe essere ancora un impedimento nello stato avanzato delle cose. Allora, forse, queste élite intente alla predazione il cui merito, semmai ci fu, non conta ormai più, di fronte all’incompatibilità crescente con l’ideologia democratica potrebbero magari rifarsi a forme premoderne di dominio in cui per nascita, per volontà divina e soprattutto per violenza fisica e simbolica, alcuni pochi – gli oligarchi – si appropriavano della maggioranza delle risorse. La soluzione potrebbe allora essere quella di ergersi a gruppo superiore in grado di mediare l’ordine dell’universo e a sua volta di essere da questo legittimato, come fa la statua equestre d’oro con il corso del sole, così da non dover dare conto delle loro condotte, che in una democrazia avanzata sarebbero condannate. La favolosa e fiabesca statua che gira con il sole non è allora forse così lontana dal nostro futuro.

Questo post di bilancio ci introduce nel decimo anno di vita del blog. Volgendosi indietro, il nostro cammino costellato di oltre 250 post pare dare consistenza al nostro progetto originario di un’enciclopedia della cittadinanza democratica per testi e immagini. Le pubblicazioni continuano, benché più rarefatte. Ma il dato sostanzialmente negativo di questo bilancio è che le tendenze peggiori nell’evoluzione politica del nostro paese nel contesto globale, che un decennio fa ci spinsero a iniziare a scrivere, si radicano nelle istituzioni e nel pensiero delle persone come concezioni non democratiche e neoliberali. E le nostre preoccupazioni di un tempo stanno così prendendo la consistenza di avversari temibili. Nonostante ciò, non si può far altro che procedere nella direzione che decidemmo di prendere allora per rispetto della nostra propria dignità e per il futuro dei nostri figli.

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