Scienza spa, scienzati, tecnici e conflitti
L’infiltrazione del digitale nel quotidiano è stata tutta tesa all’instupidimento. Come in molti ambiti il libero approccio e la libera sperimentazione sono guardati con diffidenza da chi agisce sui processi di massificazione dei media e delle tecnologie, e quindi c’è stata una volontà precisa di esoterizzare la tecnologia a favore di interfacce comode. Penso che sia stato uno sforzo cosciente, da parte delle grandi lobby di potere a livello planetario, il favorire l’instupidimento di chi usufruisce quotidianamente della tecnologia e di chi potrebbe cercare qualcosa attraverso la tecnologia, anziché sfruttarla strumentalmente per le proprie necessità . L’etica hacker si basa sulla liberazione e sulla ricerca dei meccanismi con cui le cose funzionano. La diffusione del digitale si è basata sull’offuscamento di questi meccanismi.†(Blicero del Laboratorio Hacker di Milano L.o.a.)
In questo post proponiamo uno sguardo diverso nel mondo della globalizzazione per identificare il nuovo ruolo del ricercatore. Si presenta quindi un libro fuori dal comune che cerca di rompere la logica lineare intercorrente nei normali rapporti tra scrittore e lettore, in cui il primo è il maestro sulla cattedra e il secondo l’allievo. Scienza spa, scienziati, tecnici e conflitti (Roma, 2002) è un libro che vuole seguire l’esempio libero e cooperativo del free software, dove ognuno può condividere riflessioni e sentirsi allo stesso tempo coautore del testo.
Gli autori conducono un’indagine nel mondo della scienza e della tecnologia per comprendere quanto questa investa la vita quotidiana delle persone. L’incapacità di comprendere le tecnologie contemporanee determina il venir meno del controllo democratico rendendo il dibattito affare di soli esperti del settore.
Se la seconda guerra mondiale con la sua spinta alla ricerca militare ha segnato il culmine della Big Science, di cui il Progetto Manhattan è la massima espressione, il venir meno degli armamenti nucleari ha ridisegnato il ruolo del ricercatore. Infatti, se lo scienziato fordista finanziava la sua ricerca con sovvenzioni statali o provenienti dalla grande industria, ora il ricercatore deve rivolgersi a istituzioni di credito, banche, organizzazioni internazionali che trasformano la scoperta in un’operazione finanziaria. Questo fenomeno ha dato vita alla nascita di nuove strutture di contatto tra l’industria e l’innovazione tecnologica che vanno sotto il nome di “parchi tecnologiciâ€. L’informatica ha inoltre reso possibile la delocalizzazione della ricerca permettendo la distribuzione delle informazioni in ogni parte del mondo: e il Progetto Genoma Umano ne è stato certamente l’esempio più impressionante. Analizzando il Progetto Genoma Umano, ritroviamo infatti tutte le tre peculiarità che riteniamo fondamentali per la ricerca postfordiana. 1. Tanti laboratori in tutto il mondo hanno cooperato in rete, in opposizione alla tradizionale organizzazione verticale, creando una banca dati pubblica in cui venivano accumulati i dati ottenuti. 2. I luoghi di ricerca, in antitesi alla ricerca Big Science, sono risultati decentralizzati in università , in centri di ricerca, in laboratori militari. 3. Il finanziamento è avvenuto per vie inedite: i fondi raccolti con collette televisive in Francia (Genethon), in Italia (Telethon) hanno superato i fondi dello Stato. Questa immensa rete di scambio di informazioni e di risorse umane ha reso possibile il progetto, riducendo sensibilmente i costi che forse nessuna entità privata avrebbe mai potuto sostenere. Il fenomeno sociale che ha condotto il ricercatore a diventare businessman ha però trasformato l’impresa scientifica in una impresa neoliberista facendo venir meno la neutralità del sapere scientifico. La soluzione prospettabile in un’ottica democratica deve passare per la sottrazione del sapere, cioè una riappropriazione della conoscenza alta, che significa: 1. l’uso a fini sociali della scienza e della tecnologia, 2. la trasformazione ai fini sociali della scienza e della tecnologia, 3. la produzione a fini sociali della scienza e della tecnologia.
Il quadro complessivo dei rapporti tra scienza e società è caratterizzato da molti conflitti indissolubilmente intrecciati, ma la cosa più preoccupante è il gap tecnologico che si è venuto a creare. La persona comune diventa un utilizzatore inconsapevole e spesso come tale preda delle lobby di potere che sfruttano l’uso inconsapevole dei prodotti hi-tech per curare i propri interessi economici. Inoltre la collettività riesce sempre meno ad esercitare il proprio potere democratico in questi ambiti, dovendo lasciare la scelta agli specialisti. L’unica soluzione prospettata dagli autori, con cui concordo pienamente, è quella di riappropriarsi della tecnologia condividendo e acquisendo informazione attraverso una differente redistribuzione della conoscenza, che è anche uno dei fini di questo blog.
M.T.
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