Lo strano caso del generale Mori

 target.jpg

“Sono rimasto impressionato perché Ilardo era grosso e imponente nella figura, il colonnello Mori è più piccolo di me, per cui vidi anche diciamo… l’imponenza di questo fatto mi colpì. E disse: Certi attentati commissionati, commessi da Cosa Nostra non sono stati certo voluti da noi, ma bensì da voi e dallo Stato. [...] Certi attentati che noi abbiamo commesso non sono stati commessi per nostro interesse, ma provengono da voi.” Parole forti che avrebbero dovuto generare nel colonnello Mori una replica feroce, e invece “lo vedo stringersi su se stesso e girare i tacchi.”

Ci occupiamo del processo Mori, una delle tappe fondamentali della storia della mafia degli ultimi anni, recensendo “Lo strano caso del generale Mori” articolo scritto da Marco Travaglio e pubblicato come supplemento a “MicroMega” 1/09.
T. denuncia il silenzio del mondo dell’informazione sul processo Mori. A Palermo si sta svolgendo il processo che ha come imputato l’ex capo del Sismi ed ex comandante del Ros dei carabinieri, insieme al suo collaboratore, il colonnello Mario Obinu, accusati di aver favoreggiato Cosa Nostra. Le indagini hanno confortato le tesi accusatorie nate da clamorose rivelazioni del testimone chiave, Mario Riccio, che ha denunciato il boicottaggio della cattura di Provenzano nella masseria di Mezzojuso.
T. passa in rassegna gli atti processuali del caso per i contenuti con cui è possibile scandire le tappe fondamentali della lotta tra mafia e antimafia degli ultimi vent’anni.
Il testimone principale del processo è Mario Riccio, colonnello in servizio al Ros (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) e poi alla Dia (Direzione Investigativa Antimafia), stretto collaboratore di Mori. Il capo di accusa, sostenuto dal pm Nino Di Matteo insieme a Domenico Gozzo e Antonio Ingroia, evidenzia l’omissione nella cattura del latitante Provenzano nonostante la già riscontrata attendibilità delle “soffiate” di Ilardo Luigi, esponente di spicco di Cosa Nostra.
Riccio formula gravi accuse mettendo in risalto alcune rivelazioni scottanti di Ilardo che evidenziano un stretto collegamento tra Cosa Nostra e lo Stato. Il fallimento di “Sicilia Libera” (una nuova formazione politica, che era diretta espressione delle cosche) aveva messo in luce negli anni 1993-94 una nuova linea evolutiva del governo di Cosa Nostra con protagonisti sconosciuti alle forze dell’ordine. Dopo il tentativo di organizzare un soggetto politico autonomo Provenzano stabilì un accordo con l’entourage di Berlusconi (Dell’Utri), scambiando la garanzia di voti a Forza Italia con una maggiore tolleranza nei confronti delle azioni mafiose. L’ulteriore contropartita richiesta dagli interlocutori politici fu quella di esigere dalla mafia una maggiore compattezza unitaria, eliminando i contrasti esistenti tra le famiglie. La consegna di Riina da parte di Provenzano è un esempio di questa lotta interna a Cosa Nostra per ristabilire un’unica gerarchia. Ilardo, il confidente di Riccio,che sovraintendeva alle attività commerciali di Provenzano nella Sicilia orientale, ne era a conoscenza.
Il culmine della testimonianza viene raggiunto quando Riccio riporta i dialoghi dell’incontro tra Ilardo e Mori, in cui diventa evidente l’impotenza delle istituzioni davanti a quello che stava accadendo: l’uccisione di Ilardo.Vengono citati maggiormente i carabinieri dei corpi speciali e raramente gli esponenti politici, anche se per tutto il processo l’interferenza dello Stato in queste vicende appare costante. Il momento del racconto della morte di Ilardo da parte di Riccio è toccante sia per l’aspetto umano sia per il fatto di veder venir meno di una pedina importante nella lotta contro la mafia.
Il quadro politico che esce da questo processo è a dir poco deludente e raccapricciante, ma tutto risulta aggravato dall’assenza di informazione. Il processo, come è evidente, mette in luce collegamenti scottanti tra le stragi mafiose del ‘92-‘93 e lo Stato, la cattura di Totò Riina nel ‘93 per consegna di Provenzano, la nascita della Seconda Repubblica, tanto che ci si aspetterebbe la presenza del fior fiore degli esperti. “Invece in aula, salvo rare eccezioni, non si vede quasi mai un giornalista o una telecamera.” Sono forse coincidenze?

M.T.

Tags: ,

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.