Archivio per la Categoria ‘Argomenti’

L’arte come riscatto civile

lunedì, ottobre 9th, 2017

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“Si potrebbe anche considerare il quadro come un esempio dell’opera di agitatori comunisti, che gridano alla massa martoriata che il quadro mostra della gente che è stata tanto stupida da difendere la patria in una trincea, o gente caduta sul campo del disonore… Giusta valutazione del quadro sarebbe considerarlo quale ‘degradazione’ del soldato tedesco caduto al fronte, del soldato tedesco che meriterebbe invece un monumento celebrativo alla sua morte d’eroe.”
Queste parole furono scritte nel 1933 riferendosi a un dipinto di Otto Dix, di cui mostriamo in apertura un dettaglio da un’altra sua celebre opera, il “Trittico della guerra”, dove i corpi umani e la stessa materia pittorica vivono e muoiono nel degrado. L’autore dello scritto era tale Richard Müller, nella recensione di una delle prime esposizioni allestite per denigrare l’arte contemporanea, al momento di presa del potere da parte del nazismo. In queste righe vediamo ingenuamente espressi diversi aspetti problematici che ancora oggi non hanno trovato soluzione nel pensiero comune: il valore della patria, la giustificazione delle guerre, la gestione del consenso pubblico, l’incomprensione dell’arte come denuncia e, in generale, del suo ruolo nella società. (altro…)

Corpo, spirito, tecnica: Bill Viola

domenica, agosto 13th, 2017

viola_1L’evoluzione della storia mentale, nella cultura occidentale, descrive la sostituzione del corpo come strumento di conoscenza con la ragione e con la logica….” Nel panorama artistico contemporaneo la notorietà viene raggiunta essenzialmente attraverso due vie: in virtù di ricerche introspettive, spesso ermetiche, non comprensibili né intuibili senza la lettura della critica specializzata che si esprime con complessi riferimenti semiologici; agli occhi del grande pubblico grazie a trovate che devono necessariamente suscitare scandalo, per raggiungere la soglia di quell’attenzione oggi carente, iperstimolata e annoiata allo stesso tempo. Pochi sanno integrare un valore aggiunto, che era la base del successo dell’arte del passato, ovvero una forma estetica che susciti emozioni: tra questi spicca Bill Viola, artista americano di origini italiane che si esprime con gli strumenti messi a disposizione dall’elettronica, nell’alveo di una nuova musa ormai chiamata videoarte. (altro…)

La tecnica come sapere incorporato

domenica, luglio 9th, 2017

combi“Il corpo è conoscenza, dà senso, crea relazioni: ma la tecnologia interviene, supera la tecnica, in parte le si sovrappone e con essa coesiste, produce la macchina modificando gli spazi, i tempi, le relazioni, la comunicazione: ogni qualvolta si compie una rivoluzione tecnica si compie anche una rivoluzione culturale perché i grandi sistemi tecnici sono pure sistemi culturali.” (altro…)

“Come vivere liberi ?”

mercoledì, febbraio 22nd, 2017

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“Mio padre impiegò novant’anni a cadere dal quarto piano…”

Antonio Altarriba nacque a inizio Novecento in una povera famiglia della campagna spagnola. Trascorse una vita difficile: non si accontentava di sopravvivere, lui voleva vivere, conoscere, combattere i soprusi e sentirsi libero, sognava di volare. Non ci riuscì. Le circostanze della quotidianità, il peso degli eventi storici, la falsità di tanti, i sensi di colpa e di incapacità lo sconfissero in continuazione e può anche essere che non si sarebbe sentito vivo in nessuna situazione. Non sopportando oltre quella esistenza frustrante, arrivò infine a togliersi la vita.
Antonio Altarriba è uno scrittore, un docente universitario. Suo padre gli aveva raccontato tante vicende, tanti dettagli di quella vita dura e solo di rado punteggiata di felicità. Antonio convinse Antonio a mettere per iscritto tutti i suoi ricordi; il figlio e il padre, che condividevano lo stesso nome, arrivarono a identificarsi uno nell’altro (“Io vivevo in lui quando ancora non era nato ed egli vive in me ora che è morto”). Non riuscendo a mettere fine al proprio travaglio in questa vita, il padre chiese al figlio di aiutarlo ad uccidersi, salvo poi rendersi conto di non potergli addossare una simile responsabilità. Così trovò il modo di eludere la sorveglianza nella casa di riposo dove era relegato e, dal quarto piano, finalmente potè volare. Il figlio raccolse le memorie che il padre aveva scritto in duecentocinquanta pagine fitte di sensazioni disordinate, li integrò con quel che rammentava dei suoi lunghi racconti e decise di pubblicarli, come per dare un senso a quella vita e mettersi in pace col suo ricordo. (altro…)

“Quando venne censurata l’immaginazione”

venerdì, gennaio 20th, 2017

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“… il disegno a tutta pagina di apertura di una storia, “Avventura amorosa”, fu pubblicato con la testa di un’affascinante ragazza bionda che galleggiava su uno sfondo interamente nero; tutto il corpo del personaggio era stato cancellato con l’inchiostro e, nel resto della storia, macchie nere coprivano alcune aree delle pagine, mentre le nuvolette di testo avevano spazi bianchi da cui erano state cancellate delle parole, censurate come le lettere dei carcerati, come se gli sceneggiatori e i disegnatori di albi a fumetti fossero stati davvero criminali incalliti…” (altro…)

Orientamento 2017 – Punto cieco democrazia

giovedì, gennaio 12th, 2017

seamistIl ministero degli Esteri della Repubblica Federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, subito dopo il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, ha espresso ‘a caldo’ un parere negativo sul suo esito. Pur riconoscendo la chiara volontà degli elettori e limitando diplomaticamente le conseguenze del risultato a una crisi di governo, ha giudicato questo un contributo assolutamente non positivo in uno dei periodi più difficili per l’Europa. Renzi avrebbe fatto ‘ciò che è giusto e necessario’, ma non sarebbe stato per questo ‘ricompensato’ dai cittadini (implicitamente ingrati, dunque). Ora, viene da chiedersi, come può uno dei più importanti e stimati politici della Germania e del mondo esprimere un tale giudizio di valore che testimonia la mancanta conoscenza dei pericolosi contenuti della riforma? Non li conosce – e allora bisogna rivedere in parte il giudizio sulla sua figura – oppure li conosce, ma vede soltanto alcune potenziali conseguenze sul piano politico-economico che essi potrebbero garantire e non le gravi conseguenze sul piano democratico? E allora, bisognerebbe a maggior ragione rivedere il giudizio sulla sua figura.
Tralasciando altre ipotesi, più maliziose, ciò è comunque sufficiente per affermare che la questione della democrazia era nel suo discorso un ‘punto cieco’. (altro…)

C’era una volta in Turkmenistan

giovedì, dicembre 1st, 2016

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Ad Aşgabat, capitale del Turkmenistan, paese dell’Asia centrale che si affaccia sulle rive orientali del Mar Caspio, esiste una statua equestre del suo attuale Presidente, Kurbanguly Berdymukhamedov, realizzata nel 2012. Alta sei metri e ricoperta d’oro, la statua gira seguendo e indicando il corso del sole. Così il “Protettore” – questo l’epiteto del dentista Berdymukhamedov – segue le orme del suo predecessore, già Presidente assoluto e ‘Padre dei Turkmeni’. Si tratta di elementi di un culto politico della persona del ‘monarca’ divinizzato, mediatore dell’ordine del mondo, che ben si confanno ad un regime premoderno. Apparentemente molto lontano da noi. (altro…)

La costruzione del consenso

mercoledì, novembre 9th, 2016

chomskyLa paura della democrazia è profonda. Alexander Hamilton lo espose chiaramente quando descrisse il popolo come una ‘grande bestia’ da cui le élite governanti dovevano essere protette”.
In questa recensione affrontiamo il problema di come l’educazione sia influenzata dalle ideologie politiche. Da diversi anni Noam Chomsky espone la sua credibilità di eminente studioso di linguistica per sferrare pesanti attacchi alla politica americana; questa sua pressante richiesta di trasparenza, onestà e reale democrazia lo ha fatto ritenere “uno dei più importanti pedagogisti della storia”, nonostante non si occupi di teorie dell’istruzione, bensì di strutture grammaticali del linguaggio – da una parte – e di sistemi politici democratici – dall’altra. (altro…)

Invito alla “lucidità”: la necessità di respingere la riforma costituzionale come premessa per un cambiamento democratico del paese

domenica, ottobre 30th, 2016

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Intendo svolgere una considerazione preliminare che prescinde in prima battuta dai contenuti della riforma costituzionale su cui si deciderà con voto referendario nel prossimo dicembre. ‘Cambiare’ non vuol dire necessariamente ‘cambiare in meglio’. Può significare anche cambiare in peggio e in molto peggio. Ora, questa banale constatazione sarebbe superflua, se non fosse che tanto i promotori della riforma, quanto altre personalità pubbliche (si pensi alle dichiarazioni di Roberto Benigni o di Massimo Cacciari), con un movimento di pensiero surrettizio, utilizzano come premessa più o meno implicita, ma evidente, l’idea che l’attuale riforma in quanto cambiamento sia meglio. Certo, è difficile non concordare sul fatto che l’Italia abbia bisogno di voltare pagina. Ma quello che fa la riforma – anticipiamo così il nostro giudizio sui contenuti – è in realtà l’opposto: cercare di costituzionalizzare il peggio, cioè quasi di sancire paradossalmente il non cambiamento. In altre parole, se in Italia le cose vanno male per la democrazia e per la società civile, per il lavoro e per gli investimenti, ecco che ora arriva una riforma che nella sostanza intende legittimare le tendenze peggiori; e nulla garantisce che ciò porterà benefici all’economia. In fondo, anche in altri interventi di cosiddetta riforma è proprio questa la cifra politico-culturale degli ultimi anni: trasformare l’attuale ‘costituzione materiale’ nel paese – il suo concreto funzionare male – in costituzione formale – cioè nella legge fondamentale della Repubblica -, così da neutralizzare una delle più grandi risorse per il cambiamento in senso democratico che ci rimangono: la nostra carta costituzionale. (altro…)

Il corpo che ci unisce

venerdì, settembre 30th, 2016

 

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“La mie mani si toccano, il mio corpo riconosce se stesso venendo a sé da un fuori che è, esso stesso, intento nell’atto di recuperare il mondo che è fuori di sé.”
Il corpo umano visto da un filosofo si trasforma in un formidabile pretesto per lanciarsi in associazioni simboliche. Viviamo tutt’uno col nostro corpo, avvertiamo la nostra identità personale come identità corporea, basta però soffermarsi un attimo a riflettere insieme ai filosofi per capire quanto sia arduo l’obiettivo di individuare la sede della coscienza: Dove sono io dentro al mio piede, alla mia mano, al mio sesso, al mio orecchio? Dove sono io in questo viso, nei suoi lineamenti, nelle sue tracce, nelle sue obliquità e nei suoi tremori? Chi sono io nei contorni di questa bocca che dice «io»?Ponendosi queste domande si può arrivare a considerare il proprio corpo come un’alterità da se stesso, un vero e proprio corpo estraneo. Quindi ogni corpo è estraneo agli altri. Eppure ci permettiamo di diffidare di altri corpi che chiamiamo “stranieri”, quando un momento di riflessione è sufficiente per sentirsi stranieri a se stessi. (altro…)


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