Archivio per la Categoria ‘Esperienze’

L’Istituto Comprensivo 9 di Bologna: la scuola del futuro

venerdì, luglio 8th, 2016

aula3_geografia3Avanguardie educative, nuove tecnologie digitali, modernità; e ancora tradizione, inclusione, interesse per i bisogni degli alunni più fragili e considerazione per le ambizioni di quelli dotati: questo, e molto altro, è l’Istituto Comprensivo 9 di Bologna, polo 3.0, ente di formazione per i docenti, luogo in cui nasce una pluralità di progetti che lo qualificano come eccellenza, tra le poche d’Italia.
Un riconoscimento importante, che mi coinvolge in prima persona perché da cinque anni insegno al suo interno: e il contatto con colleghi e situazioni stimolanti mi ha consentito di ampliare enormemente il bagaglio delle mie competenze professionali, nonché di arricchire sul piano umano.
Ciò mi ha spinto a scrivere per il blog un ‘post-esperienza’. (altro…)

Imparare retorica: l’importanza dell’argomentazione per la cittadinanza democratica

giovedì, marzo 29th, 2012

©goldendevice“La teoria dell’argomentazione è lo studio metodico delle buone ragioni con cui gli uomini parlano e discutono di scelte che implicano il riferimento a valori quando hanno rinunciato ad imporle con la violenza o a strapparle con la coazione psicologica, cioè alla sopraffazione e all’indottrinamento” (N. Bobbio, Prefazione, in Ch. Perelman – L. Olbrechts-Tyteca, Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica, Torino 1989, pp. XIII-XIV) (altro…)

La scuola come via maestra all’integrazione sociale dei disabili

venerdì, febbraio 19th, 2010

©row“Quando si hanno dei figli mongoli, è meglio restarsene a casa”, così un cliente di una pizzeria trevigiana ha apostrofato qualche settimana fa i genitori di una bambina affetta da sindrome di Down. E ciò è accaduto per il semplice fatto che un pezzetto di carta, utilizzato durante un piccolo gioco di magia eseguito dalla figlia del titolare del locale per alcune bambine, è finito accanto – accanto! – al piatto di quel razzista. Già perché si tratta tecnicamente di razzismo, cioè di una discriminazione basata su un sapere pseudo-scientifico, volto ad allontanare dalla vita quotidiana (quel cliente era lì con tutta la famiglia) un diverso che fa ancestralmente paura. Una paura alimentata dall’attuale clima di insicurezza e di odio e fondata su una conoscenza inadeguata del mondo, impastata di ignoranza e stereotipi che si nascondono dietro un insulto la cui forza risiede proprio nel fatto che una volta fu una categoria scientifica. La frase esprime così emblematicamente la volontà di escludere l’altro, di non integrarlo.

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L’epoca delle passioni tristi

sabato, febbraio 9th, 2008

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Gli autori di questo saggio sono due psichiatri che operano in Francia, presso un centro per la cura delle malattie psichiche di bambini e adolescenti. Di fronte alla crescente richiesta di aiuto rivolta loro, hanno voluto interrogarsi sulla reale entità e sulle origini della massiccia diffusione delle patologie mentali tra i giovani (e gli adulti: è estremamente riduttivo considerare i giovani come unici “protagonisti” del libro). Dalle loro ricerche è emersa la presenza di un malessere diffuso, di una tristezza comune a tutte le fasce sociali. Le cause di queste sensazioni di impotenza e di disgregazione sono dovute a vari fattori, il più importante dei quali sembra essere “il cambiamento di segno del futuro”, che da luminoso e promettente è diventato oscuro e minaccioso. Il futuro, per quanto portatore di nuove conoscenze, non condurrà alla soppressione delle sofferenze umane e neppure alla risoluzione della crisi della società che, da qualche decennio a questa parte, rende tutti instabili, insicuri e pieni di angosce di ogni genere. Le “passioni tristi” dei ragazzi sono il segno visibile di questa crisi. Esiste la possibilità di uscire dai “sintomi” che la rendono visibile, e cioè dal dolore, dall’ansia, o addirittura dalla malattia mentale vera e propria? Il problema non è uscirne, dicono gli autori: è piuttosto quello di insegnare ai pazienti ad “assumere il proprio destino” e a scoprire le proprie potenzialità, al di là di ciò che li rende diversi rispetto alla cosiddetta “norma”.

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