Archive for the ‘La globalizzazione per noi’ Category

“Il futuro è la sola ipotesi concepibile”

martedì, agosto 21st, 2018
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“Forse stiamo imparando a cambiare il mondo prima di immaginarlo, a guardare verso l’avvenire senza proiettarvi le nostre illusioni. Elaborare delle ipotesi per testare la loro validità, spostare progressivamente e prudentemente le frontiere dell’ignoto: ecco ciò che ci insegna la scienza, ciò che dovrebbe promuovere ogni programma educativo e a cui dovrebbe ispirarsi qualunque riflessione politica.”
Questa premessa ci ricorda che per costruire il futuro occorre avere un progetto, meglio se sostenuto da ideali, da portare avanti senza presunzione ma con l’intento di testarlo e migliorarlo strada facendo. Una riflessione su come andare verso il futuro accoglie necessariamente ampie argomentazioni e contiene uno strato pedagogico di fondo, per questo ne parlo nell’ambito delle recensioni sull’insegnamento, poiché un progetto talmente complesso necessita di una acculturazione: “Si delinea così la sola utopia valida per i secoli a venire, le cui fondamenta andrebbero urgentemente costruite o rinforzate: l’utopia dell’istruzione per tutti, la cui realizzazione appare l’unica possibile per frenare, se non invertire, il corso dell’utopia nera che oggi sembra in via di realizzazione.” (altro…)

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La costruzione del consenso

mercoledì, novembre 9th, 2016
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chomskyLa paura della democrazia è profonda. Alexander Hamilton lo espose chiaramente quando descrisse il popolo come una ‘grande bestia’ da cui le élite governanti dovevano essere protette”.
In questa recensione affrontiamo il problema di come l’educazione sia influenzata dalle ideologie politiche. Da diversi anni Noam Chomsky espone la sua credibilità di eminente studioso di linguistica per sferrare pesanti attacchi alla politica americana; questa sua pressante richiesta di trasparenza, onestà e reale democrazia lo ha fatto ritenere “uno dei più importanti pedagogisti della storia”, nonostante non si occupi di teorie dell’istruzione, bensì di strutture grammaticali del linguaggio – da una parte – e di sistemi politici democratici – dall’altra. (altro…)

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Verità nascoste

giovedì, agosto 25th, 2016
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moore

Le parole si susseguono inseguendo le immagini. Una serie di intrighi costruisce un’immagine diversa del paese dell’American Dream e del diritto alla felicità individuale.
“Questa non è casa tua. È piuttosto come se qualcuno avesse tracciato l’ombra dell’America, ne avesse tratto un’impressione e da quella impressione avesse improntato un vasto continente di ombre, governato da fantasmi luminosi, spettri e sagome.” (altro…)

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L’infelicità araba

lunedì, maggio 16th, 2016
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oliveshadow

“L’infelicità araba è anche lo sguardo degli altri. Quello sguardo che impedisce persino la fuga, e che, sospettoso o condiscendente che sia, ti rimanda alla tua condizione ritenuta ineluttabile, ridicolizza la tua impotenza, condanna a priori la tua speranza. E, spesso, ti ferma alle frontiere. Bisogna aver avuto il passaporto di uno stato canaglia per sapere quanto può avere di definitivo uno sguardo di quel genere.”
Samir Kassir, intellettuale beirutino che ha combattuto per la libertà e l’indipendenza del Libano dalla Siria, è stato ucciso undici anni fa nel corso di un attentato terroristico; eppure il suo ultimo saggio è oggi più vivo che mai; e le sue parole, citate sopra, sono taglienti come lame. (altro…)

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Contro il fanatismo

sabato, febbraio 21st, 2015
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©nailshead

“[…] Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. È un grande altruista. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso, di solito. Vuole salvarti l’anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall’errore, dal fumo, dalla tua fede o dalla tua incredulità, vuole migliorare le tue abitudini alimentari, impedirti di bere o di votare nel modo sbagliato. Il fanatico si preoccupa assai di te: o ti si butta al collo perché ti vuol bene sul serio o punta alla gola, nell’eventualità che ti mostri irriducibile. […] Il fanatico è più interessato a voi che a se stesso perché ha un io molto piccolo, o perché non ce l’ha affatto.” Le parole dello scrittore israeliano contemporaneo Amos Oz, tratte dal testo che qui recensiamo, spiegano chiaramente cosa egli intenda per “fanatismo” ed inquadrano in modo originale la figura del fanatico: questi non è solo il perfido pazzo furioso che si imbottisce di esplosivo e salta in aria in una discoteca o su una metropolitana, ma è anche colui che, nascondendosi dietro un sorriso generoso, non accetta altro che la propria visione del mondo e desidera che tutti la assumano, per amore o per forza. (altro…)

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Tre tazze di tè … e molte scuole

lunedì, novembre 3rd, 2014
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3scales“[…] Invece di raccontare semplicemente quanto ha fatto, io voglio vedere Greg Mortenson vincere la sua battaglia. Voglio che vinca perché sta combattendo la guerra al terrore nel modo in cui io credo andrebbe condotta. Battendo la cosiddetta Karakoram Highway sulla sua vecchia Landcruiser, correndo grandi rischi personali per seminare di scuole la regione che diede i natali ai talebani, Mortenson combatte contro i  motivi profondi del terrore ogni volta che offre a uno studente la possibilità di ricevere un’istruzione equilibrata, piuttosto che frequentare una madrassa estremista. […]” (altro…)

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L’enigma multiculturale

sabato, agosto 30th, 2014
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convivenza.jpg

“Consideri il cosiddetto ‘altro’ come una parte necessaria di chi sei e di ciò che vuoi? Hai compreso che l’identità è dialogica?”
Quasi al termine del suo breve saggio, un gioiello tra i numerosi studi sulla multiculturalità, un libro che smaschera l’ipocrisia di tanti sul tema del rapporto con l’altro da sé, Gerd Baumann pone ai lettori due domande fondamentali, spunto di riflessione per ciascun cittadino del mondo contemporaneo. Chi è davvero pronto a vivere in una società multietnica? E chi, invece, pur mostrando interesse per le peculiarità delle diverse etnie, le considera comunque un’isola, sulla quale si conduce una vita differente da cui tenersi a debita distanza? Quali sono le buone prassi di un atteggiamento davvero multiculturale? (altro…)

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¡No! Il cile dal tramonto della dittatura di Pinochet all’alba della democrazia neoliberale

domenica, aprile 20th, 2014
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dismissione

Nel 1988 si tenne in Cile un referendum ‘confermativo’ del regime che il generale Augusto Pinochet aveva instaurato dopo il colpo di stato dell’11 settembre 1973. Nonostante le migliaia di vittime, di desaparecidos, di imprigionati o di esiliati, il regime sembrava ancora ben saldo. Nel 1980 fu votata, pure con referendum, una nuova costituzione che attribuiva otto anni di mandato a Pinochet come Presidente della Repubblica. Dopo le repressioni di inizio anni ’80, l’atteggiamento del regime divenne però più tollerante e vi fu spazio per la formazione di altri partiti e movimenti di opposizione. Il 5 ottobre 1988 si tenne il referendum. Una ventina di partiti si schierarono per il NO al nuovo mandato. La campagna, condotta a partire dal mese precedente alla consultazione, si concentrò soprattutto in uno spazio televisivo di quindici minuti, lasciato a ciascuno dei due fronti ogni giorno verso le 23. Alla chiusura delle urne, dopo i primi falsi comunicati di vittoria del SI, il regime non poté reggere di fronte alla pressione interna e soprattutto internazionale e la mattina seguente fu dichiarata la vittoria del NO. Sebbene Pinochet avesse perso la consultazione, mantenne comunque una posizione politica di rilievo rimanendo capo delle forze armate. Non fu mai processato per i crimini commessi dal suo regime, nonostante lo stato di arresto in cui rimase quasi due anni a Londra nel 1998, quando fu raggiunto dal mandato di cattura internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón.

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“Il sogno della giustizia”: quarant’anni dal golpe contro Salvador Allende

giovedì, settembre 19th, 2013
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unpeso“Siamo di fronte a un vero e proprio scontro frontale fra le grandi compagnie multinazionali e gli stati, che subiscono delle interferenze nelle loro decisioni fondamentali – politiche, economiche e militari – da parte di organizzazioni che non dipendono da nessuno stato e che nel complesso delle loro attività non sono controllate da nessun parlamento, da nessuna istituzione rappresentativa dell’interesse collettivo. In una parola, è tutta la struttura politica del mondo a essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell’umanità,  ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti.” (discorso tenuto da Salvador Allende di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite, 4 dicembre 1972). (altro…)

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Le verità su un conflitto: Israele e Palestina

venerdì, agosto 30th, 2013
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©plot2

“Israele […] è un fenomeno coloniale.  Come l’Australia e gli Stati Uniti, il paese è nato da una conquista e dall’espropriazione degli autoctoni. D’altra parte, […] Israele è ormai uno stato riconosciuto dalla comunità internazionale e dalle Nazioni Unite. Pensare […] che si possano espellere gli Israeliani e rispedirli a “a casa loro” non è né moralmente difendibile né politicamente realistico. Un’ingiustizia non si può riparare con un’altra ingiustizia. Vivono ormai in Terra Santa due popoli: l’uno israeliano e l’altro palestinese. Si può sognare, come fanno alcuni intellettuali israeliani e palestinesi, che uno stato possa riunirli; è una bella utopia, che la nostra generazione non vedrà realizzarsi. E, comunque sia, nessuna soluzione potrà essere imposta in modo unilaterale né all’una né all’altra parte”. (altro…)

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