Archivio per la Categoria ‘La politica da Gramsci a Grillo’

Orientamento 2017 – Punto cieco democrazia

giovedì, gennaio 12th, 2017

seamistIl ministero degli Esteri della Repubblica Federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier, subito dopo il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, ha espresso ‘a caldo’ un parere negativo sul suo esito. Pur riconoscendo la chiara volontà degli elettori e limitando diplomaticamente le conseguenze del risultato a una crisi di governo, ha giudicato questo un contributo assolutamente non positivo in uno dei periodi più difficili per l’Europa. Renzi avrebbe fatto ‘ciò che è giusto e necessario’, ma non sarebbe stato per questo ‘ricompensato’ dai cittadini (implicitamente ingrati, dunque). Ora, viene da chiedersi, come può uno dei più importanti e stimati politici della Germania e del mondo esprimere un tale giudizio di valore che testimonia la mancanta conoscenza dei pericolosi contenuti della riforma? Non li conosce – e allora bisogna rivedere in parte il giudizio sulla sua figura – oppure li conosce, ma vede soltanto alcune potenziali conseguenze sul piano politico-economico che essi potrebbero garantire e non le gravi conseguenze sul piano democratico? E allora, bisognerebbe a maggior ragione rivedere il giudizio sulla sua figura.
Tralasciando altre ipotesi, più maliziose, ciò è comunque sufficiente per affermare che la questione della democrazia era nel suo discorso un ‘punto cieco’. (altro…)

C’era una volta in Turkmenistan

giovedì, dicembre 1st, 2016

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Ad Aşgabat, capitale del Turkmenistan, paese dell’Asia centrale che si affaccia sulle rive orientali del Mar Caspio, esiste una statua equestre del suo attuale Presidente, Kurbanguly Berdymukhamedov, realizzata nel 2012. Alta sei metri e ricoperta d’oro, la statua gira seguendo e indicando il corso del sole. Così il “Protettore” – questo l’epiteto del dentista Berdymukhamedov – segue le orme del suo predecessore, già Presidente assoluto e ‘Padre dei Turkmeni’. Si tratta di elementi di un culto politico della persona del ‘monarca’ divinizzato, mediatore dell’ordine del mondo, che ben si confanno ad un regime premoderno. Apparentemente molto lontano da noi. (altro…)

Invito alla “lucidità”: la necessità di respingere la riforma costituzionale come premessa per un cambiamento democratico del paese

domenica, ottobre 30th, 2016

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Intendo svolgere una considerazione preliminare che prescinde in prima battuta dai contenuti della riforma costituzionale su cui si deciderà con voto referendario nel prossimo dicembre. ‘Cambiare’ non vuol dire necessariamente ‘cambiare in meglio’. Può significare anche cambiare in peggio e in molto peggio. Ora, questa banale constatazione sarebbe superflua, se non fosse che tanto i promotori della riforma, quanto altre personalità pubbliche (si pensi alle dichiarazioni di Roberto Benigni o di Massimo Cacciari), con un movimento di pensiero surrettizio, utilizzano come premessa più o meno implicita, ma evidente, l’idea che l’attuale riforma in quanto cambiamento sia meglio. Certo, è difficile non concordare sul fatto che l’Italia abbia bisogno di voltare pagina. Ma quello che fa la riforma – anticipiamo così il nostro giudizio sui contenuti – è in realtà l’opposto: cercare di costituzionalizzare il peggio, cioè quasi di sancire paradossalmente il non cambiamento. In altre parole, se in Italia le cose vanno male per la democrazia e per la società civile, per il lavoro e per gli investimenti, ecco che ora arriva una riforma che nella sostanza intende legittimare le tendenze peggiori; e nulla garantisce che ciò porterà benefici all’economia. In fondo, anche in altri interventi di cosiddetta riforma è proprio questa la cifra politico-culturale degli ultimi anni: trasformare l’attuale ‘costituzione materiale’ nel paese – il suo concreto funzionare male – in costituzione formale – cioè nella legge fondamentale della Repubblica -, così da neutralizzare una delle più grandi risorse per il cambiamento in senso democratico che ci rimangono: la nostra carta costituzionale. (altro…)

Per una cultura politica repubblicana

lunedì, settembre 19th, 2016

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“Gli ordinamenti costituzionali e le leggi, anche i migliori, non sono sufficienti a proteggere la repubblica dall’aggressione esterna, dalla tirannide e dalla corruzione se non sono sostenuti da quella particolare forma di saggezza che fa capire ai cittadini che il loro interesse individuale è parte del bene comune; da quella generosità dell’animo e da quella giusta ambizione che li spinge a partecipare alla vita pubblica; da quella forza interiore che dà la determinazione di resistere contro i potenti e gli arroganti che vogliono opprimere. Ma quella saggezza, quella giusta ambizione, quella generosità dell’animo non sono altro che i diversi aspetti di quella virtù che gli scrittori politici repubblicani chiamavano virtù civile, perché è la virtù di chi vuole e sa vivere come cittadino. Il cuore del repubblicanesimo è la carità laica, ovvero quella passione che ci fa sentire l’oppressione, la violenza, l’ingiustizia e la discriminazione perpetrate contro altri come atti che ci offendono come se noi fossimo le vittime. Proprio perché è figlia della carità, la politica repubblicana non aspira a rendere gli uomini felici, ma a ridurre la sofferenza umana.” (altro…)

Pensieri sulla Repubblica – Partito d’azione

martedì, marzo 8th, 2016

holemblem“Il Partito d’azione aspira alla fondazione di una società di uomini liberi, in cui l’eguaglianza politica e sociale dei cittadini segni la fine di ogni oppressione dell’uomo sull’uomo. Il Partito d’azione è perciò innanzi tutto l’interprete delle aspirazioni di giustizia e di libertà dei lavoratori: operai, contadini, artigiani, tecnici, intellettuali e quanti altri vivono del proprio lavoro senza sfruttare il lavoro altrui.” (altro…)

Pensieri sulla Repubblica – Corrado Alvaro e la dignità di un popolo

lunedì, febbraio 1st, 2016

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“Si diceva il popolo italiano immaturo all’esercizio fondamentale dei diritti civili [L’autore allude allo svolgimento delle elezioni del marzo 1946]. Il popolo italiano è oggi più maturo di quanto non siano quei politicanti cortigiani che gli contestano la sua maggiore età. Essi hanno come solo argomento che la monarchia sia il mediocre espediente per un popolo inferiore. Il popolo italiano non è rassegnato a farsi disprezzare” (Corrado Alvaro, Appello per la repubblica, in: Dalla monarchia alla Repubblica, 1943-1946. La nascita della Costituzione italiana, a cura di Enzo Santarelli, Roma 22006, pp. 90–92). (altro…)

È tardi

giovedì, novembre 19th, 2015

untitledQualche giorno fa, riflettendo sui temi che avrei sviluppato nel post di bilancio per l’anno 2015, in occasione del nostro ottavo anniversario di impegno nel blog, avevo pensato di scrivere un pezzo sulla grave emergenza democratica nei paesi occidentali e di attribuire a queste riflessioni un titolo come “Si sta facendo tardi”.  Vi avrei in particolare discusso quell’impressione, sempre più forte nelle ultime settimane, che ormai le élite conservatrici e tendenzialmente antidemocratiche che prevalgono in Occidente e in generale nel mondo, avrebbero ancora di più sfruttato tragedie – ad esempio, l’ultimo incidente aereo sui cieli dell’Egitto – per esercitare un’ulteriore compressione dei diritti dei cittadini. Ora gli attentati di Parigi e, sulla comprensibile ondata emotiva, le conseguenti reazioni rischiano di imprimere una nuova accelerazione a questa tendenza. Queste tragedie potrebbero essere infatti facilmente strumentalizzate. Non abbiamo bisogno di intercettazioni, fughe di notizie o immagini rubate di questo o quel governante per saperlo; è la loro stessa cultura politica che ce lo prova quotidianamente. (altro…)

Il paese dei balocchi: il patrimonio delle città d’arte italiane da generatore di cittadinanza ad attrazione da luna park

domenica, settembre 20th, 2015

facade“Il valore civico dei monumenti è stato negato a favore della loro rendita economica, e cioè del loro potenziale turistico. Lo sviluppo della dottrina del patrimonio storico e artistico come «petrolio d’Italia» (nata negli Ottanta di Craxi) ha accompagnato la progressiva trasformazione delle nostre città storiche in luna park gestiti da una pletora di avidi usufruttuari. Le attività civiche sono state espulse da chiese, parchi e palazzi storici, in cui ora si entra a pagamento, mentre immobili monumentali vengono incessantemente alienati a privati, che li chiudono o li trasformano in attrazioni turistiche. Come in un nuovo feudalesimo, le nostre città tornano a manifestare violentemente i rapporti di forza, soprattutto economici: da traduzione visiva del bene comune a rappresentazione della prepotenza e del disprezzo delle regole.” (altro…)

¡No! Il cile dal tramonto della dittatura di Pinochet all’alba della democrazia neoliberale

domenica, aprile 20th, 2014

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Nel 1988 si tenne in Cile un referendum ‘confermativo’ del regime che il generale Augusto Pinochet aveva instaurato dopo il colpo di stato dell’11 settembre 1973. Nonostante le migliaia di vittime, di desaparecidos, di imprigionati o di esiliati, il regime sembrava ancora ben saldo. Nel 1980 fu votata, pure con referendum, una nuova costituzione che attribuiva otto anni di mandato a Pinochet come Presidente della Repubblica. Dopo le repressioni di inizio anni ’80, l’atteggiamento del regime divenne però più tollerante e vi fu spazio per la formazione di altri partiti e movimenti di opposizione. Il 5 ottobre 1988 si tenne il referendum. Una ventina di partiti si schierarono per il NO al nuovo mandato. La campagna, condotta a partire dal mese precedente alla consultazione, si concentrò soprattutto in uno spazio televisivo di quindici minuti, lasciato a ciascuno dei due fronti ogni giorno verso le 23. Alla chiusura delle urne, dopo i primi falsi comunicati di vittoria del SI, il regime non poté reggere di fronte alla pressione interna e soprattutto internazionale e la mattina seguente fu dichiarata la vittoria del NO. Sebbene Pinochet avesse perso la consultazione, mantenne comunque una posizione politica di rilievo rimanendo capo delle forze armate. Non fu mai processato per i crimini commessi dal suo regime, nonostante lo stato di arresto in cui rimase quasi due anni a Londra nel 1998, quando fu raggiunto dal mandato di cattura internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón.

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Backlash all’italiana: la cultura politica conservatrice contro le donne

domenica, febbraio 9th, 2014

butterfly

“Si tratta dunque di un neoconservatismo rancoroso, tradizionalista e un po’ nostalgico dell’Italietta passata, quando le donne stavano al loro posto, a cui corrisponde una cultura popolare diventata egemone grazie al sistema mediatico, in particolare alla televisione, che tanto contribuisce nella società italiana, a formare un senso comune condiviso. Anche se non sono prodotti da un “segreto concilio” che coordina tutto, rappresentazioni mediatiche e discorsi politici finiscono per apparire ai più come un insieme coerente, coincidente con la cultura popolare italiana: si afferma così un tipo di senso comune e si attuano pratiche sociali che hanno al tempo stesso un profondo significato politico e influenzano la vita quotidiana, nonché le minds – nel senso dello spirit dell’atteggiamento – delle donne (e degli uomini) italiani. E la influenzano in maniera considerevole, in ogni momento della vita quotidiana, nelle mille ingiustizie che le donne subiscono da parte di compagni violenti, giudici borbonici (ricordate la sentenza dello stupro della ragazza che portava i jeans?), datori di lavoro sfruttatori.” (altro…)


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