Salviamo l’Italia!
giovedì, gennaio 19th, 2012
“Aggiungerei anche l’idea delle “riforme mobili” [...]. Non si tratterebbe di “riforme” come quelle di cui oggi si sente parlare – la riforma pensionistica (ossia i tagli alle pensioni), la riforma dell’equilibrio dei poteri (ossia distruggerlo), la riforma della Costituzione (no comment). Sarebbero invece riforme che coinvolgono i cittadini stessi in una dinamica di decision making che parte dal basso verso l’alto […]. Idealmente, le “riforme mobili” sono quelle che, strada facendo, portano la gente a interessarsi alla politica, ad autorganizzarsi, a prendere parte continuativa nel processo riformatore. In questo schema gli individui non sono solo i destinatari passivi delle politiche che discendono dall’alto, ma diventano rapidamente cittadini attivi, critici e dissenzienti. Un’idea simile porterebbe al capovolgimento della politica come la conosciamo ora, perché imporrebbe ai politici di diffondere il potere, invece di concentrarlo. Il concetto delle “riforme mobili” può essere applicato a molte sfere diverse – all’ambiente con la raccoltà differenziata, il risparmio energetico e altre misure che partono dalle famiglie stesse, alle politiche partecipative con la creazione di veri forum dei cittadini (non quelli fasulli della “consultazione”).”. (continua…)
“Caserta, 9 novembre [1860]. Sera [...]

“Quel che importa è comprendere che lo scopo della presente guerra è non soltanto di farla finita col fascismo, il razzismo, il militarismo, ma di intraprendere decisamente la lenta e difficile costruzione d’un mondo in cui il timore e la miseria non pesino più sugli individui e sui popoli, in cui i nazionalismi ciecamente rivendicatori facciano posto a una solidarietà internazionale organizzata, in cui l’oppressione e lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo siano aboliti e in cui ciascuno possa avere quella parte del patrimonio ereditario comune della civiltà che gli consenta di vivere una vita veramente umana.”
“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.” (Primo Levi, Un passato che credevamo non dovesse tornare più, in “Corriere della Sera” dell’8 maggio 1974).
“La visione che Berlusconi ha della politica si basa quindi su un miscuglio erosivo di libertà negativa e di democrazia formale, personalizzata. La combinazione è erosiva perché la libertà negativa, non affiancata dalla sua controparte positiva, mette fatalmente a repentaglio lo sforzo di imporre il rispetto degli interessi collettivi. Essa nega a una determinata società la possibilità di intervenire in nome del bene comune e di stabilire dei limiti che costituiscano una base obbligata ai fini della realizzazione individuale. La libertà negativa, se non bilanciata, incoraggia piuttosto la nascita all’interno della società civile di individui dal potere sconfinato, restii a sottomettersi a uno stato di diritto notevolmente indebolito. Individui liberi, troppo liberi viene voglia di dire, di ‘fare da sé’.”
“L’Italia da circa mezzo secolo s’agita, si travaglia per divenire un sol popolo e farsi nazione. Ha riacquistato il suo territorio in gran parte. La lotta collo straniero è portata in buon porto, ma non è questa la difficoltà maggiore. La maggiore, la vera, quella che mantien tutto incerto, tutto in forse è la lotta interna. I più pericolosi nemici d’Italia non sono i Tedeschi, sono gl’Italiani. E perché? Per la ragione che gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, pria, che si riformino loro, perché l’Italia, come tutt’i popoli, non potrà divenir nazione, non potrà esser ordinata, ben amministrata, forte così contro lo straniero come contro i settari dell’interno, libera e di propria ragione, finché grandi e piccoli mezzani, ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene, od almeno il meglio che può. Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuol forza di volontà e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere, onde, per dirla in una parola sola, il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani che sappiano adempiere al loro dovere; quindi che si formino alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto.” (Massimo D’Azeglio, I miei ricordi, a cura di S. Spellanzon, Milano 1956, pp. 17-18).
“Chissà quante volte gli sarà accaduto di dover scrivere una lettera all’altro se stesso. E mandarla, per conoscenza, anche al terzo se stesso. Il quale, a rigor di logica, avrebbe dovuto telefonare al quarto se stesso per avvertirlo. Ma questo dev’essere stato l’ultimo dei problemi di P. C., che a un certo punto della sua vita si è trovato a essere nello stesso istante: commissario straordinario di governo per il ponte sullo Stretto di Messina, amministratore delegato dello Stretto di Messina spa, società concessionaria dell’opera, presidente e direttore generale dell’Anas, società del Tesoro che controlla l’82% dello Stretto di Messina spa. Un’imbarazzante sovrapposizione di incarichi. Non senza vantaggi: la rapidità di comunicazione e la concordia delle decisioni.”
“Per questa sua capacità di beneficare e di affascinare, la corte nasce con facilità e si rafforza in breve volgere di tempo. In Italia è rinata e ha messo radici all’ombra delle istituzioni repubblicane per effetto del potere enorme di Silvio Berlusconi e dell’acquiescenza di gran parte dell’élite politica. La sua persona è al disopra e al centro rispetto a tutti gli altri che si muovono nell’agone politico e ai normali cittadini. Non dipende da altri che hanno più potere, mentre da lui dipendono direttamente centinaia di migliaia di persone che per conservare benefici devono adoperarsi per lui. Silvio Berlusconi non prende ordini, li impartisce. Deve accettare limiti al proprio potere, e a volte deve anche fare concessioni ad alcuni dei cortigiani più intraprendenti, ma la sua superiorità e la sua centralità non sono in questione.” 