L’ “Anello” della Repubblica: l’Italia come laboratorio di forme di potere occulte
sabato, ottobre 9th, 2010
“Se l’ossessione americana dell’anticomunismo, la splendida e ingombrante posizione geografica della nostra penisola, la presenza in casa del Vaticano, non bastassero a spiegare la nascita di quella che ormai viene pacificamente accettata come la “doppia lealtà” e “la sovranità limitata del nostro Stato”, possiamo aggiungere un’ulteriore causa di menomazione che è l’assenza di una classe politica e dirigenziale educata al senso di appartenenza allo Stato democratico. Questa mancanza non è stata frutto del caso, ma è figlia legittima della sostanziale continuità tra la nascente Repubblica e le istituzioni fasciste, compresi gli stessi funzionari. Se ciò avvenne non fu solo a causa dell’ambiguità e della compiacenza italica, ma anche di una strategia ben studiata: quella di reclutare tutto il personale del vecchio regime, a cominciare dagli agenti dell’Ovra, la polizia fascista, per innestarlo nei gangli del nuovo Stato. Era quello l’antidoto naturale all’attecchimento del comunismo”. (continua…)


“Blandire la folla, allora, può essere, in certe circostanze, non un cedimento ma un accorgimento prudente di quanti hanno a cuore prima di tutto la salvezza del governo. Pilato non si è sbagliato a rimettersi alla voce della folla radunata davanti al Pretorio. Voleva sapere da che parte in quel momento spirasse il favore popolare, per potercisi conformare. Pilato democratico, dunque […]? Per nulla. Per andar dietro al favore popolare e assecondare il popolo, non è affatto necessario essere dei demòcrati. Si può, all’opposto, essere dei perfetti autocrati. È degli autocrati di ogni tempo l’ossessione della ‘presa diretta’ sul popolo, della gommosa aderenza allo spirito popolare. Alla fine, Pilato è più vicino allo spirito popolare di quanto non sia Gesù il profeta. I profeti che vengono a ‘mettere il fuoco in terra’ (Lc 12, 49) sono messi a morte dalla folla, a preferenza degli autocrati che si sforzano di blandirla.”
“Oggi il populismo ha perso quelle ingenuità [del pieno Novecento] e si presenta in una forma più sofisticata e quindi più insidiosa. Si ammanta infatti di una domanda di “vera democrazia”, al posto di quella attuale, consunta dalla grettezza di una classe politica inetta. Chiede strumenti di partecipazione diretta per far sentire la voce del popolo. Richieste giuste e condivisibili, in linea di principio. Solo che <
“Sappiamo bene, e lo abbiamo già rilevato, che la radice del totalitarismo fascista affonda nel corpo sociale della nazione, là dove sono privilegi che non vogliono cedere il passo alla giustizia che avanza fatalmente in una società democratica, là dove sono angustie mentali, egoismi e chiusure, là dove si teme la libertà e non si crede alla sua forza creativa, redentrice e in definitiva ordinatrice e garante, là dove si guardano in superficie le cose ed il cammino della storia, là dove ci si affida incautamente alla illusoria efficacia risolutrice della forza.” (Aldo Moro, 1962)
“l’uomo di successo che si è fatto da solo; il «clan» che ha creato sin dagli inizi e che per lui è una specie di famiglia allargata e rassicurante; il carisma animalesco e ben tangibile [...]; la sua ostentata ignoranza [...] per tutto ciò che è complicato e che va al di là dei sentimenti elementari, delle intuizioni primarie, del diritto di natura [...]; a dirla in breve, si tratta di una mistura sapiente tra la forza della televisione e la democrazia plebiscitaria, che capita in una fase di smarrimento massimo della società e di assenza pressoché completa di ogni principio e autorità. [...] Celentano farà scuola. Ha messo in moto un meccanismo, ha reso visibile il fascino ipnotico della televisione, ha dimostrato che una massa cospicua di italiani è inerme, disponibile alla suggestione di un guru attrezzato per la bisogna, stufa e arcistufa dei farisei di sempre e dei sepolcri imbiancati. Qualcuno prima o poi perfezionerà l’esperienza, la volgerà a un fine mirato e politico”. (Eugenio Scalfari, Il nostro guru del sabato sera, in “La Repubblica” 15 dicembre 1987, cit. a p. 155-156) 


