Glossario

(in allestimento)

Biopirateria

Marketing politico


Distretto industriale

“Un distretto industriale viene individuato sulla base di una serie di criteri: l’industrializzazione manifatturiera, la densità  imprenditoriale, la specializzazione produttiva e la dimensione delle imprese. Vi sono varie tipologie di distretto:
Distretti tradizionali (modello Becattini), entità con forte radicamento nella comunità  locale corredata da risorse cognitive tacite e informali. Questi distretti adottano, dopo un lungo periodo di ristrutturazioni e diversificazioni settoriali, una strategia operativa basata sulla flessibilità  difensiva, con indicatori di performance delle imprese tendenzialmente negativi. Questo modello sembra in difficoltà  di fronte la dimensione globalizzata dei mercati;
– Postdistretti (distretti con il nocciolo), modello di sviluppo locale industriale trainato da una o più medie e medio-grandi aziende di peso nazionale-internazionale, che di fatto guidano l’intero sviluppo territoriale locale. Questi distretti richiedono la presenza di comunità  professionali in grado di catturare conoscenze e innovazioni, capaci quindi di aumentare il grado di apprendimento dell’intera sistema locale, come premessa all’imitazione e all’innovazione.
– Metadistretti (network high-tech localizzati) i cui legami con il territorio sono fortemente intermediati dalla presenza di comunità  professionali innovative. La presenza di queste o la capacità  di attrarle, o ancora trattenerle, un requisito fondamentale per la competitività  territoriale, ma anche per definire un’identità  di connessione del territorio che le ospita. Queste imprese high tech che hanno come prodotto l’innovazione stessa, soggetta a un veloce deperimento, necessitano di risorse cognitive evolute di livello elevato.”
(La definizione è tratta da: Schede, a cura di F. Orazi e M. Socci, in C. CARBONI, Un nuovo marchingegno: declino o svolta del modello marchigiano di sviluppo, pp. 130-131)

Intransigenza

Una condotta etico-politica, caratterizzata da una fermezza senza compromessi, che consiste in una capacità di resistere alle pressioni, agli allettamenti, alle minacce, senza tuttavia essere chiusi, fanatici o fortemente condizionati da sistemi ideologici di pensiero. L’atteggiamento del buon intransigente è invece aperto agli altri, alla discussione e al dubbio, inteso come interrogazione costante dei limiti delle proprie posizioni. Esso si accompagna alla disponibilità all’ascolto, all’analisi rigorosa delle argomentazioni altrui, allo spirito critico, alla mitezza e al senso di responsabilità.  Si tratta di un’attitudine che la prudenza politica suggerisce come migliore in determinate situazione per il rispetto dei principi democratici. Si alimenta della forza di certe passioni quali lo sdegno per l’ingiustizia, l’amore per libertà, l’amore della patria inteso come cura della libertà comune, il senso del dovere e del sacrificio. L’intransigenza non è tuttavia considerata normalmente una virtù politica; anzi, è spesso additata come un vizio, specie nel nostro paese dove tale atteggiamento contrasta con il radicato cinismo e servilismo. (Sintetizzato da M. Viroli, L’intransigente, Roma-Bari 2012)

Panino

Si definisce così una particolare struttura di uno o più servizi giornalistici, radiofonici o televisivi, riguardanti la politica. La ‘prima fetta di pane’ del governo, il ‘companatico’ dell’opposizione, la ‘secondo fetta’ della maggioranza che sostiene il governo. Solitamente vengono presentate in successione soltanto le posizioni degli esponenti dei diversi partiti politici, le cui opinioni sono espresse secondo modelli formali preconfezionati (‘propone’, ‘attacca’, ‘contrattacca’). L’effetto è quello di rendere più efficaci le posizioni della maggioranza di governo, che ha la prima e l’ultima parola. Il p., già  presente in precedenza si è diffuso nelle trasmissioni di informazione – in particolare il TG1 diretto da Mimun e i giornali radio diretti da Bruno Socillo – durante il secondo governo Berlusconi (2001-2006).

Resilienza.

Un concetto che si sta diffondendo in più ambiti, andando ad assumere in quello umanistico un ruolo che sembra necessario per affrontare le sfide della nostra epoca. Resilienza è la resistenza dei materiali alle sollecitazioni, determinandone il punto di rottura con una prova d’urto, e il suo contrario è l’indice di fragilità; deriva infatti dal latino resilire = rimbalzare. Traslando questo significato in ecologia, diventa la velocità con cui un ecosistema può tornare al suo stato iniziale, dopo essere stato sottoposto a una perturbazione. Diventa facile adottare una tale situazione fisica per rappresentare le condizioni umane che reagiscono alle forze avverse, tanto che la Treccani riporta una citazione da Primo Levi: Schiacciata sotto il peso del corpo mascolino, Line si torceva, avversario tenace e resiliente, per eccitarlo e sfidarlo. La psicologia studia le nostre capacità di reazione, indagando i soggetti che ne sono naturalmente più provvisti per provare a ricavarne strategie utili tanto per i singoli, che per i metodi educativi; ne fanno uso anche le aziende, perché la resilienza sembra più importante dell’istruzione e dell’esperienza per raggiungere il successo. Sono resilienti i soldati americani mutilati che si sono battuti contro le mine antiuomo, vincendo il premio Nobel per la pace (White e Rutherford). Altri, torturati in Vietnam, dimostrano resilienza riuscendo oggi a relazionarsi meglio con le altre persone, apprezzando la vita e proiettandosi verso il futuro. Il segreto sta nel far fronte allo stress utilizzando la reazione ad esso in modo costruttivo: non evitando le ansie, bensì sfruttandole. Pare che si nasca resilienti e che questa dote possa essere rinforzata dal contesto di crescita. Per chi non ha queste fortune, gli studi dimostrano che si può imparare ad essere più resilienti, si possono allenare le strutture cerebrali a rinforzare la resilienza, vivendo meglio e più a lungo.
I metodi sono diversi:

– Controllare le emozioni negative, tramite la rivalutazione cognitiva e la meditazione, guardando alla realtà senza giudicarla e modificando i propri stereotipi grazie all’elasticità mentale.
– Sviluppare punti di vista ottimisti ma, allo stesso tempo, realistici, escludendo le situazioni negative e volgendo in positivo quelle ambigue.
– Mantenere una buona attività fisica, equilibrata e non eccessiva (non stressante), che permette di riparare i neuroni danneggiati dallo stress, regolare le emozioni, migliorare la memoria.
– Coltivare una rete sociale che funga da rete di protezione, trovando dei sostegni affettivi e dei modelli da imitare nelle persone che sono positive per noi.

Southwick e Charney: Pronti a tutto, in Mente & Cervello anno XII n.119, novembre 2014.

 

Tempi incerti (uncertain times).

Tra gli effetti della modernizzazione industriale vi sono anche dei nuovi rischi che producono un’insicurezza aggiuntiva, fabbricata dalla civiltà stessa (manufactured uncertainties). Le caratteristiche peculiari di questi nuovi rischi indotti dalla società industriale avanzata sono: il non essere confinati in coordinate spazio-temporali ben precise, ma essere potenzialmente onnipresenti; il non essere compensabili, cioè dar luogo a processi irreversibili, ragion per cui l’unico mezzo di contrasto è la prevenzione. Questa particolare situazione di insicurezza indotta costringe a dover scandagliare non solo quello che si sa, ma anche tutto quello che non si sa, cioè delle possibili conseguenze che non sono prevedibili. Per questo motivo l’indeterminabilità deve assurgere a principio dell’assunzione di responsabilità e della riflessività. (concetto rielaborato a partire dalle riflessioni del sociologo tedesco Ulrich Beck).

Valore d’uso/Valore di scambio.

Washington Consensus


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