Glossario
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BiopirateriaÂ
Marketing politico
Distretto industriale
Un distretto industriale viene individuato sulla base di una serie di criteri: l’industrializzazione manifatturiera, la densità imprenditoriale, la specializzazione produttiva e la dimensione delle imprese. Vi sono varie tipologie di distretto:
“1 – Distretti tradizionali (modello Becattini), entità con forte radicamento nella comunità locale corredata da risorse cognitive tacite e informali. Questi distretti adottano, dopo un lungo periodo di ristrutturazioni e diversificazioni settoriali, una strategia operativa basata sulla flessibilità difensiva […], con indicatori di performance delle imprese tendenzialmente negativi. Questo modello sembra in difficoltà di fronte la dimensione globalizzata dei mercati;
2 – Postdistretti (distretti con il nocciolo) […], modello di sviluppo locale industriale trainato da una o più medie e medio-grandi aziende di peso nazionale-internazionale, che di fatto guidano l’intero sviluppo territoriale locale. Questi distretti richiedono la presenza di comunità professionali in grado di catturare conoscenze e innovazioni, capaci quindi di aumentare il grado di apprendimento dell’intera sistema locale, come premessa all’imitazione e all’innovazione.
3 – Metadistretti (network high-tech localizzati) i cui legami con il territorio sono fortemente intermediati dalla presenza di comunità professionali innovative. La presenza di queste o la capacità di attrarle, o ancora trattenerle, è un requisito fondamentale per la competitività territoriale, ma anche per definire un’identità di connessione del territorio che le ospita. Queste imprese high tech che hanno come prodotto l’innovazione stessa, soggetta a un veloce deperimento, necessitano di risorse cognitive evolute di livello elevato.â€
(La definizione è tratta da: Schede, a cura di F. Orazi e M. Socci, in C. CARBONI, Un nuovo marchingegno: deglino o svolta del modello marchigiano di sviluppo, pp. 130-131)
Panino
Si definisce così una particolare struttura di uno o più servizi giornalistici, radiofonici o televisivi, riguardanti la politica. La ‘prima fetta di pane’ è del governo, il ‘companatico’ è dell’opposizione, la ‘secondo fetta’ è della maggioranza che sostiene il governo. Solitamente vengono presentate in successione soltanto le posizioni degli esponenti dei diversi partiti politici, le cui opinioni sono espresse secondo modelli formali preconfezionati (‘propone’, ‘attacca’, ‘contrattacca’). L’effetto è quello di rendere più efficaci le posizioni della maggioranza di governo, che ha la prima e l’ultima parola. Il p., già presente in precedenza si è diffuso nelle trasmissioni di informazione – in particolare il TG1 diretto da Mimun e i giornali radio diretti da Bruno Socillo – durante il secondo governo Berlusconi (2001-2006).
Washington Consensus
