Scambiarsi la veste: i rapporti tra chiesa e stato in un’epoca di attacco alla laicità
giovedì, dicembre 9th, 2010
“Laicità significa spazio pubblico a disposizione di tutti per esercitare, in condizioni di libertà e uguaglianza, i diritti di libertà morale (di coscienza, di pensiero, di religione e di culto, ecc.) e per costruire a partire da questi la propria esistenza: uno spazio voluto dagli uomini indipendentemente da Dio, etsi Deus non daretur; una “città degli uomini” in cui ci sia spazio per tutti, credenti e non credenti. Si può anche aggiungere: una città che offre a tutti coloro che la ricercano la possibilità della salvazione in un destino immortale ultramondano, consentendo loro la pratica dei loro riti e l’amministrazione dei propri sacramenti salvifici, ma che non prevede una salvazione universale – della città umana come tale e di tutti i suoi membri – attraverso l’adozione di una religione ufficiale; onde chi vuole perdersi in una visione della vita puramente terrena è perfettamente libero di vivere la vita cittadina, come tutti gli altri.” (continua…)
“Le impasse del governo pastorale cattolico-romano sembrano dunque altrettante evocazioni del concilio futuro: se il papato non è in grado di scegliere fra conservazione del celibato e conservazione dell’eucarestia, se nessuno vuol convocare concili nazionali per entrare davvero nell’etnicismo che riesplode, se la pastorale non riesce a iniziare al perdono chi ha patito del modificarsi dei costumi famigliari e delle identità sessuali, se i vescovi fingono di accontentarsi di qualche piccolo trucco nella contabilità pastorale per occultare la discrasia fra sete di vita spirituale e amministrazione dei sacramenti – ebbene, tutto ciò dovrà essere discusso in un concilio, perché solo un concilio potrà trovare quello slancio riformatore che è tanto urgente quanto carente nell’episcopato disperso nell’orbe.”