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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; evoluzione</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>La democrazia della natura: il ruolo del caso nell&#8217;evoluzione</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 09:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e trasmissione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione scientifica]]></category>
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&#8220;La selezione naturale rimane il filtro fondamentale che ogni novità  deve superare, ma il caso ha fatto irruzione sulla scena. La mutazione é casuale, la deriva genetica é casuale, ed é casuale anche un altro fondamentale fattore evolutivo, la ricombinazione, un fenomeno per cui il genoma paterno e materno si scambiano dei pezzi, prima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/05/darwin.jpg" title="darwin.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/05/darwin.jpg" alt="darwin.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;La selezione naturale rimane il filtro fondamentale che ogni novità  deve superare, ma il caso ha fatto irruzione sulla scena. La mutazione é casuale, la deriva genetica é casuale, ed é casuale anche un altro fondamentale fattore evolutivo, la ricombinazione, un fenomeno per cui il genoma paterno e materno si scambiano dei pezzi, prima di dare origine alle cellure riproduttive, da cui potrà  nascere un nuovo individuo. [...] L&#8217;improvvisa irruzione del caso sulla scena della vita ha creato un disagio anche superiore all&#8217;idea di essere parenti delle scimmie. [...] A ben vedere, la preponderanza del caso porta possibilità  innumerevoli a ciascun essere vivente. E&#8217; come se ogni individuo godesse delle stesse probabilità  di progredire: una democrazia universale della natura, che forse tende anche a estendere la durata della vita di tutte le specie e di tutti gli individui. Ad ogni generazione, l&#8217;ambiente vaglia chi é in grado di vivere e chi no, poi con la nuova generazione si rimescolano di nuovo le carte.&#8221;<span id="more-208"></span></p>
<p>In occasione del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione dell&#8217;opera di Charles Darwin <em>L&#8217;origine delle specie</em> (e del duecentesimo dalla nascita dello stesso studioso), presentiamo un breve saggio del genetista Luca Cavalli-Sforza e di suo figlio Francesco, regista e divulgatore, dal titolo <em>La selezione naturale e il caso (la democrazia della natura)</em>, pubblicato in un numero monografico di &#8220;Micromega. Almanacco di scienze&#8221; (2009), pp. 87-94.<br />
I due autori si occupano di un aspetto specifico della teoria dell&#8217;evoluzione, il <strong>caso</strong>, che é forse l&#8217;elemento che più turba le coscienze religiose, in quanto esclude l&#8217;esistenza di un disegno intelligente del mondo e a maggior ragione l&#8217;idea di una creazione divina centrata sull&#8217;uomo.</p>
<p>La <strong>teoria dell&#8217;evoluzione</strong> é ormai generalmente accettata in ambito scientifico; tuttavia, la sua efficace divulgazione risulta ancora <strong>contrastata da credenze e dogmi religiosi</strong>, i cui sostenitori si oppongono alla rivoluzione del pensiero che essa porta con sé, cioé il definitivo <strong>abbandono dell&#8217;antropocentrismo</strong>, quindi di una visione del mondo convergente e culminante nell&#8217;essere umano. Ed é perciò che ancora negli ultimi anni, con un impegno rinnovato, gruppi di potere religiosi e conservatori hanno cercato di impedire l&#8217;apprendimento della teoria evoluzionistica nelle scuole, al fine di inculcare ai bambini visioni più statiche, ordinate e gerarchizzate del mondo biologico &#8211; e indirettamente, aggiungo, di quello sociale, perché tale appare il loro scopo ultimo.<br />
Questa difficile ricezione si é tradotta purtroppo in <strong>fraintendimenti</strong> della teoria darwiniana: ad es. vi é chi l&#8217;ha accusata di essere piattamente deterministica; altri vi hanno invece visto, in positivo o in negativo, una concezione del mondo competitiva e poco solidale, in cui si legittima il dominio del più forte. La concezione evoluzionistica deve essere invece compresa come <strong>una serie di strumenti concettuali che ci permettono di comprendere meglio lo sviluppo della vita</strong> sulla Terra.<br />
Le indagini biologiche di Darwin scaturivano da una serie di riflessioni condotte a partire dal pensiero di un economista inglese, Thomas Malthus, il quale aveva osservato che <strong>la consistenza della prole degli esseri viventi é sempre superiore alle risorse disponibili per sfamarli</strong>. Tale fenomeno ha per conseguenza un&#8217;alta mortalità  dei figli, riscontrabile per lungo tempo anche nelle società  umane, nonostante le forme culturali di controllo delle nascite con metodi contraccettivi. Coloro che nella prole riescono a sopravvivere per una serie di favorevoli circostanze verificatesi nell&#8217;interazione tra individuo e ambiente, sono messi in condizione di riprodursi e di trasmettere il proprio patrimonio genetico con quelle caratteristiche che gli hanno consentito la sopravvivenza (ad es. la resistenza ad una particolare malattia). Ma gli esiti di questa complessa costruzione biologica non sono destinati ad un successo permanente e la situazione può essere messa in discussione dal mutamento delle condizioni in quel medesimo ambiente o semplicemente in un altro ambiente.<br />
La teoria darwiniana si concentrava quindi sostanzialmente sulla <strong>selezione naturale</strong>, intesa come <strong>un fenomeno demografico riguardante la mortalità  e la fecondità  di una popolazione</strong>. Il vantaggio posseduto da alcuni individui in una determinata situazione si traduceva in un&#8217;accresciuta possibilità  di riprodursi e diffondere il proprio patrimonio genetico. L&#8217;accumularsi di differenze nei gruppi appartenenti originariamente ad una stessa popolazione, ma poi diffusisi in ambienti diversi, avrebbe quindi comportato la costituzione di altre specie.<br />
Al tempo di Darwin non era ovviamente conosciuto il &#8216;veicolo&#8217; molecolare proteinico che trasmetteva queste caratteristiche; esisteva certo un sapere pratico relativo alle selezioni delle specie animali e vegetali, ma non vi era stata nessuna elaborazione teorica. Solo con il religioso boemo Gregor Mendel, nella seconda metà  del secolo XIX, si giunse ad un modello di distribuzione dei caratteri degli esseri viventi nella loro prole.<br />
Occorreva però attendere la metà del &#8216;900 perché venisse individuata la complessa struttura molecolare dell&#8217;acido desossiribosonucleico (DNA), presente in ogni cellula. Da allora si é impetuosamente sviluppata la biologia genetica, che negli ultimi anni é approdata alla <strong>mappatura del genoma</strong>, cioé del complesso dei geni trasmessi dalla molecola di DNA. Da tale mappatura é risultata la <strong>presenza di molte parti del genoma comuni a tutti gli esseri viventi</strong>, dai batteri all&#8217;uomo, e di altre parti invece da cui si può constatare il <strong>grande processo di differenziazione</strong> avvenuto nel corso di miliardi di anni; si sono peraltro rilevate molte aree della mappa genetica che sono dei <strong>residui di precedenti esperimenti della vita sulla Terra</strong>, ancora conservati nonostante la loro &#8211; solo apparente, direi &#8211; inutilità . Il fenomeno &#8216;vita&#8217; si é infatti manifestato in un&#8217;altissima varietà  di forme, tanto che la <strong>biodiversità </strong> constatabile in questo momento sul nostro pianeta darebbe conto soltanto dell&#8217; 1% delle specie che le hanno precedute. Tale biodiversità  é il risultato di costanti <strong>mutazioni genetiche</strong> provocate da cambiamenti, spesso minimi, delle strutture molecolari: la maggior parte di essi sono irrilevanti; alcuni possono invece essere significativi e portare con sè dei vantaggi o degli svantaggi per l&#8217;adattamento.<br />
Gli <strong>uomini</strong> oggi esistenti sulla terra sono uno degli esiti di questa multiforme evoluzione: essi hanno preso il posto di altre specie umane nel corso di un processo di diffusione, durato cinquantamila anni, che ha condotto nei cinque continenti i discendenti di un unico gruppo, composto da poche centinaia o migliaia di individui, originariamente stanziati in Africa orientale. La loro dispersione ha causato la progressiva differenziazione delle cinque-seimila popolazioni umane che si possono attualmente distinguere dal punto di vista genetico. L&#8217;isolamento ha infatti favorito l&#8217;uniformizzazione di determinati caratteri all&#8217;interno della popolazione a causa del<strong> processo di <em>drift</em>, di deriva genetica casuale</strong>. Da questo fenomeno deriverebbe l&#8217;80% delle differenze genetiche tra i gruppi umani; mentre solo per il restante 20% dei mutamenti avrebbe inciso il processo di selezione. Secondo gli autori ciò si spiega agevolmente con il fatto che la specie umana diffusa oggi sulla terra é molto giovane e la selezione non ha avuto il tempo per differenziare sottospecie diverse.<br />
E&#8217; dunque il <strong>caso</strong>, cioé l&#8217;interazione tra un complesso di fattori troppo numerosi e/o troppo poco visibili per poter essere considerati dall&#8217;osservatore, ad essere l&#8217;elemento decisivo nei mutamenti del patrimonio genetico. E sono appunto casuali i processi di differenziazione e di adattamento che si manifestano nell&#8217;interazione di un essere vivente o di un gruppo di esseri con un ambiente continuamente soggetto a mutamenti. In tal senso a qualsiasi individuo é data la potenziale opportunità  di vincere la propria sfida per la sopravvivenza e di riprodursi quindi con successo.</p>
<p>Gli autori definiscono metaforicamente &#8216;democratica&#8217; questa prevalenza del caso; e respingono al contempo qualsiasi ipotesi di disegno intelligente dell&#8217;universo. La pertinenza di questa qualifica non si coglie appieno, se non si comprende come le modellizzazioni del mondo che il sapere umano propone nel tempo sono il frutto di una complessiva costruzione sociale della realtà . La &#8216;democrazia&#8217; dell&#8217;evoluzionismo, della selezione naturale, del drift &#8211; con la loro libertà  dinamica e uguaglianza degli esseri viventi &#8211; destruttura profondamente la gerarchizzazione del cosmo, che per lungo tempo ha caratterizzato la visione dell&#8217;ordine del reale. La gerarchia e la fissità  degli esseri corrispondono quindi a quelle di una società organizzata per gruppi stratificati e formalmente chiusi, che nella tradizione giudaico-cristiana sono fondate dalla stessa creazione divina del mondo. Non é difficile dunque comprendere come le élites ecclesiastiche (accanto a quelle più ampiamente conservatrici) abbiano sempre contrastato l&#8217;evoluzionismo che pone da ultimo in discussione la loro pretesa ad un&#8217;immutabile supremazia nella società  degli uomini.</p>
<p align="right">E. R.</p>
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		<title>Memi: i nuovi replicatori</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 12:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>geo</dc:creator>
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[L'immagine  Ã¨ stata ottenuta utilizzando il programma Web2DNA che analizza i tag html che caratterizzano un dato sito web e li codifica trasformandoli in un'immagine unica ispirata a quelle ottenute con un sequenziatore di DNA. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito: WEB2DNA Art Project ]
Il termine meme viene coniato dal celebre biologo Richard Dawkins, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="noindent"><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/dna_attraversolospecchio.jpg" title="Sequenza del patrimonio memico del blog Attraverso lo specchio."><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/dna_attraversolospecchio.jpg" alt="Sequenza del patrimonio memico del blog Attraverso lo specchio." /></a></p>
<p class="noindent"><font size="1">[L'immagine  Ã¨ stata ottenuta utilizzando il programma Web2DNA che analizza i tag html che caratterizzano un dato sito web e li codifica trasformandoli in un'immagine unica ispirata a quelle ottenute con un sequenziatore di DNA. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito: <a href="http://www.baekdal.com/web2dna/" title="WEB2DNA Art Project">WEB2DNA Art Project </a>]</font></p>
<p class="noindent">Il termine meme viene coniato dal celebre biologo Richard Dawkins, che gli dedica un intero capitolo del suo libro â€œIl gene egoistaâ€ (1976). Tutto il testo Ã¨ estremamente affascinante e ci conduce nellâ€™esplorazione del mondo dei geni descrivendoci con dovizia di particolari, ed un rigore scientifico impeccabile, quello che possiamo definire il â€œcomportamento darwinianoâ€ di queste strutture molecolari che sono alla base della nostra vita. Sicuramente avremo occasione di dedicare un post a questo libro, ma per ora vorrei concentrarmi sul capitolo con il quale R.D. introduce lâ€™idea di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meme" title="Definizione di meme da Wikipedia" target="_blank">meme</a>. <!--l. 26--></p>
<p class="indent">   Prendendo a prestito le parole di N.K. Humphrey, collega di R.D. citato dallo stesso autore nel corso del capitolo in questione, riusciamo a capire meglio quello che Ã¨ possibile intendere usando questo termine: â€œ[...] I memi dovrebbero essere considerati come strutture viventi e non soltanto in senso metaforico, ma anche tecnico. Quando si pianta un meme fertile in una mente, anche il cervello ne viene letteralmente parassitato e si trasforma in un veicolo per la propagazione del meme, proprio come un virus puÃ² parassitare il meccanismo genetico di una cellula ospite. E questo non Ã¨ soltanto un modo di dire: il meme che predispone, diciamo, a â€œcredere nella vita dopo la morteâ€ si realizza fisicamente, milioni di volte, come una struttura del sistema nervoso degli uomini di tutto il mondoâ€.</p>
<p class="indent"><span id="more-68"></span></p>
<p class="indent">   Come R.D. anche io vorrei partire da questa citazione ad effetto poichÃ¨ ben riassume molte delle caratteristiche e delle capacitÃ  che questa <span class="ecbx-1000">unit</span><span class="ecbx-1000">Ã  di imitazione</span> possiede. Inoltre diventa esplicito il motivo per il quale parliamo di memi allâ€™interno della serie di post che riguardano lâ€™informazione cioÃ¨ principalmente quello di fornire un nuovo e speriamo utile strumento che ci possa permettere di poter maneggiare le idee che si affollano intorno a noi e necessariamente ci contagiano. <!--l. 48--></p>
<p class="indent">   Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire da dove nascono e quali caratteristiche devono avere i memi per essere considerati tali. Secondo R.D. la specie umana si distingue da tutte le altre sul nostro pianeta per una notevole peculiariatÃ : la cultura. Intendendo con questo termine la capacitÃ  che ha portato lâ€™uomo a sviluppare nel corso della sua storia: il linguaggio, lâ€™arte, la tecnologia, la religione e tutti quegli atteggiamenti di costume che lo rendono unico. Come Ã¨ evidente, tutti questi ambiti umani non sono statici, ma hanno subito innumerevoli trasformazioni nel corso del tempo e R.D. avanza lâ€™ipotesi che come la trasmissione genetica anche quella culturale &#8211; pur avendo entrambe basi conservative &#8211; possa aver dato origine ad una forma di evoluzione, del tutto simile a quella che hanno i nostri geni, quindi soggetta alle sue stesse leggi, ma indipendente da essa. Alla base dellâ€™evoluzione genetica vi sono i geni, unitÃ  molecolari di dimensione definita in maniera non rigida ma come unitÃ  di convenienza: un tratto di cromosoma con quel tanto di fedeltÃ  di copiatura da servire da unitÃ  di sopravvivenza; una sopravvivenza per cui  diventano indispensabili caratteristiche quali: la longevitÃ , la feconditÃ  ed infine la fedeltÃ  di copiatura. Alla base dellâ€™evoluzione culturale possiamo porre un nuovo replicatore, unâ€™unitÃ  di trasmissione culturale o unitÃ  di imitazione, in grado di saltare da cervello a cervello per imitazione, per la quale possiamo supporre valide le stesse â€œregoleâ€ e le stesse qualitÃ  importanti per i geni. <!--l. 73--></p>
<p class="indent">   Questi memi, il cui nome si rifÃ  alla radice greca â€œmimeneâ€ abbreviata per mantenere unâ€™assonanza con il termine meme, non sono altro che: melodie, idee, frasi, mode, tecniche, e quantâ€™altro possa essere trasmesso come pool memico in questo nuovo brodo primordiale che Ã¨ la cultura umana. Ovviamente, come accade per i geni, esisteranno memi che avranno un maggior successo nella replicazione rispetto ad altri. La longevitÃ  dei memi sarÃ  sicuramente importante, ma lo sarÃ  di piÃ¹ la loro feconditÃ . Ad esempio: i tacchi a spillo e le canzoni popolari hanno avuto una diffusione rapida ma una breve durata se paragonati alle leggi religiose ebraiche che continuano a replicarsi dopo migliaia di anni. <!--l. 85--></p>
<p class="indent">   Il discorso si fa un poco piÃ¹ complicato quando parliamo della fedeltÃ  di copiatura. Sembra infatti che i memi tendano nella loro diffusione a contaminarsi trasmettendosi in maniera alterata, cosa che non accade per i geni che vengono trasmessi in maniera assolutamente discontinua, â€œtutto o nienteâ€. R.D. ipotizza perÃ² che questa sia solo una disuguaglianza apparente fra memi e geni. In effetti ragionando in termini di effetto fenotipico, cioÃ¨ quello che viene espresso dallâ€™organismo individuale attraverso il concorso di piÃ¹ geni (il colore della pelle, degli occhi e cose simili), allora anche i geni sembrano contaminarsi, benchÃ¨ questo in realtÃ  non accada. Se un nero ed un bianco si accoppiano i loro figli saranno mulatti e non in parte neri ed in parte bianchi, proprio a causa del fatto che lâ€™effetto fenotipico colore della pelle Ã¨ causato da un <em>pool</em> genico cioÃ¨ un gruppo di geni che si influenzano reciprocamente. <!--l. 100--></p>
<p class="indent">   Dimostrate queste prime somiglianze tra geni e memi, R.D. cerca di spingere oltre la sua analogia. Di fatto afferma che non Ã¨ corretto pensare ai geni come ad agenti consci che agiscono per uno scopo, ma piuttosto Ã¨ la selezione naturale che li fa comportare come se avessero realmente uno scopo. Quindi potrebbe essere conveniente pensare allo stesso modo anche ai memi, cercando di individuare memi â€œegoistiâ€ oppure â€œspietatiâ€, tenendo ben a mente che si tratta solo di una metafora. A questo punto mentre pare chiaro che i geni competono per un posto nel pool genetico della generazione successiva, e siamo nel caso della riproduzione sessuale, possiamo chiederci per che cosa competono i memi? In due parole tempo e spazio che viene loro dedicato dal cervello ospite. R.D. chiarisce questo concetto facendo un paragone con i computer. Chiunque usi un calcolatore sa quanto siano preziosi lo spazio su disco e la sua capacitÃ  di svolgere un certo numero di operazioni nellâ€™unitÃ  di tempo, perchÃ¨ sono grandezze limitate. Tornando ai nostri memi, lo scopo della loro competizione sarÃ  quello di dominare lâ€™attenzione del cervello umano a spese dei memi â€œrivaliâ€. Quindi potremmo aggiungere che indirettamente i memi competono per il tempo alla radio e alla televisione, per lo spazio sui manifesti, le colonne dei giornali e gli scaffali delle  biblioteche. <!--l. 122--></p>
<p class="indent">   Ovviamente per vincere la competizione si possono costituire <em>pool</em> memici, un insieme di memi coadattati tra loro che formano un assetto stabile di caratteristiche che ha piÃ¹ probabilitÃ  di vincere la competizione. Ãˆ possibile dunque che una chiesa organizzata, con la sua architettura, i suoi riti, le sue leggi, la sua musica, la sua arte e le sue tradizioni scritte, si possa considerare appunto come un assetto stabile di memi che si rafforzano lâ€™un lâ€™altro. CosÃ¬ come lâ€™idea dellâ€™inferno potrebbe essere un aspetto della dottrina molto efficace per obbligare allâ€™osservanza religiosa. In questâ€™ultimo caso R.D. aggiunge che quella che sembra una tecnica persuasiva pensata da preti dalle menti machiavelliche, in realtÃ  potrebbe piÃ¹ probabilmente essere una qualitÃ  di pseudospietatezza, del tutto analoga a quella dei geni, che permette a memi inconsci di essere vincenti garantendosi la propria sopravvivenza. <!--l. 137--></p>
<p class="indent">   R.D. conclude con due considerazioni. Lâ€™uomo Ã¨ costruito come una macchina dei geni creata allo scopo di tramandarli alle generazioni successive. Cercare perÃ² lâ€™immortalitÃ  nella riproduzione sarebbe un errore. I nostri geni possono essere immortali ma lâ€™insieme di geni che costituisce ciascuno di noi Ã¨ destinato a sbriciolarsi nel giro di due generazioni. Al contrario, contribuire alla cultura del mondo se abbiamo buone idee, puÃ² portare molto lontano i nostri memi. <!--l. 146--></p>
<p class="indent">   Lâ€™ultima considerazione pone invece lâ€™accento sul fatto che i memi, una volta che i geni abbiano fornito loro un cervello capace di imitare rapidamente, potrebbero prendere automaticamente il sopravvento. Lâ€™uomo perÃ² puÃ² porre rimedio a questo potenziale pericolo utilizzando la propria capacitÃ  di previsione conscia della quale sia geni che memi, ciechi replicatori, sono completamente sprovvisti. Il punto chiave Ã¨ quindi che geni e memi non potrebbero mai rinunciare ad un vantaggio a breve termine, mentre la capacitÃ  di simulare il futuro nella nostra mente potrebbe salvarci dai peggiori eccessi di egoismo di questi replicatori. <!--l. 157--></p>
<p class="indent">   Per quanto sembri che le cose in questo momento storico particolare non depongano a favore di questa capacitÃ  innata di previsione propria dellâ€™uomo, che sembra incapace di rinunciare in ogni ambito &#8211; dallâ€™ecologia allâ€™economia per citare i piÃ¹ evidenti &#8211; a benefici immediati a scapito di una certa lungimiranza, continuo ad avere speranza, come conclude lâ€™autore, che, pur essendo costruiti come macchine dei geni e coltivati come macchine dei memi, abbiamo il potere di ribellarci ai nostri creatori.</p>
<p class="indent" align="right">C.G.</p>
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