Posts Tagged ‘identità’

Il corpo che ci unisce

venerdì, settembre 30th, 2016

 

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“La mie mani si toccano, il mio corpo riconosce se stesso venendo a sé da un fuori che è, esso stesso, intento nell’atto di recuperare il mondo che è fuori di sé.”
Il corpo umano visto da un filosofo si trasforma in un formidabile pretesto per lanciarsi in associazioni simboliche. Viviamo tutt’uno col nostro corpo, avvertiamo la nostra identità personale come identità corporea, basta però soffermarsi un attimo a riflettere insieme ai filosofi per capire quanto sia arduo l’obiettivo di individuare la sede della coscienza: Dove sono io dentro al mio piede, alla mia mano, al mio sesso, al mio orecchio? Dove sono io in questo viso, nei suoi lineamenti, nelle sue tracce, nelle sue obliquità e nei suoi tremori? Chi sono io nei contorni di questa bocca che dice «io»?Ponendosi queste domande si può arrivare a considerare il proprio corpo come un’alterità da se stesso, un vero e proprio corpo estraneo. Quindi ogni corpo è estraneo agli altri. Eppure ci permettiamo di diffidare di altri corpi che chiamiamo “stranieri”, quando un momento di riflessione è sufficiente per sentirsi stranieri a se stessi. (altro…)

Generazione App

mercoledì, gennaio 20th, 2016

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“I giovani di quest’epoca non solo sono immersi nelle app, ma sono giunti a vedere il mondo come un insieme di app e le loro stesse vite come una serie ordinata di app – o forse, in molti casi, come un’unica app che funziona dalla culla alla tomba”.
Howard Gardner, celebre intellettuale e docente di Scienze Cognitive presso la “Harvard University”, così si esprime riguardo ai nativi digitali e ai loro rapporti con le avanguardie 2.0; il suo recente saggio, scritto con la collega Katie Davis, è illuminante per chi è vissuto anni lontano dal computer e dal World Wide Web. (altro…)

Dove sono gli uomini?

lunedì, marzo 10th, 2014

©inshadow“Ma che succede? Dove sono gli uomini, fisicamente e metaforicamente? Soprattutto, che cosa fanno mentre un esercito di donne li cerca e non li trova? Perché le donne sono tutte in giro, in viaggio, da qualche parte, spesso tra di loro, intente a fare o progettare qualcosa, mentre gli uomini sembra che si siano nascosti e non rispondano alle invocazioni che giungono da ogni parte? […] Gli uomini di questa generazione sono in un non luogo, privi di collocazione e di dimensione, alienati tra lavoro che cambia, vita familiare esplosa, relazioni remote, socialità insoddisfacente. Vengono spinti in questa no man’s land (appunto…) dallo straripare vitalistico, energetico ed esistenziale delle donne, che invece coprono tutto il campo, vivono con passione ed entusiasmo, malgrado i problemi anche enormi, ancora discriminate e oggetto di violenza, ma certamente dotate di un coraggio e di una forza che mai, forse, avevano avuto prima. Certamente superiori a quelli degli uomini (oggi basta davvero poco).” (altro…)

La globalizzazione vista dal basso: le migrazioni contemporanee

lunedì, settembre 29th, 2008

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“Globalizzazione dall’alto […] è una definizione solitamente riferita, appunto, ai processi di globalizzazione neoliberale o capitalistica. Globalizzazione dal basso, invece, fa riferimento alla progressiva formazione di una “società civile globale”, all’azione dei movimenti globali, ecc. Ecco, io credo che i movimenti migratori siano stati essi stessi in questi anni uno straordinario laboratorio della globalizzazione dal basso, al cui interno si è affermata una dimensione di esperienza e di vita che vorrei definire oggettivamente cosmopolitica. Questo non significa che l’immigrato che incontriamo per la strada sia di per sé cosmopolita, magari è totalmente “catturato” in reti “comunitarie” e in tradizioni più o meno inventate. Oggettivamente cosmopolita è però l’esperienza delle migrazioni, la dimensione di esperienza, la forma di vita che si è andata costituendo all’interno delle migrazioni nella misura in cui esse ci mostrano come una moltitudine crescente di donne e di uomini abbia organizzato la propria esistenza materiale e simbolica in questi ultimi anni prescindendo dall’esistenza e dall’azione dei confini tra gli Stati nazionali, magari utilizzando “opportunisticamente” questi ultimi ma ponendoli comunque radicalmente in questione.” (altro…)


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