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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; malattie</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>Malattie della libertÃ </title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 23:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>geo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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&#8220;&#8230;ma lo sapete che oggi molti giovani rubano, senza troppi problemi, e questo avviene anche fra gli scout?&#8221; Questa frase, detta distrattamente in una delle tante riunioni di redazione per progettare temi ed uscite della rivista per educatori scout, &#8220;R/S Servire&#8221;, Ã¨ stato lo spunto di riflessione per far nascere un numero monografico sulla &#8220;libertÃ  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/libertatramontom.jpg" title="libertatramontom.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/libertatramontom.jpg" alt="libertatramontom.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;&#8230;ma lo sapete che oggi molti giovani rubano, senza troppi problemi, e questo avviene anche fra gli scout?&#8221; Questa frase, detta distrattamente in una delle tante riunioni di redazione per progettare temi ed uscite della rivista per educatori scout, <a href="http://www.rs-servire.org/" title="Sito della redazione di R/S Servire.">&#8220;R/S Servire&#8221;</a>, Ã¨ stato lo spunto di riflessione per far nascere un numero monografico sulla <strong>&#8220;libertÃ  malata&#8221;</strong>. Ovviamente un tema del genere Ã¨ complesso e delicato, ma la rivista non ha nessuna pretesa di esaurire l&#8217;argomento, anche se ogni articolo cerca di approfondirne alcuni aspetti. Da dove viene la libertÃ  e cosa significa essere uomini liberi? Quali sono gli atteggiamenti che possono determinare una libertÃ  malata? Che significato ha la libertÃ  nell&#8217;esperienza cristiana? Queste ed altre domande, al centro di altrettanti articoli, costituiscono la spina dorsale di questo numero che accompagna il lettore in un difficile viaggio. R/S Servire, rivista sconosciuta ai piÃ¹, esce con cadenza trimestrale e cerca di approfondire un tema per ogni uscita con l&#8217;obiettivo di aiutare la riflessione pedagogica di chi educa con lo scautismo. La redazione Ã¨ composta da capi dell&#8217;AGESCI, che hanno ricoperto o ricoprono attualmente incarichi nei diversi livelli associativi. Oltre al fatto che il linguaggio, i contenuti ed il taglio tocchino un patrimonio di esperienze che mi appartengono, in quanto capo scout, penso che la lettura di questa rivista in genere, e di <a href="http://www.rs-servire.org/StoriciPDF/1-2005.pdf" title="Le malattie della libertÃ  (NÂ°1, 2005), versione pdf.">questo numero (nÂ°1, 2005) </a>in particolare, possa offrire uno spunto utile anche per chi Ã¨ piÃ¹ lontano da questa realtÃ .</p>
<p><span id="more-50"></span></p>
<p>Mi piace cominciare la recensione dall&#8217;articolo di Roberto D&#8217;Alessio, &#8220;Malattie della LibertÃ : furti, soldi, e pratica educativa&#8221; (pag.23-28). L&#8217;articolo &#8220;non apre&#8221; la rivista, ma mi fa pensare che sia la sintesi della discussione che abbia mosso la redazione di R/S a scrivere sull&#8217;argomento. D. parte illustrando tre situazioni di vita quotidiana: nella prima prende in considerazione un&#8217;atteggiamento scout sempre piÃ¹ in voga purtroppo, lo &#8220;sciattare&#8221;. In pratica non Ã¨ altro che &#8220;un&#8217;appropriazione indebita&#8221; di materiali personali o di squadriglia, lasciati piÃ¹ o meno incustoditi in occasione di campi, uscite o altro. Nella seconda situazione prende in considerazione la sparizione ripetuta di soldi nella palestra di una scuola superiore; l&#8217;impotenza della scuola, che non riesce a scoprire il colpevole, sarÃ  sostituita dalla determinazione di alcuni ragazzi che coglieranno sul fatto una loro compagna. Infine l&#8217;autore conclude riferendosi ad una situazione in cui un giovane, dopo aver smesso le superiori ed iniziato il lavoro, si lamenta della fatica di arrivare a fine mese a causa delle spese, anche se i genitori professionisti e benestanti provvedono a garantirgli il necessario per vivere.</p>
<p>L&#8217;analisi di queste tre esperienze lo portano ad elencare tre di quelli che anche a mio avviso sono i sintomi di una libertÃ  malata: da una parte il gruppo dei pari, al quale i ragazzi appartengono, appare piÃ¹ impegnato a condividere emozioni ed affetti piuttosto che ad elaborare una propria visione del mondo e della vita. Il gruppo ha perso la sua funzione propositiva e propedeutica al diventare adulti, anzi ha sempre piÃ¹ spesso una valenza regressiva ed anestetizzante. Le &#8220;bravate&#8221;, come ad esempio allagare una scuola, sono spesso approvate, anzi apprezzate da molti ragazzi piÃ¹ o meno coetanei, siano o no loro amici. Questo atteggiamento esasperato di sottovalutazione delle responsabilitÃ  personali e collettive puÃ² portare a compiere gesti criminali &#8220;inconsapevoli&#8221;, e qui gli esempi si sprecherebbero. In questo contesto, sottolinea D., Ã¨ compito degli educatori e quindi di tutti gli adulti &#8211; anche se la dimensione dell&#8217;adulto che educa si sta sempre piÃ¹ indebolendo &#8211; reagire alla sottovalutazione chiamando con il proprio nome le cose: nel caso dello &#8220;sciattare&#8221; sarebbe meglio far ricorso al termine furto. Inoltre, aggiunge D., bisognerebbe reagire a quei climi educativi &#8220;laissez faire&#8221; &#8211; sia familiari che associativi &#8211; proponendo un tempo libero riempito con tante buone regole: non ossessive, non autoritariamente imposte, non inibenti la libertÃ , ma chiare, esplicite e condivise in modo tale da poterne esigere il rispetto.</p>
<p>La seconda esperienza mette in luce il fatto che molti dei crimini quotidiani, quelli che di solito vengono liquidati con un laconico &#8220;sono solamente ragazzi!&#8221;, sono purtroppo frutto del benessere. La ragazza protagonista della vicenda non rubava per bisogno, ma perchÃ¨ sentiva l&#8217;esigenza di avere piÃ¹ denaro di quello che in realtÃ  le era veramente necessario. Secondo D. la spiegazione di questo atteggiamento si puÃ² ricondurre ad un meccanismo noto, e penso io facilmente riscontrabile da tutti: il desiderio di soddisfare bisogni non essenziali, indotti dai media e dal confronto con tenori di vita molto piÃ¹ alti, provoca nelle persone meno schermate una rincorsa dell&#8217;acquisto di beni e servizi come una rivendicazione di un diritto. D. insiste sul fatto che questo atteggiamento non sia una rivalsa di chi non ha niente e vuole cosÃ¬ appropriarsi di alcuni simboli per affermare la sua identitÃ  sociale, ma piuttosto pensa che sia frutto di un mix &#8220;instabile&#8221; di sentimenti diffuso tra i giovani: senso di onnipotenza, narcisismo e impazienza. Anche in questo caso, fornisce agli educatori la sua proposta che Ã¨ quella di recuperare alcune dimensioni etiche per le quali, citando Gandhi, &#8220;un diritto Ã¨ l&#8217;ombra di un dovere&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ultima esperienza delle tre, quella del &#8220;bambaccione&#8221; per stare nell&#8217;attualitÃ , mostra quella che secondo D. un caso di prolungata adolescenza, in cui il lavoro non Ã¨ collegato alla risoluzione dei bisogni primari e nemmeno diventa occasione di indipendenza. Il lavoro Ã¨ svuotato di senso: serve ad avere soddisfazioni che non si sono ottenute altrove, ma non serve piÃ¹ a mantenersi. Da questa situazione derivano una libertÃ  ed un&#8217;autonomia effimere, pagate da altri: quel giovane non riuscirÃ  mai a farsi un&#8217;idea delle sue reali capacitÃ  ed il suo uso delle risorse economiche sarÃ  sempre vacuo e asociale. L&#8217;intervento suggerito agli educatori ed alle famiglie Ã¨ piÃ¹ articolato e per brevitÃ  lo lasciamo al lettore che desidererÃ  proseguire la lettura su carta. L&#8217;idea chiave che D. porta avanti, sintetizzata all&#8217;estremo, Ã¨ quella di riportare l&#8217;economia, legata agli interessi, nell&#8217;educazione legata alla gratuitÃ , per evitare di fare un intervento sui nostri ragazzi distante dalla vita reale e quindi sostanzialmente poco efficace.</p>
<p>Questo articolo cosÃ¬ pragmatico Ã¨ accompagnato da altri che cercano di porsi delle domande sulla libertÃ  ed i suoi piÃ¹ grandi mali. &#8220;L&#8217;origine delle malattie della libertÃ &#8221;, di Gianmaria Zanoni, comincia sottolineando come per un credente la libertÃ  possa avere solo malattie. Secondo Z. Cristo per un credente Ã¨ l&#8217;esempio della libertÃ , e l&#8217;incontro con Lui segna il momento in cui l&#8217;uomo libero puÃ² finalmente riuscire ad esserlo. L&#8217;autore parla di una libertÃ  che va costruita, anzi piÃ¹ precisamente parla della libertÃ  come di un progetto, frutto di un paziente lavoro che puÃ² portare l&#8217;uomo ad autodeterminarsi senza condizionamenti. Proprio come un atleta raggiunge traguardi importanti grazie alla disciplina dell&#8217;allenamento, Z. afferma in maniera quasi paradossale che uno Ã¨ tanto piÃ¹ libero quanto piÃ¹ Ã¨ stato capace di assoggettarsi a delle regole fino a farle diventare una propria natura. La prima malattia della libertÃ  sta proprio nell&#8217; ignoranza delle regole che essa esige. Z. passa quindi ad esporci quella che per lui Ã¨ la seconda malattia fondamentale: il mancato passaggio dall&#8217;etica della convinzione &#8211; collaboriamo perchÃ¨ viviamo nello stesso comunitÃ , parliamo la stessa lingua, ecc. &#8211; all&#8217;etica della responsabilitÃ  &#8211; il mio benessere ed anche la mia sopravvivenza dipendono dal lavoro altrui, quale che sia -. Noi uomini contemporanei siamo diventati cosÃ¬ &#8220;potenti&#8221;, che diventa indispensabile pensare anche alle conseguenze del proprio agire, assumendoci ognuno le nostre responsabilitÃ . La sintesi che ci propone lo porta a parlare dell&#8217;individualismo come fondamento di entrambe le malattie. Per l&#8217;uomo di oggi la tentazione dell&#8217;individualismo e la sua capacitÃ  distruttiva hanno raggiunto proporzioni critiche: nel mercato libero, dove la logica che prevale Ã¨ quella del fare il proprio interesse, tanto poi il mercato garantirÃ  il massimo vantaggio per tutti; nell&#8217;aggressione allo Stato, dove i nostri politici non sono in grado di pianificare e proporre iniziative comuni per lo sviluppo ed il cittadino Ã¨ incapace di fornire il controllo necessario sulle istituzioni. Z. conclude ricordandoci, come, oggi piÃ¹ che mai, nessuno possa dimenticare di &#8220;farsi carico&#8221; delle conseguenze e degli effetti dell&#8217;agire proprio ed altrui.</p>
<p>Ho scelto di recensire due degli innumerevoli articoli che la rivista propone, perchÃ¨ ben ne racchiudono lo spirito e le idee chiave. Una delle cose piÃ¹ interessanti che ho trovato nella lettura Ã¨ stato proprio l&#8217;impulso propositivo dei vari autori. L&#8217;analisi della realtÃ  resta indispensabile, ma poi occorre rimboccarsi le maniche ed iniziare a fare qualcosa. E a dire il vero ritrovo in questo atteggiamento quello che Ã¨ stato lo spirito che anima questo Blog.</p>
<p align="right">C.G.</p>
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