<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Attraverso lo Specchio &#187; miracolo italiano</title>
	<atom:link href="http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/tag/miracolo-italiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.attraversolospecchio.eu</link>
	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 20:48:14 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.3</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Autobiografia di una Repubblica</title>
		<link>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2010/01/09/autobiografia-di-una-repubblica/</link>
		<comments>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2010/01/09/autobiografia-di-una-repubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 08:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[La politica da Gramsci a Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[miracolo italiano]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.attraversolospecchio.eu/?p=431</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;l&#8217;uomo di successo che si è fatto da solo; il «clan» che ha creato sin dagli inizi e che per lui è una specie di famiglia allargata e rassicurante; il carisma animalesco e ben tangibile [...]; la sua ostentata ignoranza [...] per tutto ciò che è complicato e che va al di là dei sentimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Â©torn" src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2010/01/torn.jpg" alt="Â©torn" />&#8220;l&#8217;uomo di successo che si è fatto da solo; il «clan» che ha creato sin dagli inizi e che per lui è una specie di famiglia allargata e rassicurante; il carisma animalesco e ben tangibile [...]; la sua ostentata ignoranza [...] per tutto ciò che è complicato e che va al di là dei sentimenti elementari, delle intuizioni primarie, del diritto di natura [...]; a dirla in breve, si tratta di una mistura sapiente tra la forza della televisione e la democrazia plebiscitaria, che capita in una fase di smarrimento massimo della società  e di assenza pressoché completa di ogni principio e autorità. [...] Celentano farà scuola. Ha messo in moto un meccanismo, ha reso visibile il fascino ipnotico della televisione, ha dimostrato che una massa cospicua di italiani è inerme, disponibile alla suggestione di un guru attrezzato per la bisogna, stufa e arcistufa dei farisei di sempre e dei sepolcri imbiancati. Qualcuno prima o poi perfezionerà l&#8217;esperienza, la volgerà a un fine mirato e politico&#8221;. (Eugenio Scalfari, <em>Il nostro guru del sabato sera</em>, in “La Repubblica” 15 dicembre 1987, cit. a p. 155-156)<span id="more-431"></span></p>
<p>Con questo post avviamo il nostro percorso nella storia della Repubblica italiana proponendo la recensione di un libro che nasce dalla nostra stessa esigenza, quella di comprendere la situazione presente del nostro paese: <em>Autobiografia di una repubblica. Le radici dell’Italia attuale</em> (Roma 2009), scritto da Guido Crainz, docente di storia contemporanea presso l’Università di Teramo.<br />
C., forte dei suoi approfonditi studi sull’Italia del secolo XX, si interroga 1) sulle ragioni della <strong>prolungata crisi politica e sociale del nostro paese avviatasi negli anni ‘90</strong>, 2) sul carattere congiunturale o strutturale della stato presente e quindi 3) sulla portata dell’egemonia berlusconiana. Per fornire le risposte C. si serve soprattutto di quelle fonti che veicolano le riflessioni coeve agli avvenimenti, cioè degli articoli di giornalisti e intellettuali che costituiscono una sorta di autobiografia in presa diretta della Repubblica.</p>
<p>Lo snodo principale delle vicende narrate da C. è costituito da <strong>Tangentopoli</strong>, quando differenti processi socio-culturali condussero ad una crisi generale del paese. Si sviluppò allora un <strong>acceso dibattito sui caratteri fondamentali dell’Italia</strong> e, in particolare, sul suo <strong>essere consapevolmente una comunità priva di regole legali</strong>. La messa in atto e l’accettazione di comportamenti illeciti non riguardavano infatti solo la classe politica, che pure se ne era resa responsabile in larghissima misura, ma erano variamente condivise da gran parte dei cittadini. Per C. <strong>si perse allora l’occasione per fare un serio esame di coscienza</strong>: esso sfumò soprattutto per la tendenza degli italiani ad autoassolversi confidando in una mitica palingenesi che avrebbe condotto alla ‘seconda Repubblica’.<br />
Secondo C., per comprendere quanto accaduto in Italia da quel momento, occorre però risalire alla <strong>‘grande trasformazione’ avvenuta nel nostro paese negli anni ’60 e ’70</strong>, che contribuì a quella ‘mutazione antropologica’ di cui parlava Pier Paolo Pasolini. Ma per avere un quadro complessivo delle radici del tempo presente bisogna per C. andare ancora un po’ più indietro nel tempo; non, come vorrebbero certi studiosi, di secoli, ma di alcuni decenni, fino al <strong>ventennio fascista</strong>. L’<strong>esperienza della politica di massa</strong> compiuta all’interno del partito unico si riversò infatti nei partiti repubblicani, che continuarono a proporre le medesime strategie di mobilitazione popolare, occupazione degli enti pubblici e delle strutture statali, distribuzione di favori materiali agli iscritti.<br />
C. ricostruisce quindi in maniera complessa – cioè tenendo conto della molteplicità di processi, anche contraddittori – una serie di periodi cruciali della storia della Repubblica a cominciare da quello della sua genesi. Il primo è appunto quello molto breve, ma intenso, che va <strong>dalla caduta del regime fascista fino all’affermazione della repubblica costituzionale</strong>: si tratta di una fase marcata dall’esperienza della <strong>Resistenza</strong> che, per quanto elitaria e plurale, fu capace di fornire <strong>un determinato orientamento politico</strong>. Tuttavia, questo periodo fu caratterizzato anche dal <strong>mancato esame di coscienza sull’esperienza del fascismo</strong>; omissione che in fondo era funzionale alla <strong>continuità dei quadri</strong> nell’amministrazione, nella giustizia e in molti altri settori chiave della società.<br />
Insomma, ci fu una rimozione e una mancata assunzione di responsabilità che pesarono sulla storia della Repubblica a partire dal periodo successivo, durato <strong>fino a tutti gli anni ’50</strong>. Segnate dalla <strong>contrapposizione tra comunisti e anticomunisti</strong>, la società e la democrazia italiane vennero allora schiacciate da questo conflitto, di cui pagarono le conseguenze soprattutto identità politico-culturali alternative, quale quella del Partito d’Azione, che tanta parte aveva avuto nella Liberazione.<br />
In questa fase si compì comunque la <strong>fondamentale Ricostruzione</strong> che pose le basi per il <strong>‘miracolo italiano’</strong>, un fenomeno decisivo per gli ulteriori sviluppi del nostro paese. Furono allora <strong>abbandonate componenti arcaiche e rurali</strong> che ancora caratterizzavano le nostre comunità e prese piede <strong>una società non solo industriale e urbanizzata, ma anche consumistica</strong>. L’<strong>esigenza reale di governare questo cambiamento</strong> attraverso adeguate riforme politiche e sociali portò all’inizio degli anni ’60 alla <strong>prima esperienza del centro-sinistra</strong>, che tuttavia fu fortemente avversato dalle componenti di estrema destra presenti soprattutto nell’esercito e nei servizi segreti. Il <strong>sabotaggio delle riforme</strong> (ad es. quella fiscale e quella urbanistica) riuscì in gran parte, anche se i <strong>tentativi di colpo di stato</strong> che si susseguirono per instaurare una dittatura fallirono. Ciò comportò che lo <strong>sviluppo economico</strong> tumultuoso di quegli anni fosse <strong>privo di regole e di programmazione</strong> e questo ebbe come conseguenze non solo la <strong>mancanza di una strategia complessiva</strong>, ma anche il <strong>prevalere di interessi e avidità personali</strong> sugli interessi della comunità e i diritti degli individui. Per fare un esempio attualissimo di tale conseguenze si ponga mente al pilastro mancante della Casa dello Studente dell’Aquila (1965).<br />
Una riforma importante, che incontrò fortissime resistenze, fu quella della scuola media unica (1962); resistenze che annunciavano la stagione delle <strong>rivolte studentesche del ‘68</strong>. Per C. il ’68 è l’<strong>esito di una lunga incubazione del mondo giovanile</strong> che avanzò istanze di rinnovamento, presto piegate purtroppo ad un gioco delle parti fortemente politicizzato. Lo stesso accadde per certi versi anche per il <strong>movimento operaio</strong>, convergente con quello studentesco, che si rese protagonista dell’ <strong>‘Autunno caldo’</strong> (1969) per rivendicare condizioni migliori in un’economia cresciuta selvaggiamente con molte <strong>diseguaglianze nella</strong> <strong>distribuzione della ricchezza</strong>. I settori più conservatori delle élite avviarono allora la ‘<strong>strategia nella tensione</strong>’, facendo compiere sanguinosi attentati alla destra neofascista. La <strong>violenza politica</strong>, che si protrasse per tutti gli anni ’70 (vedi post di Giovanni Moro) e culminò con gli ‘anni di piombo’ (1978-1980), l’assassinio di Moro (1978) e la strage di Bologna (1980), non impedì la conquista, per quanto contrastata, di <strong>importanti diritti civili</strong> (divorzio, aborto, nuova disciplina del diritto di famiglia), che testimoniavano i <strong>profondi mutamenti dell’identità degli italiani</strong>. Identità che non era però solo quella di un cittadino più consapevole, ma anche di <strong>un consumatore fortemente condizionato dai media e dal mercato</strong>. Si acquisirono dunque alcuni tratti della società americana, anche se, significativamente, ad un <strong>individualismo spinto</strong>, declinato sempre più in senso edonistico, non si accompagnò l’assunzione di responsabilità per il proprio destino personale: l’italiano voleva insomma i beni della società industriale avanzata senza però mettersi del tutto in gioco per guadagnarseli, nemmeno nell’imprenditoriale ‘terza Italia’ del nord-est e del centro, allora in ascesa.<br />
Si annunciavano così <strong>i ‘lunghi’ anni ’80</strong>, caratterizzati da <strong>un riflusso nella vita privata</strong> (corpo, moda, divertimenti) e da <strong>una definitiva degenerazione della politica</strong>, egemonizzata dalla figura di Bettino Craxi. Craxi assecondò e fomentò la tendenza all’occupazione dello stato da parte delle formazioni partitiche, fatta con logiche spartitorie (<strong>lottizzazione</strong>), che alimentarono <strong>un sistema generalizzato di corruzione basato sulle tangenti</strong>. In un paese economicamente sempre più in difficoltà, specie dopo la crisi petrolifera, si preparava <strong>lo scontro tra l’avidità dei poteri pubblici, occupati dai partiti, e gli egoismi individuali</strong>, fino allora garantiti da quegli stessi partiti soprattutto attraverso il tacito consenso all’evasione fiscale. Questi erano i presupposti da cui nel nord si sviluppò la Lega alla fine degli anni ’80, formazione politica portatrice di interessi egoistici-localistici e di sentimenti anti-meridionali prima poco diffusi. Sempre la Lega pose le basi di quel clima politico che diede sostegno alle inchieste di Tangentopoli a Milano.</p>
<p>Si chiude così il cerchio che avevamo aperto all’inizio per dar conto della ricostruzione di C., molto ricca e complessa, come si noterà, per i limiti del post. In sede di commento sintetizzo in maniera più personale la <em>Postfazione</em> dedicata da C. agli ultimi quindici anni della nostra storia. Craxi denunciò in Parlamento l’estensione della corruzione, di cui in fondo egli era solo (solo!) il campione, e proclamò eversiva l’azione dei giudici (certo eversiva rispetto ad un sistema completamente corrotto!). Il crollo del partito socialista e della democrazia cristiana provocò un vuoto al centro che fu occupato da Silvio Berlusconi, che aveva forti continuità con il sistema di potere precedente; lo fronteggiava una sinistra in crisi dalla fine degli anni ’70, che riuscì a fare qualcosa di buono solo con il primo governo Prodi.<br />
Anche se C. non lo dice esplicitamente, i ritorni al potere di Berlusconi dopo il 1994 (2001 e 2008), non preventivati da molti autorevoli analisti, inducono a interpretare la sua egemonia non come un esito congiunturale, ma come un approdo dei processi di trasformazione, di ‘mutazione antropologica’ della società italiana avviatisi nella fucina degli anni ’60 e ’70 e cristallizzatisi negli anni ‘80. Una mutazione consistente, in estrema sintesi, in un <strong>individualismo egoista e irresponsabile</strong>, sviluppatosi grazie alle risorse del boom economico, che è oggi causa della <strong>diffusa ‘corruzione inconsapevole’</strong> della nostra società (Saviano).</p>
<p align="right">E. R.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2010/01/09/autobiografia-di-una-repubblica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

