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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; OGM</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>Cipolle e democrazia: dal biototalitarismo al nuovo fascismo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 12:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La globalizzazione per noi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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&#8220;La globalizzazione ha fatto sparire i cittadini e ha ridotto lo stato a strumento del capitale globale. La persona fittizia ha rimpiazzato gli esseri umani su cui era stata modellata. L&#8217;unico ruolo degli esseri umani è oggi quello di consumatori; quello di membri di comunità produttive e culturali è stato cancellato. Da una parte ciò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="onionskin.jpg" href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/05/onionskin.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/05/onionskin.jpg" alt="onionskin.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;La globalizzazione ha fatto sparire i cittadini e ha ridotto lo stato a strumento del capitale globale. La persona fittizia ha rimpiazzato gli esseri umani su cui era stata modellata. L&#8217;unico ruolo degli esseri umani è oggi quello di consumatori; quello di membri di comunità produttive e culturali è stato cancellato. Da una parte ciò rende superflui gli esseri umani nel provvedere ai loro bisogni. Dall&#8217;altra, insidia le diversità culturali, cioè il modo in cui le persone sono state modellate dalla natura e interagiscono con essa per soddisfare i propri bisogni. [...] La politica, svuotata dai diritti economici, sfrutta la paura e l&#8217;insicurezza e fabbrica odio come capitale politico. L&#8217;India non è l&#8217;unico paese ad assistere alla crescita del fascismo e delle forze fondamentaliste, proprio mentre la globalizzazione nega alle persone il diritto di difendere le proprie vite e i propri mezzi di sostentamento con metodi democratici.&#8221;<span id="more-213"></span></p>
<p>Proseguiamo nel nostro percorso sui diritti globali, recensendo il testo di una conferenza tenuta dalla fisica quantistica ed economista indiana Vandana Shiva, dal titolo <em>Diritti alimentari, libero commercio e fascismo</em>, comparso nella raccolta <em>La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani</em> (Milano 2004), pp. 115-140. Secondo la S. l&#8217;attuale processo di <strong>globalizzazione</strong>, che promuove il libero commercio, ha <strong>conseguenze molto negative sui diritti umani</strong>; per difenderli è a suo avviso necessario combattere tanto le istituzioni politiche ed economiche quanto le grandi multinazionali che lo sostengono in vario modo.<br />
In particolare, la  S. ha individuato nel gioco al ribasso sui diritti umani due componenti. In primo luogo si può constatare una &#8216;<strong>naturalizzazione&#8217; di realtà che sono invece il frutto di determinate scelte politiche</strong>: la globalizzazione economica e il libero commercio non sono infatti fenomeni &#8216;naturali&#8217;, esiti irreversibili dello sviluppo delle società umane, ma sono forme ben precise di dominazione del Nord del mondo sul Sud. In questo senso la S. sottolinea l&#8217;insistenza dei leader mondiali nell&#8217;affermazione dell&#8217;inevitabilità della globalizzazione, che è però paradossalmente accompagnata da misure di incentivazione, difesa e sostegno: se fosse veramente così &#8216;naturale&#8217;, non ci sarebbe bisogno di promuoverla con tanto zelo. In secondo luogo si rileva <strong>una frammentazione dei diritti</strong> <strong>umani</strong>, che invece dovrebbero essere indivisibili. I sostenitori dell&#8217;attuale globalizzazione favoriscono infatti la scissione tra diritti civili, da una parte, e quelli socio-economici, dall&#8217;altra; e pure anche quest&#8217;ultimi sono stati sanciti nella <em>Dichiarazione universale</em> del 1948. Tale scissione è purtroppo la premessa per il loro disconoscimento: infatti il diritto alla libertà dalla fame ha la stessa dignità del diritto alla libertà di espressione; anzi, la realizzazione del primo è una condizione per il darsi del secondo.<br />
Il diritto umano alla vita attraverso la nutrizione è però considerato un <strong>ostacolo dal libero commercio</strong>, che di libero, secondo la  S., ha veramente poco per quanto riguarda gli individui e le comunità. I beneficiari della globalizzazione sono infatti soltanto delle entità fittizie, le grandi imprese, le <strong>multinazionali</strong>, i cui diritti finiscono per essere posti al di sopra di quelli di cittadini e stati. Questi <strong>diritti</strong> garantiti ai capitali e alle società sono &#8216;<strong>inumani&#8217;</strong> e inducono anche negli individui comportamenti asociali e aggressivi, dettati dall&#8217;avidità. L&#8217;autrice porta l&#8217;esempio della conoscenza che, creata per lo più collettivamente dagli uomini &#8211; dunque condivisa &#8211; viene ora sempre più privatizzata: è il caso dei tanti saperi dei contadini, che dopo esser stati saccheggiati della loro esperienza, sono costretti poi a pagarla alle multinazionali nella forma della vendita di prodotti (come le sementi) e tecnologie.<br />
Le conseguenze negative di questa situazione sono molte, in particolare nei paesi del <strong>Terzo Mondo</strong>: conversione della policoltura in monoculture destinate alla commercializzazione, aumento dei prezzi delle derrate alimentari, smantellamento dei sistemi di distribuzione pubblica. Si pongono quindi le condizioni di future <strong>crisi alimentari</strong> e di presenti situazioni di <strong>disagio sociale</strong>: la S. ricorda che la pressione economica e tecnologica esercitata dalle multinazionali ha provocato un&#8217;ondata di suicidi tra i contadini indiani alla fine degli anni &#8216;90.<br />
Gli esiti di questa situazione sono però negativi anche per i paesi ricchi: rientra ad es. tra le conseguenze del monopolio delle grandi multinazionali il conflitto tra Europa e Stati Uniti intorno agli OGM. I rappresentanti del governo americano hanno più volte attaccato l&#8217;obsoleta &#8216;cultura storica&#8217; dei cittadini del vecchio continente riguardo all&#8217;alimentazione, cui hanno contrapposto la &#8217;scienza ben fondata&#8217; che sta alla base delle nuove colture transgeniche. Si trattava in realtà di un argomento che coloriva la più seria minaccia di una grande guerra commerciale, se non si fossero aperte le frontiere alle importazioni statunitensi e se si fosse imposto l&#8217;obbligo di etichettatura sui prodotti.<br />
E&#8217; chiaro infatti che la questione economica si traduce sul <strong>piano politico</strong>. L&#8217;adesione delle maggioranze governative indiane al libero mercato ha provocato un aumento del prezzo delle cipolle da 2 a 100 rupie. Il malcontento per una tale linea economica è stato espresso alle elezioni successive; tuttavia, questa esplicita bocciatura democratica non ha sortito alcun effetto perché i nuovi governi hanno continuato sulla stessa strada; ed è particormente significativo il fatto che il primo ministro abbia minimizzato di fronte ai leader del commercio mondiale questa sconfitta elettorale alle amministrative definendola come un &#8220;dramma locale&#8221;.<br />
Secondo la S. la globalizzazione comporta una <strong>minaccia per la democrazia alimentare</strong>, consistente nelle limitazioni imposte alla scelta dei cibi o alla loro produzione. Il grado di costrizione imposto dal libero commercio è quanto mai evidente in ciò che l&#8217;autrice definisce la <strong>logica sterminatrice</strong> cui è approdato il monopolio delle <strong>sementi</strong>: in questo settore si è fatto ricorso a tecnologie che rendono sterili i semi ottenuti dalle coltivazioni, cosicché gli agricoltori sono sempre costretti a rifornirsi dalle grandi multinazionali, senza poter conservare una parte del prodotto e, come è sempre accaduto, senza poterlo selezionare personalmente per la nuova semina. Questo sistema di inibizione della riproduzione vegetale non garantisce la sicurezza alimentare e non permette lo sviluppo della biodiversità: si impone così un &#8216;<strong>biototalitarismo&#8217;</strong>.</p>
<p>Ma, per la S., le conseguenze della globalizzazione sono gravi per la democrazia <em>tout court</em>: i <strong>politici</strong>, che si piegano ai dettami delle istituzioni internazionali (Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Fondo Monetario Internazionale) e delle multinazionali, non possono più infatti prendere decisioni nella fondamentale sfera economica. Sono quindi costretti a cercare altri spazi di affermazione e, in particolare, ad alimentare tensioni che possano in qualche modo spezzare fronti di opposizione. Un ottimo terreno di diversione e di discordia è la religione, che nell&#8217;epoca della globalizzazione vede esponenzialmente aumentare l&#8217;intolleranza e la conflittualità: ed è qui che fiorisce il <strong>fondamentalismo</strong>, frutto della reale insicurezza economica e degli opportunismi di molte élite nazionali. Per la S. è questa una china molto pericolosa, che conduce ad un nuovo fascismo e che deve essere perciò contrastata sostenendo logiche inclusive che tengano conto dei diritti socio-economici di tutti.</p>
<p>Il quadro stilato dall&#8217;attivista e ambientalista indiana fornisce un&#8217;interpretazione complessa della situazione odierna. In particolare, il nesso tra libero mercato mondiale e logica dell&#8217;esclusione è un&#8217;ipotesi esplicativa che tiene insieme vari e concomitanti fenomeni attuali.<br />
Gli inequivocabili atti e le altrettanto inequivocabili dichiarazioni del presente governo italiano sono mosse senza dubbio da una logica dell&#8217;esclusione. Dichiarare che non si vuole un paese multietnico, quando esso lo è già, significa non solo compiere dei &#8216;disumani&#8217; respingimenti; perché tali sono dal momento che quelli che arrivano non sono dei criminali, ma persone disperate &#8211; e a trasformare la disperazione in deliquenza ci pensa poi il nostro paese. Esso implica il disconoscimento di una realtà che già esiste, coinvolgendo persone regolari ed integrate da tempo, che fanno parte dell&#8217;Italia multietnica.<br />
E questa condotta, che ha certo una sua ragione nell&#8217;ottica delle imminenti elezioni, può però essere efficace perché si àncora ad una diffusa insicurezza sociale determinata da una situazione economica oggettivamente grave, come testimoniano i dati ISTAT sul PIL e soprattutto quelli OCSE sul reddito molto basso degli italiani. Dati che l&#8217;attuale maggioranza politica fatica a nascondere. Fomentare attraverso i mezzi di comunicazione <strong>l&#8217;esclusione è</strong> una delle strategie percorse: &#8220;Finalmente cattivi&#8221;, così suonava il titolo di un quotidiano in seguito al primo respingimento, che trasuda di un odio suscitato per celare i più gravi problemi di una disastrosa situazione economica e sociale.</p>
<p align="right">E.R.</p>
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		<title>Il &#8220;vaso nel vaso&#8221;: scienza e tecnologia tra complessitÃ  culturale e solidarietÃ </title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 06:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e trasmissione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[complessità  culturale]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione artificiale]]></category>
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&#8220;Una delle funzioni della scienza Ã¨ quella di prevedere, per quanto possibile, alcuni eventiÂ  che riguardano l&#8217;ambiente in cui viviamo al fine di razionalizzare risorse e interventi. Entrare in questa dimensione previsionale comporterebbe grandi benefici in termini di vite umane e risorse, ma una simile iniziativa di vasto respiro e di notevole impegno economico richiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/09/ogmcity-2.jpg" title="ogmcity-2.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/09/ogmcity-2.jpg" alt="ogmcity-2.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Una delle funzioni della scienza Ã¨ quella di prevedere, per quanto possibile, alcuni eventi<span>Â  </span>che riguardano l&#8217;ambiente in cui viviamo al fine di razionalizzare risorse e interventi. Entrare in questa dimensione previsionale comporterebbe grandi benefici in termini di vite umane e risorse, ma una simile iniziativa di vasto respiro e di notevole impegno economico richiede ad un tempo una &#8220;mutazione&#8221; politica in senso &#8220;<em>science-oriented</em>&#8220;, che punti alla realtÃ  dei fatti e si basi su analisi e soluzioni razionali, e una trasformazione di mentalitÃ : [1] una &#8220;mutazione&#8221; politica in quanto i politici dovrebbero investire in un programma privo di immediate ricadute positive sulla loro immagine e, di conseguenza, sul loro elettorato; [2] una trasformazione di mentalitÃ  in quanto gli esseri umani guardano con maggiore attenzione al presente che al lontano futuro.&#8221;<span id="more-130"></span></p>
<p>Con questo post volgiamo lo sguardo alle prospettive della scienza odierna, in particolare delle discipline biologiche, presentando un piccolo libro, <em>Dove ci porta la scienza</em> (Roma-Bari 2003), scritto da un noto divulgatore, Alberto Oliverio, professore di psicobiologia presso lâ€™UniversitÃ  â€œLa Sapienzaâ€ di Roma.<br />
O. articola in brevi capitoli, relativamente indipendenti, una serie di riflessioni intorno alle attuali tendenze della scienza, nella quale la biologia molecolare, lâ€™ingegneria genetica, la biologia della riproduzione e le neuroscienze hanno assunto una posizione di primo piano, togliendo il primato alla fisica.</p>
<p>Ed Ã¨ proprio questo uno dei tratti piÃ¹ evidenti della <strong>crisi della <em>â€œbig scienceâ€</em></strong>, cioÃ¨ del ridimensionamento della scienza come istituzione sociale di riferimento nei paesi occidentali. Un ridimensionamento che si Ã¨ avviato negli anni â€™60 e si Ã¨ poi accelerato con il venir meno della â€˜Guerra freddaâ€™ alla fine degli anni â€™80. Tra i tanti cambiamenti che negli ultimi decenni ha conosciuto questa gigantesca macchina (O. segnala la redazione annuale di ben tre milioni di articoli scientifici) uno dei piÃ¹ rilevanti Ã¨ certamente la <strong>privatizzazione progressiva della ricerca</strong>: lâ€™indebolimento della presenza pubblica e la tendenza degli scienziati a mettersi in affari hanno progressivamente incentivato una <strong>forte concorrenza</strong> e una <strong>finalizzazione tecnologica per il mercato</strong> dai risvolti non sempre positivi. Anzi, il perseguimento di risultati eclatanti (che Ã¨ andato peraltro di pari passo con la loro <strong>mediatizzazione</strong>) ha condotto a distorsioni nelle procedure di ricerca e di comunicazione, che sono addirittura giunte fino alla <strong>frode scientifica</strong>.<br />
Ma la crisi della â€˜grande scienzaâ€™ si manifesta anche nella <strong>crescente diffidenza dellâ€™opinione pubblica </strong>occidentale e mondiale nei confronti di certe conquiste della ricerca: alcune critiche sono senza dubbio fondate, ad es. quelle riguardanti le conseguenze nocive per lâ€™ambiente di certe tecnologie; altre invece appaiono alimentate da una reazione negativa alle profonde trasformazioni che le <strong>scoperte, sempre piÃ¹ incalzanti, comportano nella concezione dellâ€™uomo e della societÃ </strong> (ad es. nei movimenti new age).<br />
O. sottolinea la significativitÃ  delle frontiere della conoscenza recentemente raggiunte nellâ€™ambito delle <strong>scienze biologiche </strong>e la rilevanza delle loro applicazioni. Ad es. le tecniche connesse con la <strong>biologia della riproduzione</strong> sono state completamente rivoluzionate attraverso le varie <strong>forme di fecondazione assistita e artificiale</strong>; cosÃ¬ pure, negli ultimi anni, un grande impatto hanno avuto sullâ€™opinione pubblica le indagini sullâ€™<strong>uso terapeutico delle cellule staminali</strong> e quelle sugli <strong><u>OGM</u></strong> (<u>Organismi Geneticamente Modificati</u>). Secondo O. le scoperte in questi e in altri ambiti â€“ ad es. nel settore delle <strong>neuroscienze</strong> oppure nelle indagini sulla <strong>mappatura del genoma umano</strong> â€“ e le loro sempre piÃ¹ rapide ricadute tecnologiche hanno dischiuso delle possibilitÃ  che implicano <strong>la messa in discussione di alcune certezze sullâ€™essere umano</strong> (ad es. il confine tra naturalitÃ  ed artificialitÃ ).<br />
O., con grande prudenza, lascia aperte molte questioni, criticando le soluzioni frettolose e unilaterali: noto Ã¨ il caso della <strong>clonazione</strong> che comprende una serie di procedimenti dai risultati tuttâ€™altro che soddisfacenti (debolezza degli organismi, invecchiamento precoce, alta mortalitÃ ); essa ha tuttavia alimentato credenze, quale quella di una possibile immortalitÃ , assolutamente infondate, in quanto lo sviluppo biologico di un organismo Ã¨ connesso funzionalmente allâ€™ambiente particolare in cui avviene e dunque mai realmente riproducibile.<br />
Nellâ€™applicazione delle tecniche giÃ  disponibili Ã¨ comunque necessario <strong>giudicare molte situazioni nello specifico</strong> (ad es. come valutare la nascita attraverso selezione embrionale di un bambino in funzione della guarigione di un fratello malato?) e O. suggerisce perciÃ² lâ€™istituzione di <strong>autoritÃ  deputate alla considerazione dei singoli casi</strong>, che tengano conto anche e soprattutto delle implicazioni psicologiche.<br />
Ma la crisi della fiducia nella grande scienza dipende anche dal piÃ¹ <strong>intenso confronto culturale tra lâ€™Occidente e altri ambiti di civiltÃ </strong>. Qui ci si imbatte in un altro nodo di problemi di risoluzione tuttâ€™altro che facile, tanto piÃ¹ che la scienza ha perso proprio in questo confronto alcuni suoi tratti specifici (lâ€™universalitÃ , lâ€™unitarietÃ , il progresso), che ne avevano caratterizzato il trionfo tra lâ€™Ottocento e il Novecento. Non tutte le societÃ  umane si rapportano infatti alla natura e allâ€™essere umano allo stesso modo; e non Ã¨ detto che i valori occidentali connessi con certi aspetti della scienza siano accettati da tutti. Ad ogni modo, anche in questo caso, le questioni sono molto piÃ¹ complesse e, oltre agli aspetti culturali, ve ne sono in ballo di materiali.<br />
Unâ€™esemplificazione di tale problema Ã¨ offerta dallâ€™<strong>impiego degli OGM</strong>, che Ã¨ a tutti (confusamente) noto attraverso i media. O. sottolinea come il ricorso a prodotti agricoli geneticamente modificati sia indispensabile per certi paesi in via di sviluppo che devono far fronte a carenze di beni alimentari. Dâ€™altra parte, quello che fanno gli scienziati nelle sperimentazioni non Ã¨ altro che unâ€™imitazione di processi naturali per i quali anche noi uomini, attraverso varie forme, possediamo e possiamo acquisire geni di altri animali e, addirittura, geni di esseri vegetali. Il problema piÃ¹ grave che si cela dietro agli OGM Ã¨ piuttosto di ordine politico-economico, in quanto il mercato dei generi alimentari Ã¨ controllato di fatto su scala mondiale da pochissime multinazionali, che detengono il monopolio dellâ€™agricoltura ad altissima tecnologia e possono in qualche modo condizionare lâ€™intera vita mondiale sul bene piÃ¹ strategico di tutti, il cibo.<br />
Milioni di piccole fattorie non possono del resto accedere alle alte tecnologie; e altre aziende agricole occidentali, pur potendo, non intendono utilizzarle, preferendo forme alternative di aumento della produttivitÃ . Esistono infatti molte soluzioni che, pur non sopperendo ai bisogni alimentari di interi paesi, possono riuscire a migliorare le condizioni di vita di tantissimi lavoratori. Si tratta di soluzioni che ibridano vecchie conoscenze con nuove tecnologie e comportano spesso la <strong>costituzione di reti di informazioni</strong>. Ãˆ il caso dei â€œ<strong>pescatori in rete</strong>â€ del Bengala, che, pur servendosi di rudimentali zattere, beneficiano quotidianamente delle informazioni meteorologiche ottenute da un sito della marina statunitense.<br />
Ancora piÃ¹ significativa Ã¨ lâ€™invenzione di un maestro nigeriano, Mohammad bah Abbah, che ha realizzato un frigorifero rudimentale ma efficace, coniugando la conoscenza dei principi della termodinamica con i metodi di conservazione dei cibi propri del suo popolo. Il tutto Ã¨ stato realizzato mettendo un vaso di coccio poroso piÃ¹ piccolo dentro uno piÃ¹ grande e aggiungendo nellâ€™intercapedine della sabbia opportunamente bagnata (l&#8217;immagine Ã¨ tratta dal sito <a href="http://www.celsias.com/article/a-refrigerator-that-runs-without-electricity/" target="_blank">Celsias</a>). Lâ€™evaporazione dellâ€™acqua, aggiunta due volte al giorno, permette lâ€™abbassamento della temperatura nel vaso interno, dove si possono conservare piÃ¹ a lungo ortaggi e frutta.<br />
<a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/09/pot-in-pot_refrigerator21.jpg" title="pot-in-pot_refrigerator21.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/09/pot-in-pot_refrigerator21.jpg" alt="pot-in-pot_refrigerator21.jpg" /></a></p>
<p>Il frigorifero di Mohammad si sta diffondendo in Nigeria; come tutte le scoperte tecnologiche, esso non ha solo delle ricadute immediate sul tenore di vita, ma modifica piÃ¹ in generale il contesto sociale: in questo caso ha liberato il tempo di molte bambine e ragazze che erano costrette quotidianamente ad andare al mercato per vendere i prodotti prima che marcissero; ora possono invece dedicarsi alla scuola.<br />
Il <strong>potenziale emancipatorio</strong> del sapere scientifico-tecnologico deve essere dunque sapientemente calibrato sui diversi contesti culturali e alimentarsi soprattutto di due valori: la <strong>condivisione</strong> (propria della conoscenza scientifica) e la <strong>solidarietÃ </strong>, che presuppone forme di committenza e sostegno alla ricerca diverse rispetto a quelle delle multinazionali. In questo senso O. sottolinea lâ€™importanza avuta dalle associazioni dei malati nel riorientare le indagini sulle patologie piÃ¹ gravi (in particolare lâ€™AIDS), associazioni che hanno contrastato gli interessi puramente commerciali delle aziende farmaceutiche. Câ€™Ã¨ una forte <strong>esigenza di ritorno del â€˜pubblicoâ€™</strong>, che Ã¨ possibile soltanto con lâ€™assunzione di un atteggiamento lungimirante da parte della politica, anchâ€™essa troppo spesso protesa a sviluppare il suo <em>marketing</em> in funzione del giorno dopo.</p>
<p align="right">E. R.</p>
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