Posts Tagged ‘paternità’

“Come vivere liberi ?”

mercoledì, febbraio 22nd, 2017

altarriba

“Mio padre impiegò novant’anni a cadere dal quarto piano…”

Antonio Altarriba nacque a inizio Novecento in una povera famiglia della campagna spagnola. Trascorse una vita difficile: non si accontentava di sopravvivere, lui voleva vivere, conoscere, combattere i soprusi e sentirsi libero, sognava di volare. Non ci riuscì. Le circostanze della quotidianità, il peso degli eventi storici, la falsità di tanti, i sensi di colpa e di incapacità lo sconfissero in continuazione e può anche essere che non si sarebbe sentito vivo in nessuna situazione. Non sopportando oltre quella esistenza frustrante, arrivò infine a togliersi la vita.
Antonio Altarriba è uno scrittore, un docente universitario. Suo padre gli aveva raccontato tante vicende, tanti dettagli di quella vita dura e solo di rado punteggiata di felicità. Antonio convinse Antonio a mettere per iscritto tutti i suoi ricordi; il figlio e il padre, che condividevano lo stesso nome, arrivarono a identificarsi uno nell’altro (“Io vivevo in lui quando ancora non era nato ed egli vive in me ora che è morto”). Non riuscendo a mettere fine al proprio travaglio in questa vita, il padre chiese al figlio di aiutarlo ad uccidersi, salvo poi rendersi conto di non potergli addossare una simile responsabilità. Così trovò il modo di eludere la sorveglianza nella casa di riposo dove era relegato e, dal quarto piano, finalmente potè volare. Il figlio raccolse le memorie che il padre aveva scritto in duecentocinquanta pagine fitte di sensazioni disordinate, li integrò con quel che rammentava dei suoi lunghi racconti e decise di pubblicarli, come per dare un senso a quella vita e mettersi in pace col suo ricordo. (altro…)

Raschiare il fondo della paternità: il padre come testimone dell’unione di legge e desiderio

martedì, aprile 8th, 2014

©intoconcrete“L’espressione “papi”, recentemente alla ribalta della cronaca politica italiana a causa di innumerevoli giovani donne (papi-girls) che così si rivolgono al loro seduttore, mette in evidenza la degenerazione ipermoderna della legge simbolica della castrazione. La figura del padre ridotta a “papi”, anziché sostenere il valore virtuoso del limite, diviene ciò che autorizza alla sua più totale dissoluzione. Il denaro elargito non come riconoscimento di un lavoro, ma come puro atto arbitrario, l’illusione che si possa raggiungere l’affermazione di se stessi rapidamente, senza rinuncia né fatica, l’enfatizzazione feticistica dei corpi femminili come strumenti di godimento, il disprezzo per la verità, l’opposizione ostentata nei confronti delle istituzioni e della Legge, l’esibizione di se stessi come un io forte e onnipotente, il rifiuto di ogni limite in nome di una libertà senza vincoli, l’assenza di pudore e di senso di colpa costituiscono alcuni tratti del ribaltamento ipermoderno della funzione simbolica del padre che trovano una loro sintesi impressionante nella figura di Silvio Berlusconi.” (altro…)


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