<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Attraverso lo Specchio &#187; realtà</title>
	<atom:link href="http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/tag/realta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.attraversolospecchio.eu</link>
	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 21:12:52 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.3</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Sperare in un responsabile senso di realtÃ : lâ€™America di Obama</title>
		<link>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2009/01/29/sperare-in-un-responsabile-senso-di-realta-l%e2%80%99america-di-obama/</link>
		<comments>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2009/01/29/sperare-in-un-responsabile-senso-di-realta-l%e2%80%99america-di-obama/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 16:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[La politica da Gramsci a Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2009/01/29/sperare-in-un-responsabile-senso-di-realta-l%e2%80%99america-di-obama/</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;Cyril Connolly [critico letterario] ebbe a dire una volta che dentro ogni uomo grasso ce n&#8217;Ã¨ uno magro che lotta per uscire. SarÃ  Obama (quel &#8216;tipo ossuto con un nome buffo&#8217;, come dice egli stesso) quell&#8217;uomo magro per gli Stati Uniti? RappresenterÃ  quell&#8217;America agile, libera, sveglia che vuole liberarsi e uscire dal gigante obeso, sovradimensionato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/01/globama.jpg" title="globama.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/01/globama.jpg" alt="globama.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Cyril Connolly [critico letterario] ebbe a dire una volta che dentro ogni uomo grasso ce n&#8217;Ã¨ uno magro che lotta per uscire. SarÃ  Obama (quel &#8216;tipo ossuto con un nome buffo&#8217;, come dice egli stesso) quell&#8217;uomo magro per gli Stati Uniti? RappresenterÃ  quell&#8217;America agile, libera, sveglia che vuole liberarsi e uscire dal gigante obeso, sovradimensionato e lento di comprendonio le cui forze armate fanno disastri in tutto il mondo, il cui credito esaurito trascina giÃ¹ con sÃ© l&#8217;economia mondiale, le cui scorie stanno intossicando l&#8217;atmosfera nazionale e internazionale, il cui obsoleto arsenale nucleare (insieme a quello della Russia) minaccia ancora oggi ogni forma di vita?â€<br />
â€œEppure c&#8217;Ã¨ una scelta che si sovrappone a tutte le altre, collegandole tra loro, e che in un certo senso viene prima di tutte le altre: occorre decidere se gli Stati Uniti, fino ad oggi soffocati da una fitta nebbia di illusioni, sapranno disciplinarsi fino a percepire e trattare con il mondo esterno cosÃ¬ com&#8217;Ã¨ o se, abbandonando una volta per tutte ogni ragionevolezza, si tufferanno definitivamente in un mondo seducente di fantasia. Questo era l&#8217;interrogativo piÃ¹ immediato che si poneva agli elettori e l&#8217;elezione di Obama non ha fornito che una risposta temporanea e parziale.&#8221;<span id="more-185"></span></p>
<p>Ci affacciamo per un attimo sulla piÃ¹ stretta attualitÃ , occupandoci del recente insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Per far ciÃ² ci serviamo di un articolo recentemente scritto dal pubblicista Jonathan Schell, <em>Lâ€™america di Obama: un paese da salvare</em>, comparso su â€œMicromegaâ€ 6 (2008), pp. 9-19.<br />
S. si concentra su un aspetto specifico ma centrale, a suo avviso, per il futuro politico degli Stati Uniti, quello del rapporto della politica americana con <strong>una visione responsabile della realtÃ </strong>.</p>
<p>Ãˆ in questo senso che S. spera che la <strong>presidenza di Obama</strong> sia al contempo (1) <strong>la fine</strong> di un periodo in cui il senso della realtÃ , connesso con alcuni valori fondanti della democrazia americana, si Ã¨ andato perdendo, e (2) <strong>lâ€™inizio</strong> di un modo diverso di far politica. Tale questione si pone per lâ€™autore come condizione preliminare per la risoluzione delle molteplici <strong>situazioni critiche</strong> in cui versano gli Stati Uniti: dalle fallimentari guerre di posizione in Iraq e in Afghanistan al tracollo del sistema bancario; dagli strattoni dati al tessuto costituzionale durante la presidenza Bush agli stili di vita inquinanti e non sostenibili della societÃ  americana; per finire con la crisi etica, culminata nelle torture perpetrate da agenti e soldati statunitensi in tutto il mondo in spregio delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.<br />
Per venire a capo di tutti questi problemi, in una prospettiva democratica, bisogna secondo S. <strong>recuperare la fiducia nellâ€™azione politica</strong>. E ciÃ² sarÃ  possibile <strong>abbandonando il mondo fittizio</strong> che ha avvolto e confuso la societÃ  americana negli ultimi anni in cambio di effimere consolazioni emotive ed intellettuali.<br />
Alla creazione di questo mondo fittizio ha non da ultimo contribuito il <strong>prolungato ricorso alla menzogna da parte della politica</strong>, di cui si Ã¨ fatto uso soprattutto in campo repubblicano. S. stila una tipologia di bugie, falsificazioni, dissimulazioni, che sono state utilizzate durante la campagna elettorale da John McCain, Sarah Palin e dai loro consiglieri, al fine di condizionare lâ€™opinione pubblica. Lâ€™impiego di questi mezzi Ã¨ stato addirittura sfrontato, tanto che alcuni esponenti <strong>repubblicani</strong> di primo piano hanno messo esplicitamente in secondo piano certi fatti comprovati rispetto allâ€™affermazione della loro visione della realtÃ .<br />
Purtroppo i <strong>democratici</strong> non sono stati spesso da meno dei loro avversari, in quanto si sono serviti degli stessi professionisti delle strategie mediatiche: pubblicitari, consulenti dellâ€™immagine, sondaggisti. E la questione in cui questo adeguamento ai metodi in voga presso i repubblicani Ã¨ stato piÃ¹ evidente Ã¨ certo quella della <strong>sicurezza nazionale</strong>. Per non sembrare poco autorevoli i democratici hanno infatti dovuto spesso accettare delle guerre chiaramente illegittime: meglio essere <strong>forti nel torto</strong> che deboli nel giusto â€“ questa lâ€™inaccettabile giustificazione.<br />
Neanche <strong>Obama</strong> si Ã¨ sottratto a questo atteggiamento in campagna elettorale, specie quando ha sostenuto che il ritiro dallâ€™Iraq si sarebbe accompagnato ad un piÃ¹ intenso impegno militare in Afghanistan; e ancora meno tranquillizzante appare la volontÃ  di inseguire i ribelli al governo del presidente Karzai fin dentro il Pakistan, correndo il grosso rischio di allargare il conflitto. Per S. Obama si sarebbe costruito delle insidiose trappole con le sue stesse mani; tuttavia fa sperare in meglio la voce circolata ufficiosamente in ambienti vicini al nuovo presidente americano, secondo cui sarebbe sua intenzione procedere a negoziati regionali con i talibani.<br />
Lâ€™attenzione dellâ€™autore si appunta poi su unâ€™espressione particolare: â€˜<strong>togliersi i guanti</strong>â€™. Essa Ã¨ stata usata dai repubblicani in campagna elettorale &#8211; ma giÃ  prima dallâ€™amministrazione Bush â€“ per manifestare lâ€™intenzione di ricorrere alle maniere forti. Cosa significa in concreto? Durante la presidenza appena terminata tale espressione trasfigurava lâ€™impiego della tortura per trovare pezze dâ€™appoggio della propria politica. Ãˆ il caso, ad esempio, del rapimento di un collaboratore di Osama Bin Laden, Ibn al-shaykh al-Libi, che Ã¨ stato torturato finchÃ© non ha ammesso per disperazione ciÃ² che non era vero: i legami tra Al-Quaeda e Saddam Hussein e il piano per la realizzazione di armi di distruzione di massa. Questa falsa informazione, estorta con la tortura, fu presentata allâ€™ONU per sostenere la legittimitÃ  di un attacco americano allâ€™Iraq.<br />
Per S. gli Stati Uniti possiedono tuttavia <strong>una base di valori costituzionali</strong> che possono pemettere una reazione contro questa pericolosa tendenza alla violenza (fisica e simbolica) e alla menzogna. Secondo lâ€™autore Obama deve dare quindi dei segnali forti e inequivocabili di una volontÃ  di inversione di rotta a cominciare dalla chiusura di uno dei simboli di questa degenerazione politica americana: il campo di prigionia di Guantanamo.</p>
<p>Uno dei primi atti â€“ come ora sappiamo â€“ del neopresidente Ã¨ stato quello di sospendere per quattro mesi il sistema giudiziario connesso con questo campo: Ã¨ stato un passo importante, ma prudente, come sembra essere piÃ¹ in generale lâ€™atteggiamento di Obama. Bene, dunque, ma Ã¨ ancora una volta tutto da verificare.<br />
In sede di commento mi interessa perÃ² tornare sul problema nodale posto da S., quello del distacco della politica dalla realtÃ  o, meglio, quello del distacco tra le narrazioni e le descrizioni che la politica fa pubblicamente e la realtÃ  fattuale. In non pochi paesi occidentali le Ã©lites stanno raccontando delle storielle che difficilmente reggono di fronte ad una lettura della realtÃ  informata ai valori fondanti della democrazia: la libertÃ , lâ€™uguaglianza, la solidarietÃ  e la partecipazione.<br />
La situazione piÃ¹ grave sembra essere proprio quella dellâ€™Italia dove, a mio avviso, piÃ¹ che altrove, a causa di uno sviluppato populismo mediatico, il racconto della realtÃ  fornito dai mezzi di informazione, egemonizzati dalla politica, piÃ¹ si distacca dai fatti, come abbiamo avuto modo di rilevare nel primo post del nostro blog dedicato alla loro â€˜scomparsaâ€™ nei giornali e nei telegiornali italiani.</p>
<p align="right">E.R.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.attraversolospecchio.eu/index.php/argomenti/la-politica-da-gramsci-a-grillo-argomenti/2009/01/29/sperare-in-un-responsabile-senso-di-realta-l%e2%80%99america-di-obama/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

