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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; Stati Uniti</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>The New New Deal</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 06:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[La globalizzazione per noi]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[New Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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&#8220;Il trucco non invecchia mai, l&#8217;illusione non perde smalto. Votate contro l&#8217;aborto: avrete la riduzione delle imposte sui redditi di capitale. Votate perchÃ© la nostra nazione torni a essere forte: avrete la deindustrializzazione. Votate contro quei professoroni universitari paladini del politicamente corretto: avrete la deregolamentazione del settore elettrico. Votate per levarvi il governo dalle scatole: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/03/what-do-you-see.jpg" title="what-do-you-see.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/03/what-do-you-see.jpg" alt="what-do-you-see.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Il trucco non invecchia mai, l&#8217;illusione non perde smalto. <em>Votate</em> contro l&#8217;aborto: <em>avrete</em> la riduzione delle imposte sui redditi di capitale. <em>Votate </em>perchÃ© la nostra nazione torni a essere forte: <em>avrete</em> la deindustrializzazione. <em>Votate</em> contro quei professoroni universitari paladini del politicamente corretto: <em>avrete</em> la deregolamentazione del settore elettrico. <em>Votate</em> per levarvi il governo dalle scatole: <em>avrete </em>concentrazioni aziendali e monopoli in ogni settore, dai media al confezionamento della carne. <em>Votate</em> per tener testa ai terroristi: <em>avrete</em> tentativi di privatizzare la previdenza sociale. <em>Votate</em> per dare una lezione alle Ã©lites: <em>avrete </em>un ordine sociale in cui la concentrazione della ricchezza ha raggiunto livelli mai visti prima nel corso della vostra vita, in cui ai lavoratori Ã¨ stato tolto ogni potere e gli amministratori delegati ricevono compensi al di lÃ  dellâ€™immaginabileâ€ (Thomas Frank, <em>Whatâ€™s the Matter with Kansas? How Conservatives Won the Heart of America</em>, New York 2004, trad. e cit. a pp. 170-171).<span id="more-195"></span></p>
<p>Il rilievo che ha assunto la politica americana negli ultimi tempi ci spinge ancora ad occuparci degli Stati Uniti. Recensiamo quindi <em>La coscienza di un liberal </em>(Roma-Bari 2008), saggio scritto da un noto economista americano, Paul Krugman.<br />
In questo libro lâ€™autore ripercorre sinteticamente le vicende della societÃ  americana a partire dalla fine del XIX secolo con lâ€™obiettivo di spiegare, in una prospettiva di lungo periodo, la recente situazione del proprio paese, che si presenta tuttâ€™altro che rosea dal punto di vista economico e sociale.</p>
<p>Per porre il problema K. parte dalla propria esperienza personale, dal ricordare cioÃ¨ il mondo in cui Ã¨ nato e cresciuto, gli <strong>Stati Uniti degli anni â€™50-â€™70</strong>. Si trattava di unâ€™America caratterizzata da <strong>un benessere diffuso</strong>, in cui <strong>unâ€™ampia classe media</strong> godeva di redditi alti che le consentivano stili di vita relativamente elevati. Dal punto di vista politico <strong>le posizioni dei democratici e dei repubblicani risultavano molto vicine</strong>: i due opposti partiti mostravano infatti atteggiamenti sostanzialmente moderati, convergevano sulle linee della politica estera e soprattutto condividevano le scelte favorevoli allo stato sociale avviate nei decenni precedenti con il<em> New Deal</em> (il <em>Nuovo corso</em>).<br />
Il <strong><em>New Deal</em></strong> era un piano di sostegno sociale e di sviluppo economico, che era lâ€™esito delle politiche maturate negli anni â€™30 e â€™40 per fronteggiare la grande crisi economica del â€™29 e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Questo piano fu portato avanti soprattutto dal presidente democratico Franklin Delano Roosvelt (1933-1945), che istituÃ¬ <strong>la previdenza sociale</strong>, agevolÃ² <strong>la diffusione dei sindacati</strong>, e soprattutto redistribuÃ¬ le risorse attraverso una <strong>tassazione elevata dei redditi molto alti</strong>. Questi provvedimenti portarono a una <strong>â€˜grande compressioneâ€™</strong> della societÃ  americana da cui scaturÃ¬ quella classe media agiata del periodo successivo.<br />
La <strong>disuguaglianza sociale</strong> era invece la caratteristica principale del periodo precedente, egemonizzato dalla destra. La <strong><em>Long Gilded Age</em></strong>, cioÃ¨ la lunga etÃ  dorata, aveva <strong>favorito infatti le condizioni di vita dei piÃ¹ ricchi</strong> e schiacciato le posizioni dei lavoratori. Questo periodo fu caratterizzato da un <strong>forte contrasto politico</strong> tra i repubblicani e i democratici.<br />
Una nuova tendenza alla <strong>polarizzazione</strong> della politica e delle posizioni socio-economiche degli Stati Uniti Ã¨ rilevabile <strong>dalla fine degli anni â€™70</strong>. Si discute ancora sulle cause di questo fenomeno che ha nuovamente accentuato la disuguaglianza. Per K. gli aspetti decisivi non sono di ordine economico o tecnologico, per quanto possano aver contato anche fattori di questo tipo; <strong>lâ€™inversione di tendenza</strong>, che ha progressivamente portato alla scomparsa dellâ€™America <em>middle-class</em>,<strong> Ã¨ piuttosto di ordine politico</strong>. Si tratta del risultato dellâ€™<strong>affermazione della destra ultraconservatrice e antidemocratica</strong> allâ€™interno del partito repubblicano.<br />
Questo movimento estremista, nato probabilmente proprio <strong>in reazione al <em>New Deal</em></strong>, cioÃ¨ al simbolo del processo di <strong>ampliamento della sfera dei diritti sociali e civili dei cittadini</strong>, si Ã¨ imposto, dopo alcuni tentativi falliti, con Ronald Reagan (1980-1988), un attore che dagli anni â€™60 si era buttato in politica facendo leva, per ottenere i consensi, sulle fobie (anche sessuali) e sugli odi (in particolare su quello razziale).<br />
Si Ã¨ assistito quindi ad un <strong>progressivo abbassamento delle tasse per i ricchi</strong>, alla <strong>destrutturazione dei sindacati</strong>, alla <strong>proposizione costante di progetti</strong> (per fortuna mai completamente realizzati) <strong>di smantellamento del welfare</strong> (che negli Stati Uniti Ã¨ peraltro molto piÃ¹ debole e disorganizzato che in Europa). Il tutto ha contribuito a una <strong>rinnovata disuguaglianza sociale</strong>, in quanto, se lâ€™economia americana Ã¨ molto cresciuta, i beneficiari di tale crescita sono stati in realtÃ  pochissimi; essi si ritrovano soprattutto tra quei manager e amministratori delegati, i cui compensi, a detta di K., hanno superato qualsiasi misura, svincolandosi inoltre da un compenso adeguato alle prestazioni.<br />
Questo orientamento politico si Ã¨ manifestato pienamente durante il recente doppio mandato di <strong>George W. Bush</strong> (2000-2008) che, valendosi di un Congresso controllato dai repubblicani (fino al 2006), ha <strong>cercato di smantellare la previdenza sociale</strong>. Tuttavia, questi otto anni di governo egemonizzato dalla destra ultraconservatrice hanno mostrato <strong>la sua sostanziale incapacitÃ  di governare</strong>, in quanto essa mira di fatto a curare gli interessi di pochi. La sanzione del fallimento si Ã¨ avuta proprio nella questione della sicurezza nazionale, che sembrava il cavallo di battaglia dei repubblicani: <strong>la guerra contro lâ€™Iraq</strong>, culmine di questa politica, ha infatti palesato in poco tempo tutta la sua insensatezza e una profonda contraddizione, quella di un governo che al contempo vuole tagliare le tasse ai ricchi e deve far fronte alle grandi spese di una guerra. Inoltre, la gestione dellâ€™Iraq dopo la conquista ha pure messo in evidenza le scarse capacitÃ  amministrative, inficiate come sono dal favoritismo, dalla corruzione, dal nepotismo di una destra integralista, ma tuttâ€™altro che moralmente integra. Questi atteggiamenti si ritrovano per K. non solo in Iraq, ma anche negli Stati Uniti, in particolare nel funzionamento della rete di istituti e fondazioni che sostengono tale movimento dal punto di vista intellettuale: per la partecipazione ad essi viene chiesta fedeltÃ  assoluta in cambio di una collocazione permanente in posti remunerati â€“ una sorta di affiliazione, diremmo in termini italiani.<br />
Il fallimento Ã¨ stato reso possibile anche dallo <strong>smascheramento</strong> delle menzogne di Bush e dei suoi collaboratori da parte di molti giornalisti americani. Il <strong>reale pluralismo del sistema di informazione</strong> americano ha cosÃ¬ impedito che le â€˜armi di distrazione di massaâ€™ adottate dai repubblicani fossero efficaci.<br />
Il fallimento della politica di Bush figlio ha in definitiva <strong>riaperto la possibilitÃ  di unâ€™affermazione democratica </strong>dopo la parentesi del doppio mandato di Clinton (1992-2000), di cui K. mette in evidenza limiti ed errori. Unâ€™affermazione, quella dei democratici giÃ  registratasi nelle elezioni del 2006 al Congresso e â€“ come noi sappiamo ora â€“ consolidatasi alla fine del 2008 con la vittoria di Obama alle elezioni presidenziali.<br />
Cosa devono fare i democratici secondo il <em>liberal </em>K.? La risposta discende da tutta la sua ricostruzione della storia americana: devono <strong>abilmente cercare di comprimere la disuguaglianza sociale</strong>, che si traduce in unâ€™<strong>insicurezza diffusa</strong> presso gran parte dei cittadini americani. Unâ€™insicurezza che <strong>porta al fallimento economico</strong> di molte famiglie, non di rado proprio nel tentativo di sottrarsi ai suoi effetti. Il primo passo da compiere in continuitÃ  ideale con il <em>New Deal</em>, quindi allâ€™interno di un progetto complessivo di sostegno economico alla societÃ  americana, Ã¨ la costituzione di <strong>un servizio sanitario per tutti</strong>, che non escluda cioÃ¨, come ora, ben 45 milioni di cittadini. Da lÃ¬ devono partire nuove iniziative progressiste per <strong>espandere la rete della sicurezza sociale</strong>, cioÃ¨ per rafforzare tutti quegli istituti che possono permettere una vita qualitativamente migliore.</p>
<p>La vittoria sulla destra ultraconservatrice Ã¨ stata ottenuta da Obama attraverso una visione piÃ¹ aderente alla realtÃ  della societÃ  americana; una visione soprattutto non condizionata da quegli appelli alle viscere, alle paure profonde (quella della morte, dello straniero, del diverso), che fomentano i conservatori estremisti. E ciÃ² Ã¨ stato reso possibile anche perchÃ©, come detto, il sistema politico e soprattutto quello dellâ€™informazione hanno reagito democraticamente contro le strategie che miravano nascostamente a limitare la libertÃ , lâ€™uguaglianza, la partecipazione e la solidarietÃ .<br />
Lo stesso non si puÃ² dire del nostro paese, in cui il controllo e lâ€™omologazione dei mezzi di informazione ha raggiunto tali livelli, che non Ã¨ possibile smascherare i progetti tesi a cambiare il tessuto istituzionale in senso meno democratico e ad aumentare la disuguaglianza. Progetti che sono spesso nascosti agli occhi dei cittadini da illusioni ottiche con cui si alimentano le paure e gli odi razziali, gli appelli irrazionali alla sacralitÃ  della vita, le alzate di cresta nazionaliste. Se K. Ã¨ ottimista circa la trasformazione degli Stati Uniti in un paese meno razzista (lâ€™elezione di Obama Ã¨ la conferma piÃ¹ evidente), non si puÃ² non essere che molto preoccupati per la china ormai presa dallâ€™Italia.</p>
<p align="right">E. R.</p>
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		<title>Sperare in un responsabile senso di realtÃ : lâ€™America di Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 16:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eugenio</dc:creator>
				<category><![CDATA[La politica da Gramsci a Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Cyril Connolly [critico letterario] ebbe a dire una volta che dentro ogni uomo grasso ce n&#8217;Ã¨ uno magro che lotta per uscire. SarÃ  Obama (quel &#8216;tipo ossuto con un nome buffo&#8217;, come dice egli stesso) quell&#8217;uomo magro per gli Stati Uniti? RappresenterÃ  quell&#8217;America agile, libera, sveglia che vuole liberarsi e uscire dal gigante obeso, sovradimensionato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/01/globama.jpg" title="globama.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/01/globama.jpg" alt="globama.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Cyril Connolly [critico letterario] ebbe a dire una volta che dentro ogni uomo grasso ce n&#8217;Ã¨ uno magro che lotta per uscire. SarÃ  Obama (quel &#8216;tipo ossuto con un nome buffo&#8217;, come dice egli stesso) quell&#8217;uomo magro per gli Stati Uniti? RappresenterÃ  quell&#8217;America agile, libera, sveglia che vuole liberarsi e uscire dal gigante obeso, sovradimensionato e lento di comprendonio le cui forze armate fanno disastri in tutto il mondo, il cui credito esaurito trascina giÃ¹ con sÃ© l&#8217;economia mondiale, le cui scorie stanno intossicando l&#8217;atmosfera nazionale e internazionale, il cui obsoleto arsenale nucleare (insieme a quello della Russia) minaccia ancora oggi ogni forma di vita?â€<br />
â€œEppure c&#8217;Ã¨ una scelta che si sovrappone a tutte le altre, collegandole tra loro, e che in un certo senso viene prima di tutte le altre: occorre decidere se gli Stati Uniti, fino ad oggi soffocati da una fitta nebbia di illusioni, sapranno disciplinarsi fino a percepire e trattare con il mondo esterno cosÃ¬ com&#8217;Ã¨ o se, abbandonando una volta per tutte ogni ragionevolezza, si tufferanno definitivamente in un mondo seducente di fantasia. Questo era l&#8217;interrogativo piÃ¹ immediato che si poneva agli elettori e l&#8217;elezione di Obama non ha fornito che una risposta temporanea e parziale.&#8221;<span id="more-185"></span></p>
<p>Ci affacciamo per un attimo sulla piÃ¹ stretta attualitÃ , occupandoci del recente insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Per far ciÃ² ci serviamo di un articolo recentemente scritto dal pubblicista Jonathan Schell, <em>Lâ€™america di Obama: un paese da salvare</em>, comparso su â€œMicromegaâ€ 6 (2008), pp. 9-19.<br />
S. si concentra su un aspetto specifico ma centrale, a suo avviso, per il futuro politico degli Stati Uniti, quello del rapporto della politica americana con <strong>una visione responsabile della realtÃ </strong>.</p>
<p>Ãˆ in questo senso che S. spera che la <strong>presidenza di Obama</strong> sia al contempo (1) <strong>la fine</strong> di un periodo in cui il senso della realtÃ , connesso con alcuni valori fondanti della democrazia americana, si Ã¨ andato perdendo, e (2) <strong>lâ€™inizio</strong> di un modo diverso di far politica. Tale questione si pone per lâ€™autore come condizione preliminare per la risoluzione delle molteplici <strong>situazioni critiche</strong> in cui versano gli Stati Uniti: dalle fallimentari guerre di posizione in Iraq e in Afghanistan al tracollo del sistema bancario; dagli strattoni dati al tessuto costituzionale durante la presidenza Bush agli stili di vita inquinanti e non sostenibili della societÃ  americana; per finire con la crisi etica, culminata nelle torture perpetrate da agenti e soldati statunitensi in tutto il mondo in spregio delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.<br />
Per venire a capo di tutti questi problemi, in una prospettiva democratica, bisogna secondo S. <strong>recuperare la fiducia nellâ€™azione politica</strong>. E ciÃ² sarÃ  possibile <strong>abbandonando il mondo fittizio</strong> che ha avvolto e confuso la societÃ  americana negli ultimi anni in cambio di effimere consolazioni emotive ed intellettuali.<br />
Alla creazione di questo mondo fittizio ha non da ultimo contribuito il <strong>prolungato ricorso alla menzogna da parte della politica</strong>, di cui si Ã¨ fatto uso soprattutto in campo repubblicano. S. stila una tipologia di bugie, falsificazioni, dissimulazioni, che sono state utilizzate durante la campagna elettorale da John McCain, Sarah Palin e dai loro consiglieri, al fine di condizionare lâ€™opinione pubblica. Lâ€™impiego di questi mezzi Ã¨ stato addirittura sfrontato, tanto che alcuni esponenti <strong>repubblicani</strong> di primo piano hanno messo esplicitamente in secondo piano certi fatti comprovati rispetto allâ€™affermazione della loro visione della realtÃ .<br />
Purtroppo i <strong>democratici</strong> non sono stati spesso da meno dei loro avversari, in quanto si sono serviti degli stessi professionisti delle strategie mediatiche: pubblicitari, consulenti dellâ€™immagine, sondaggisti. E la questione in cui questo adeguamento ai metodi in voga presso i repubblicani Ã¨ stato piÃ¹ evidente Ã¨ certo quella della <strong>sicurezza nazionale</strong>. Per non sembrare poco autorevoli i democratici hanno infatti dovuto spesso accettare delle guerre chiaramente illegittime: meglio essere <strong>forti nel torto</strong> che deboli nel giusto â€“ questa lâ€™inaccettabile giustificazione.<br />
Neanche <strong>Obama</strong> si Ã¨ sottratto a questo atteggiamento in campagna elettorale, specie quando ha sostenuto che il ritiro dallâ€™Iraq si sarebbe accompagnato ad un piÃ¹ intenso impegno militare in Afghanistan; e ancora meno tranquillizzante appare la volontÃ  di inseguire i ribelli al governo del presidente Karzai fin dentro il Pakistan, correndo il grosso rischio di allargare il conflitto. Per S. Obama si sarebbe costruito delle insidiose trappole con le sue stesse mani; tuttavia fa sperare in meglio la voce circolata ufficiosamente in ambienti vicini al nuovo presidente americano, secondo cui sarebbe sua intenzione procedere a negoziati regionali con i talibani.<br />
Lâ€™attenzione dellâ€™autore si appunta poi su unâ€™espressione particolare: â€˜<strong>togliersi i guanti</strong>â€™. Essa Ã¨ stata usata dai repubblicani in campagna elettorale &#8211; ma giÃ  prima dallâ€™amministrazione Bush â€“ per manifestare lâ€™intenzione di ricorrere alle maniere forti. Cosa significa in concreto? Durante la presidenza appena terminata tale espressione trasfigurava lâ€™impiego della tortura per trovare pezze dâ€™appoggio della propria politica. Ãˆ il caso, ad esempio, del rapimento di un collaboratore di Osama Bin Laden, Ibn al-shaykh al-Libi, che Ã¨ stato torturato finchÃ© non ha ammesso per disperazione ciÃ² che non era vero: i legami tra Al-Quaeda e Saddam Hussein e il piano per la realizzazione di armi di distruzione di massa. Questa falsa informazione, estorta con la tortura, fu presentata allâ€™ONU per sostenere la legittimitÃ  di un attacco americano allâ€™Iraq.<br />
Per S. gli Stati Uniti possiedono tuttavia <strong>una base di valori costituzionali</strong> che possono pemettere una reazione contro questa pericolosa tendenza alla violenza (fisica e simbolica) e alla menzogna. Secondo lâ€™autore Obama deve dare quindi dei segnali forti e inequivocabili di una volontÃ  di inversione di rotta a cominciare dalla chiusura di uno dei simboli di questa degenerazione politica americana: il campo di prigionia di Guantanamo.</p>
<p>Uno dei primi atti â€“ come ora sappiamo â€“ del neopresidente Ã¨ stato quello di sospendere per quattro mesi il sistema giudiziario connesso con questo campo: Ã¨ stato un passo importante, ma prudente, come sembra essere piÃ¹ in generale lâ€™atteggiamento di Obama. Bene, dunque, ma Ã¨ ancora una volta tutto da verificare.<br />
In sede di commento mi interessa perÃ² tornare sul problema nodale posto da S., quello del distacco della politica dalla realtÃ  o, meglio, quello del distacco tra le narrazioni e le descrizioni che la politica fa pubblicamente e la realtÃ  fattuale. In non pochi paesi occidentali le Ã©lites stanno raccontando delle storielle che difficilmente reggono di fronte ad una lettura della realtÃ  informata ai valori fondanti della democrazia: la libertÃ , lâ€™uguaglianza, la solidarietÃ  e la partecipazione.<br />
La situazione piÃ¹ grave sembra essere proprio quella dellâ€™Italia dove, a mio avviso, piÃ¹ che altrove, a causa di uno sviluppato populismo mediatico, il racconto della realtÃ  fornito dai mezzi di informazione, egemonizzati dalla politica, piÃ¹ si distacca dai fatti, come abbiamo avuto modo di rilevare nel primo post del nostro blog dedicato alla loro â€˜scomparsaâ€™ nei giornali e nei telegiornali italiani.</p>
<p align="right">E.R.</p>
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