Posts Tagged ‘Storia d’Italia’

Una carriera politica esemplare: Tina Anselmi dalla Resistenza alla contro la P2

giovedì, ottobre 10th, 2013

woodpattern

“La nostra storia di italiani ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati. E concimati attraverso l’assunzione di responsabilità di tutto un popolo. Ci potrebbe far riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni – quanto libere? -, non è soltanto progresso economico – quale progresso e per chi? È giustizia. È rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. È tranquilità per i vecchi e speranza per i figli. È pace.” (altro…)

8 settembre 1943: la fuga delle élite di fronte alle responsabilità

domenica, settembre 8th, 2013

©emptybubbles

“Il passaggio da un regime dittatoriale e tendenzialmente totalitario a una democrazia è un processo sempre complesso, delicato, ambiguo. Il nostro paese non è sfuggito a questa regola; perciò un serio approfondimento della fase di passaggio tra il regime fascista e l’Italia repubblicana che ha inizio con la caduta di Mussolini e con l’armistizio rimane la premessa indispensabile non soltanto per un necessario rinnovamento storiografico, ma anche per comprendere le incerte basi su cui venne fondata la democrazia italiana e i limiti che ancora la condizionano.” (altro…)

I riluttanti: il ritrarsi delle élites italiane di fronte alla responsabilità politica

mercoledì, dicembre 26th, 2012

 

©omen2

“Nell’accettazione della responsabilità e del rischio, nel compito di guidare – e quindi di elaborare cultura e discorso pubblico, e di affrontare critiche e proposte alternative -, e di creare quindi uno spazio politico per sé e per la società intera, c’è la moralità della politica, dal punto di vista delle élites. Immorale è, per contro, l’élite incolta, inconsapevole, attenta solo ai propri privilegi e politicamente apatica. Riluttante, appunto. O per frenetica faccenderia politica o per neghittosità; o per retorico eroismo o per cinico egoismo.” (altro…)

Salviamo l’Italia!

giovedì, gennaio 19th, 2012

©pantheon“Aggiungerei anche l’idea delle “riforme mobili” […]. Non si tratterebbe di “riforme” come quelle di cui oggi si sente parlare – la riforma pensionistica (ossia i tagli alle pensioni), la riforma dell’equilibrio dei poteri (ossia distruggerlo), la riforma della Costituzione (no comment). Sarebbero invece riforme che coinvolgono i cittadini stessi in una dinamica di decision making che parte dal basso verso l’alto […]. Idealmente, le “riforme mobili” sono quelle che, strada facendo, portano la gente a interessarsi alla politica, ad autorganizzarsi, a prendere parte continuativa nel processo riformatore. In questo schema gli individui non sono solo i destinatari passivi delle politiche che discendono dall’alto, ma diventano rapidamente cittadini attivi, critici e dissenzienti. Un’idea simile porterebbe al capovolgimento della politica come la conosciamo ora, perché imporrebbe ai politici di diffondere il potere, invece di concentrarlo. Il concetto delle “riforme mobili” può essere applicato a molte sfere diverse – all’ambiente con la raccoltà differenziata, il risparmio energetico e altre misure che partono dalle famiglie stesse, alle politiche partecipative con la creazione di veri forum dei cittadini (non quelli fasulli della “consultazione”).”. (altro…)

Il Risorgimento: dal mito nazionale alla complessità della storia

martedì, novembre 29th, 2011

©characters3“Caserta, 9 novembre [1860]. Sera […]
Ora odo dire che il Generale [Garibaldi] parte, che se ne va a Caprera, a vivere come in un altro pianeta; e mi par che cominci a tirar un vento di discordie tremende. Guardo gli amici. Questo vento ci piglierà tutti, ci mulinerà un pezzo come foglie, andremo a cadere ciascuno sulla porta di casa nostra. Fossimo come foglie davvero, ma di quelle della Sibilla; portasse ciascuna una parola: potessimo ancora raccoglierci a formar qualcosa che avesso senso, un dì; povera carta! … rimani pur bianca… Finiremo poi …” (Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille, Palermo 2010, pp. 109-110) (altro…)

A centocinquant’anni dall’unificazione dell’Italia

martedì, gennaio 11th, 2011

©layers“L’Italia da circa mezzo secolo s’agita, si travaglia per divenire un sol popolo e farsi nazione. Ha riacquistato il suo territorio in gran parte. La lotta collo straniero è portata in buon porto, ma non è questa la difficoltà maggiore. La maggiore, la vera, quella che mantien tutto incerto, tutto in forse è la lotta interna. I più pericolosi nemici d’Italia non sono i Tedeschi, sono gl’Italiani. E perché? Per la ragione che gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, pria, che si riformino loro, perché l’Italia, come tutt’i popoli, non potrà divenir nazione, non potrà esser ordinata, ben amministrata, forte così contro lo straniero come contro i settari dell’interno, libera e di propria ragione, finché grandi e piccoli mezzani, ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene, od almeno il meglio che può. Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuol forza di volontà e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere, onde, per dirla in una parola sola, il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani che sappiano adempiere al loro dovere; quindi che si formino alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto.” (Massimo D’Azeglio, I miei ricordi, a cura di S. Spellanzon, Milano 1956, pp. 17-18). (altro…)

L’ “Anello” della Repubblica: l’Italia come laboratorio di forme di potere occulte

sabato, ottobre 9th, 2010

©theringofrepublic

“Se l’ossessione americana dell’anticomunismo, la splendida e ingombrante posizione geografica della nostra penisola, la presenza in casa del Vaticano, non bastassero a spiegare la nascita di quella che ormai viene pacificamente accettata come la “doppia lealtà” e “la sovranità limitata del nostro Stato”, possiamo aggiungere un’ulteriore causa di menomazione che è l’assenza di una classe politica e dirigenziale educata al senso di appartenenza allo Stato democratico. Questa mancanza non è stata frutto del caso, ma è figlia legittima della sostanziale continuità tra la nascente Repubblica e le istituzioni fasciste, compresi gli stessi funzionari. Se ciò avvenne non fu solo a causa dell’ambiguità e della compiacenza italica, ma anche di una strategia ben studiata: quella di reclutare tutto il personale del vecchio regime, a cominciare dagli agenti dell’Ovra, la polizia fascista, per innestarlo nei gangli del nuovo Stato. Era quello l’antidoto naturale all’attecchimento del comunismo”. (altro…)

Bianco su nero: crisi e vitalità dell’antifascismo

domenica, novembre 9th, 2008

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“Il significato epocale della Resistenza risiede esattamente in questo: nel segnare una discontinuità unica nella storia d’Italia, nel suggellare il tentativo di pochi di promuovere a beneficio di molti un mutamento nella forma e nella sostanza delle istituzioni, il passaggio a uno stato democratico, la creazione di nuovi rapporti sociali”. “Insomma, può ben darsi che l’antifascismo giaccia oggi sul suo letto di morte: malato terminale di ritualità, di credibilità, di senilità, e addirittura di eccentricità. Ma può essere che valga la pena di impegnarsi a mantenerlo in vita ancora un po’ – almeno finché non si sia trovato di meglio –  senza meritare con questo una denuncia per accanimento terapeutico. E forse il tentativo è tanto più opportuno, o addirittura necessario nel contesto della vita politica italiana, dove la morte dell’antifascismo rischia di significare non già una rinascita, ma l’agonia della democrazia”. (altro…)

La Costituzione: una bussola democratica

giovedì, maggio 29th, 2008

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La costituzione è la legge fondamentale di uno stato moderno, cioè di un insieme di persone che, condividendo in linea generale presupposti storici e culturali, organizza la propria convivenza in un territorio. Si tratta quindi di un documento che regola le forme basilari di relazione e di associazione di una comunità politica, definendo i diritti fondamentali dei cittadini e articolando e limitando le modalità di esercizio del potere. La costituzione è il nucleo delle attuali democrazie in quanto ne individua i valori che, al di là di ogni forma e procedura, la sostanziano: la libertà e l’uguaglianza, la cui costante tensione è tenuta in equilibrio dalla solidarietà e dalla partecipazione alla vita pubblica. (altro…)

Anni ’70: guarire la memoria con la democrazia

sabato, aprile 19th, 2008

Anni ‘70Anni ‘70

“Un momento di profonda transizione, una specie di perno attorno al quale il nostro Paese (e non solo) ha compiuto una grande rotazione”. Gli anni ’70 furono un ‘tornante’ per il mondo intero, che si caratterizzò in Italia per un’altissima criticità sul piano economico, politico e sociale. Proprio a causa delle drammatiche sollecitazioni subite dalla società italiana, in non pochi casi traumatiche, gli avvenimenti accaduti e i processi avviatisi in quel periodo, che condizionano fortemente il nostro presente, sono oggetto di alcune patologie del ricordo. L’urgenza di costruire una memoria di quel decennio, che non sia affetta da gravi menomazioni, appare un compito non secondario per la vita politica del nostro paese, tanto più che si sta rapidamente avvicinando la soglia critica dei quarant’anni, oltre la quale cominciano a rarefarsi in maniera significativa le testimonianze di coloro che vissero quelle esperienze da protagonisti. (altro…)


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