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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; Sviluppo</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>Brasil takes off</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 23:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[La globalizzazione per noi]]></category>
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&#8220;2003: Goldman Sachs individua il Brasile come uno dei paesi con il maggiore potenziale di crescita al mondo insieme alla Russia, India e Cina e per questo motivo crea l&#8217;acronimo di BRIC. Brasile? Il suo nome risuona in maniera anomala in mezzo agli altri titani citati, vista la sua instabilità politica e la sua infinita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="settesaperi" src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/12/brasilia11-300x168.jpg" alt="settesaperi" width="450" height="253" /><br />
&#8220;2003: Goldman Sachs individua il Brasile come uno dei paesi con il maggiore potenziale di crescita al mondo insieme alla Russia, India e Cina e per questo motivo crea l&#8217;acronimo di BRIC. Brasile? Il suo nome risuona in maniera anomala in mezzo agli altri titani citati, vista la sua instabilità politica e la sua infinita capacità di sperperare risorse. Ora però lo scetticismo degli esperti sembra svanire perché sembra mostrare dei vantaggi rispetto agli altri BRICS. E&#8217; democratica al contrario della Cina, non ha conflitti etnici e religiosi come potrebbe essere il caso dell&#8217;India e tratta gli investitori stranieri con rispetto a differenza della Russia. In poche parole il Brasile con la sua crescita annuale del 5% potrebbe guidare l&#8217;uscita dalla recessione mondiale insieme alla Cina.<span id="more-410"></span></p>
<p>Esaminiamo il ruolo potenziale del Brasile nella ripresa economica internazionale attraverso la lettura dello speciale Getting it together at last (Alla fine anche il Brasile si unisce alle grandi)  pubblicato da “The Economist” (London, novembre 2009), scritto dal corrispondente politico John Prideaux.<br />
Il report  mette in evidenza le scelte che hanno permesso la svolta economica del Brasile. Nel 1994 un team di economisti durante la presidenza di Cardoso  è riuscito a introdurre una nuova moneta, il real. Ha avuto inizio un programma economico, denominato Piano Real, che ha permesso al Brasile di fermare in meno di un anno l&#8217;aumento sfrenato dei prezzi. Si è avviata così una riforma che ha disciplinato le finanze del paese e che ha dato vita ad un vero e proprio miracolo economico.</p>
<p>Il Brasile è per antonomasia il luogo delle grandi potenzialità: basti pensare che è il più grande bacino mondiale di acqua dolce, ha le più grandi foreste tropicali al mondo, ha terre fertilissime che permettono tre raccolti anno, ha enormi ricchezze di petrolio, minerali e idrocarburi. In poche parole è il paese del futuro. E&#8217; importante però ricordare che in passato tutte queste caratteristiche non sono state sufficienti per evitare grosse crisi economiche come l&#8217;inflazione del 1980 che ha raggiunto il picco del 110%. I brasiliani sono consapevoli di questo e, anche se stanno attraversando forse il momento più fiorente degli ultimi decenni, sono molto cauti sul futuro. La sua capacità di reagire alla crisi finanziaria internazionale è una dimostrazione della sua forza che, unita all&#8217;indipendenza petrolifera di cui gode, può farne una potenza indiscussa. Il governo ha annunciato che presterà denaro per il Fondo Monetario Internazionale, un&#8217;istituzione che un solo un decennio fa imponeva condizioni rigorose per il denaro in prestito.<br />
Gran parte del successo attuale è dovuto alle capacità degli ultimi governi, in particolar modo a quello di Cardoso 1995-2003, che hanno creato un contesto economico stabile e fiorente in cui le imprese possono prosperare. Il Piano Real con l&#8217;introduzione della nuova moneta è riuscito nell&#8217;intento di portare maggiore stabilità economica. Anche se ancora non si è raggiunto un accordo su come rendere il real (la moneta) meno volatile, sono ormai passati dieci anni e la fiducia nel paese è aumentata.<br />
Attualmente il presidente Lula da Silva, è stato in grado di prendersi il gran merito di quanto è stato fatto anche se la crescita del Paese è dovuta alla politica del suo predecessore. Eppure Lula è stato capace di mantenere le riforme intatte e mantenere le promesse.<br />
Sicuramente molti problemi restano: ne sono un esempio sia il tasso d&#8217;interesse primario della banca centrale che è all’8,75%, uno dei più alti al mondo, sia la scarsa crescita della produttività. E&#8217; importante denunciare inoltre lo scarso investimento nell&#8217;istruzione e nella sicurezza. In poche parole i problemi da affrontare sono molti ma sono gli stessi che incontriamo in altri paesi al mondo: la differenza sostanziale è che il Brasile ha fatto progressi reali.</p>
<p>Il periodo di relativa stabilità ha permesso al Brasile di risalire tra i migliori stati al mondo in un momento di crisi globale rivelando le risorse di cui  dispone. E&#8217; forse un po&#8217; troppo presto per dire che  sarà una forza dominatrice nel prossimo decennio; è però evidente come delle decisioni coraggiose siano state capaci di far rinascere un paese in ginocchio. Ritengo che sia un esempio da seguire anche per l&#8217;Italia dal momento che alcune scelte sono necessarie anche per il nostro paese. I rischi sono evidenti ma non possiamo sottrarci alle decisioni se vogliamo  sopravvivere al nuovo mondo globale.</p>
<p style="text-align: right;">M.T.</p>
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		<title>Ricerca &amp; Sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 17:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e trasmissione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Cervelli]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
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R&#38;S: settori strategici della politica di ogni nazione. Un concetto apparentemente semplice, ma allo stesso tempo complesso nelle sue implicazioni, ben noto a Giorgio Sirilli autore del libro oggetto di questo post: Ricerca &#38; Sviluppo. Il futuro del nostro paese: numeri, sfide, politiche (Bologna 2005). Cercherà qui di seguito di presentare un sunto del saggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="ricercam.jpg" href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/ricercam.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/ricercam.jpg" alt="ricercam.jpg" /></a></p>
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<p align="justify">R&amp;S: settori strategici della politica di ogni nazione. Un concetto apparentemente semplice, ma allo stesso tempo complesso nelle sue implicazioni, ben noto a Giorgio Sirilli autore del libro oggetto di questo post: <em>Ricerca &amp; Sviluppo. Il futuro del nostro paese: numeri, sfide, politiche</em> (Bologna 2005). Cercherà qui di seguito di presentare un sunto del saggio e proporvi una fotografia della situazione mondiale e nazionale che S. ci descrive con dovizia di esemplificazioni e documenti di riferimento.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span id="more-26"></span></p>
<p align="justify">Come sempre è bene partire dall&#8217;origine: la necessità di istituzionalizzare la R&amp;S sorge per rispondere all&#8217;esigenza d&#8217;integrazione fra tecnologia e scienza. Chris Freeman, citato all&#8217;inizio del libro, paragona la scienza e la tecnologia a due ballerini che interpretano una stessa danza: CHEEK-TO-CHEEK (guancia a guancia). La scienza influisce profondamente, con il suo supporto teorico, sulla tecnologia e quest&#8217;ultima, a sua volta, consente avanzamenti scientifici d&#8217;importanza straordinaria: ne sono esempio il telescopio di Galileo per l&#8217;astronomia, la tecnologia di Bessener per la scienza dei materiali ed il transistor per la fisica dello stato solido. L&#8217;innovazione pone le sue fondamenta nella conoscenza che, secondo Lundvall, possiamo suddividere in: KNOW-WHAT, KNOW-WHY, KNOW-HOW e KNOW-WHO. Le prime due sono prerogative delle istituzioni, quali università e laboratori di scienze, che possiamo più o meno facilmente ritrovare pubblicate in testi scientifici; le altre si sviluppano dall&#8217;esperienza pratica e sono gelosamente nascoste nelle &#8217;segrete&#8217; delle imprese. Il fine della R&amp;S è quello di sostenere la ricerca sperando di scoprire risvolti pratici, appropriandosi così del ruolo di anello di giunzione fra la scienza e lo sviluppo sperimentale. La misurazione della R&amp;S, scopro da S., ha le sue origini nel &#8216;63 con il &#8220;Manuale di Frascati&#8221; (interessantissimo testo degno di un prossimo post) ed i suoi dati sono depositati negli statistici dell&#8217;OCSE, EUROSTAT e l&#8217;UNESCO. Pur mettendo in evidenza i limiti del sistema sopracitato e le sue possibili sottostime per il caso italiano, il quadro presentato da S. è alquanto allarmante. L&#8217;autore cita il resoconto delle spese per R&amp;S pubblicate dall&#8217;OCSE nel 2001: l&#8217;Italia conta una spesa di 13,72 milioni di Euro con un incremento annuo del 2,7%; che rapportato al Pil è dello 0,5% come incremento medio dell&#8217;ultimo quinquennio (1997-2001). Numeri che evidenziano non soltanto il ritardo congenito nei riguardi delle altre realtà europee di riferimento (es. Svizzera 8,5% d&#8217;incremento annuo, R&amp;S/Pil che raggiunge il 4,8%), ma soprattutto un accumulo di ritardo per le mancate iniziative di ripresa. S. prende in esame le varie regioni d&#8217;Italia. Nel dettaglio le Marche annoverano una spesa per R&amp;S nel 2001 così distribuita: 0,5% amministrazioni pubbliche, 2,3% università, 1% imprese; per un totale del 1,3%. Non sfugge all&#8217;analisi del professore la situazione riguardante le risorse umane: il quadro mondiale non può essere più nero, dal momento che il ricercatore non è incentivato né sul piano economico né su quello sociale. La figura del ricercatore medio italiano è vecchia e necessiterebbe dell&#8217;immissione di nuove leve, che, per cause contingenti e strutturali, viene a mancare. Come diretta ed inevitabile conseguenza, l&#8217;autore descrive la cosiddetta &#8216;Fuga dei Cervelli&#8217;, suddividendola in 4 sottocategorie: BRAIN DRAIN, BRAIN WAST, BRAIN EXCHANGE e BRAIN CIRCULATION. La prima sta ad indicare il tentativo di trovare spazio nel proprio settore all&#8217;estero; la seconda è lo spreco dei cervelli, ossia l&#8217;utilizzo di personale altamente qualificato per lavori di routine; la terza categoria descrive lo scambio di cervelli fra due diverse nazioni sviluppando la comunicazione di conoscenza scientifica. L&#8217;ultima è una nuova e più recente forma di fuga dei cervelli che preoccupa in particolare gli USA: lo spostamento in un paese ad alto valore tecnologico e il successivo rientro nel proprio paese d&#8217;origine, con esperienza e capitali da investire (in particolare l&#8217;autore si riferisce ai paesi centro-asiatici quali Cina, India e Taiwan). A questo punto S. passa ad analizzare il valore economico del concetto Ricerca &amp; Sviluppo affrontando l&#8217;OUTPUT d&#8217;investimento. Ecco alcune percentuali su cui l&#8217;autore ci fa riflettere partendo da uno studio economico dell&#8217;OCSE, effettuato in 16 paesi, in cui viene mostrato che l&#8217;aumento dell&#8217;1% in R&amp;S determina un incremento dello 0,13% della produttività totale; senza poi contare la posizione dominante sul mercato che determinerebbe l&#8217;introduzione di nuovi prodotti e tecnologie (il citatissimo caso Microsoft). Il modello economico-tecnologico proposto da Kline &amp; Rosemberg, menzionato da S., individua una catena di collegamenti che interconnettono la R&amp;S con il mercato prima potenziale poi di distribuzione, passando attraverso la progettazione e la produzione. Lo schema presentato ha un&#8217;interconnessione di elementi molto complessi che sono tutti tra di loro direttamente collegati e dipendenti. S. conclude dipingendo il quadro italiano che sicuramente non è fra i più rosei: il nostro paese dimostra un gap tecnologico evidente ed una reticenza ad intervenire sia sul piano educativo/universitario sia su quello politico/economico.</p>
<p align="justify">Leggendo questo libro si ha ben chiaro che la R&amp;S non è il fattore risolutivo, ma sicuramente fondamentale per la nostra società. E&#8217; la conoscenza, senza ombra di dubbio, la chiave per ottenere un futuro diverso. Vorrei soffermarmi, infine, sull&#8217;ultimo avvenimento menzionato nel libro: al vertice europeo di Lisbona del 2000, gli stati membri dell&#8217;Unione si sono proposti di raggiungere il 3% sul rapporto R&amp;S/Pil entro l&#8217;anno 2010. Obbiettivo eletto ed auspicabile, per il quale varrebbe la pena rimuovere l&#8217;arroccato individualismo che regna nella nostra società.</p>
<p align="right">M.T.</p>
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