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	<title>Attraverso lo Specchio &#187; tecnologia</title>
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	<description>In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica</description>
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		<title>Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 21:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e trasmissione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione scientifica]]></category>
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&#8220;Le mele di Chernobyl sono buone? Certo basta seppellire il  torsolo in profondità. Recitava una barzelletta russa in circolazione dopo il disastro che ha cambiato per sempre il nostro immaginario sull&#8217;energia nucleare. Che la società debba proteggersi dai nuovi pericoli di origine antropica &#8211; talvolta aggravati da sottovalutazione del rischio, interessi di parte, carenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="apple" src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/08/apple1.jpg" alt="apple" /></p>
<p>&#8220;Le mele di Chernobyl sono buone? Certo basta seppellire il  torsolo in profondità. Recitava una barzelletta russa in circolazione dopo il disastro che ha cambiato per sempre il nostro immaginario sull&#8217;energia nucleare. Che la società debba proteggersi dai nuovi pericoli di origine antropica &#8211; talvolta aggravati da sottovalutazione del rischio, interessi di parte, carenza di informazioni, iniqua distribuzione di rischi e benefici, danni irreversibili che si estendono a luoghi remoti e generazioni future – era chiaro già in quel 1986, ma oggi lo è più che mai: la riflessione sui rischi connessi allo sviluppo di scienza e tecnologia non può essere rimandata oltre.”<br />
<span id="more-226"></span><br />
Parliamo della società del rischio, pubblicando una recensione su Le mele di Chernobyl sono buone (Milano 2006),  scritto da Giancarlo Sturloni, membro del gruppo di ricerca ICS e collaboratore di diverse testate giornalistiche.<br />
S. mette in evidenza come gli avvenimenti della fine Novecento(quale l&#8217;incidente della bomba atomica di Chernobyl)  abbiano sensibilizzato l&#8217;opinione pubblica in merito al rischio connesso allo sviluppo tecnologico-scientifico. Da questa nuova situazione nasce la società democratica del rischio che necessita di dialettica e di comunicazione tra il mondo scientifico e la società.<br />
La seconda parte del Novecento ha mostrato una serie di eventi catastrofici per la società costringendo quest&#8217;ultima a prendere coscienza dei pericoli connessi ad una cattiva gestione dello sviluppo tecnologico. Il 16 luglio 1945 ha luogo in New Messico il Trinity Test, l&#8217;ultimo esperimento prima dello sgancio della bomba atomica in Giappone (6 agosto). Kenneth Bainbridge, responsabile dell&#8217;esperimento, dopo aver visto trasformarsi la sabbia in vetro sotto i suoi piedi afferma: “Adesso siamo tutti figli di puttana”. Il 31 ottobre, a Washington, nasce la Federation of Atomic Scientists (FAS), il primo tentativo compiuto dalla comunità di studiosi di esercitare un’influenza politica sull&#8217;utilizzo dell&#8217;energia atomica. Il 18 dicembre viene fondato il National Committee on Atomic Information (NCAI) con il compito di instaurare un filo diretto con il pubblico e promuovere la più ampia comprensione dei fatti e delle implicazioni dello sviluppo nucleare. Purtroppo, però, le tensioni tra USA e URSS impediscono il passaggio della gestione del nucleare dalla forza militare alla società pubblica come auspicato dalla FAS. Le continue sperimentazioni, tra le quali citiamo per importanza storica quella di Bikini, portano alla grande diffusione di movimenti antibomba. Il sociologo R. K. Merton, secondo cui lo scoppio della bomba atomica susseguito da una serie di post-sperimentazioni ha determinato per la prima volta l&#8217;irruzione della scienza sulla società, ha commentato: “Molti […] si sono allarmati e disincantati di fronte a queste dimostrazioni di distruttività umana. La scienza è allora diventata un &#8216;problema sociale&#8217;, come la guerra, o come il declino continuo della famiglia, o il verificarsi periodico delle depressioni economiche”. La generazione dell&#8217;atomica è dunque la prima ad aver vissuto in piena coscienza sotto la minaccia di una catastrofe ecologica globale. E con la sciagura di Chernobyl ha sperimentato la dimensione planetaria dei rischi annessi allo sviluppo tecnologico.<br />
Purtroppo il rischio tecnologico non è una esclusiva del nucleare: infatti, per una curiosa coincidenza, solo pochi mesi prima dell&#8217;incidente nella centrale solvietica, il team di Gerald Wells, veterinario della Ministry of Agricolture, Fisheries and Food, identifica nei bovini una nuova encefalopatia spongiforme. Dieci anni più tardi, nel 1996, questa malattia diventa tristemente famosa con lo pseudonimo di &#8216;mucca pazza&#8217;, proprio non appena l&#8217;umanità sembra aver trovato il sistema di convivere con l&#8217;HIV. In questo caso assistiamo ad un intervento tecnologico così massiccio e guidato dall&#8217;interesse economico da essere capace di trasformare la mucca (archetipo di purezza della natura nell&#8217;immaginario collettivo) in un sofisticato artefatto scientifico. Il caso è emblematico per descrivere l&#8217;importanza di una gestione più responsabile dello sviluppo scientifico: i dieci anni che vanno dal 1986 al 1996 sono pieni di colpevoli omissioni e errori, che oggi appaiono non più ammissibili. A dichiararlo è la stessa BSE Inquiry, presentata il 26 ottobre 2000, che dopo tre anni di lavoro afferma che il contagio si sarebbe potuto evitare se non fossero trascurati, per interessi economici delle varie lobby, i ripetuti allarmi scientifici, tra i quali è da ricordare il Southwood Report.</p>
<p>In sintesi gli interessi economici hanno prevaricato gli interessi sociali e la comunità dei cittadini, lasciata nella disinformazione, non ha la possibilità di poter scegliere sul proprio futuro.<br />
Sia il caso di Chernobyl che quello della mucca pazza mettono in evidenza quanto sia fondamentale la partecipazione sociale nelle scelte di sviluppo tecnologico al fine di rendere le decisioni sul nostro futuro un bene di tutti e non pagare dei prezzi globali per scelte economiche di alcune lobby di potere. E&#8217; dunque necessaria una divulgazione scientifica che possa rendere comprensibile lo sviluppo tecnologico rendendo la società capace di prendere le proprie decisioni. In questo intento noi con il nostro lavoro cerchiamo di operare per diffondere e mostrare una nostra visione di quello che  accade intorno a noi.</p>
<p style="text-align: right;">M.T.</p>
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		<title>Scienza spa, scienzati, tecnici e conflitti</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 19:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e trasmissione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;infiltrazione del digitale nel quotidiano Ã¨ stata tutta tesa all&#8217;instupidimento. Come in molti ambiti il libero approccio e la libera sperimentazione sono guardati con diffidenza da chi agisce sui processi di massificazione dei media e delle tecnologie, e quindi c&#8217;Ã¨ stata una volontÃ  precisa di esoterizzare la tecnologia a favore di interfacce comode. Penso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%" align="justify"><a href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/02/scienzaspa.jpg" title="scienzaspa.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2009/02/scienzaspa.jpg" alt="scienzaspa.jpg" /></a></p>
<p>L&#8217;infiltrazione del digitale nel quotidiano Ã¨ stata tutta tesa all&#8217;instupidimento. Come in molti ambiti il libero approccio e la libera sperimentazione sono guardati con diffidenza da chi agisce sui processi di massificazione dei media e delle tecnologie, e quindi c&#8217;Ã¨ stata una volontÃ  precisa di esoterizzare la tecnologia a favore di interfacce comode. Penso che sia stato uno sforzo cosciente, da parte delle grandi lobby di potere a livello planetario, il favorire l&#8217;instupidimento di chi usufruisce quotidianamente della tecnologia e di chi potrebbe cercare qualcosa attraverso la tecnologia, anzichÃ© sfruttarla strumentalmente per le proprie necessitÃ . L&#8217;etica hacker si basa sulla liberazione e sulla ricerca dei meccanismi con cui le cose funzionano. La diffusione del digitale si Ã¨ basata sull&#8217;offuscamento di questi meccanismi.â€ (Blicero del Laboratorio Hacker di Milano L.o.a.)<span id="more-183"></span></p>
<p>In questo post proponiamo uno sguardo diverso nel mondo della globalizzazione per identificare il nuovo ruolo del ricercatore. Si presenta quindi un libro fuori dal comune che cerca di rompere la logica lineare intercorrente nei normali rapporti tra scrittore e lettore, in cui il primo Ã¨ il maestro sulla cattedra e il secondo l&#8217;allievo. <em>Scienza spa, scienziati, tecnici e conflitti</em> (Roma, 2002) Ã¨ un libro che vuole seguire l&#8217;esempio libero e cooperativo del <em>free software, </em>dove ognuno<em> </em>puÃ² condividere riflessioni e sentirsi allo stesso tempo coautore del testo.</p>
<p>Gli autori conducono unâ€™indagine nel mondo della scienza e della tecnologia per comprendere quanto questa investa la vita quotidiana delle persone. L&#8217;incapacitÃ  di comprendere le tecnologie contemporanee determina il venir meno del controllo democratico rendendo il dibattito affare di soli esperti del settore.<br />
Se la seconda guerra mondiale con la sua spinta alla ricerca militare ha segnato il culmine della <em>Big</em><em> Science</em>, di cui il Progetto Manhattan Ã¨ la massima espressione, il venir meno degli armamenti nucleari ha ridisegnato il ruolo del ricercatore. Infatti, se lo scienziato fordista finanziava la sua ricerca con sovvenzioni statali o provenienti dalla grande industria, ora il ricercatore deve rivolgersi a istituzioni di credito, banche, organizzazioni internazionali che trasformano la scoperta in un&#8217;operazione finanziaria. Questo fenomeno ha dato vita alla nascita di nuove strutture di contatto tra l&#8217;industria e l&#8217;innovazione tecnologica che vanno sotto il nome di â€œparchi tecnologiciâ€. L&#8217;informatica ha inoltre reso possibile la delocalizzazione della ricerca permettendo la distribuzione delle informazioni in ogni parte del mondo: e il Progetto Genoma Umano ne Ã¨ stato certamente l&#8217;esempio piÃ¹ impressionante. Analizzando il Progetto Genoma Umano, ritroviamo infatti tutte le tre peculiaritÃ  che riteniamo fondamentali per la ricerca postfordiana. 1. Tanti laboratori in tutto il mondo hanno cooperato in rete, in opposizione alla tradizionale organizzazione verticale, creando una banca dati pubblica in cui venivano accumulati i dati ottenuti. 2. I luoghi di ricerca, in antitesi alla ricerca <em>Big Science</em>, sono risultati decentralizzati in universitÃ , in centri di ricerca, in laboratori militari.Â 3. Il finanziamento Ã¨ avvenuto per vie inedite: i fondi raccolti con collette televisive in Francia (Genethon), in Italia (Telethon) hanno superato i fondi dello Stato. Questa immensa rete di scambio di informazioni e di risorse umane ha reso possibile il progetto, riducendo sensibilmente i costi che forse nessuna entitÃ  privata avrebbe mai potuto sostenere. Il fenomeno sociale che ha condotto il ricercatore a diventare <em>businessman</em> ha perÃ² trasformato l&#8217;impresa scientifica in una impresa neoliberista facendo venir meno la neutralitÃ  del sapere scientifico. La soluzione prospettabile in un&#8217;ottica democratica deve passare per la sottrazione del sapere, cioÃ¨ una riappropriazione della conoscenza alta, che significa: 1. l&#8217;uso a fini sociali della scienza e della tecnologia, 2. la trasformazione ai fini sociali della scienza e della tecnologia, 3. la produzione a fini sociali della scienza e della tecnologia.</p>
<p>Il quadro complessivo dei rapporti tra scienza e societÃ  Ã¨ caratterizzato da molti conflitti indissolubilmente intrecciati, ma la cosa piÃ¹ preoccupante Ã¨ il gap tecnologico che si Ã¨ venuto a creare. La persona comune diventa un utilizzatore inconsapevole e spesso come tale preda delle lobby di potere che sfruttano l&#8217;uso inconsapevole dei prodotti hi-tech per curare i propri interessi economici. Inoltre la collettivitÃ  riesce sempre meno ad esercitare il proprio potere democratico in questi ambiti, dovendo lasciare la scelta agli specialisti. L&#8217;unica soluzione prospettata dagli autori, con cui concordo pienamente, Ã¨ quella di riappropriarsi della tecnologia condividendo e acquisendo informazione attraverso una differente redistribuzione della conoscenza, che Ã¨ anche uno dei fini di questo blog.</p>
<p align="right">M.T.</p>
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		<title>Lo sviluppo sostenibile</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2007 19:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia ed energia]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Soddisfare i nostri bisogni senza compromettere la vita delle generazioni future&#8221;.
Alessandro Lanza presenta un quadro mondiale di impoverimento naturale generalizzato, che procede ad una velocità preoccupante. Bisogna intervenire con un provvedimento globale superando gli interessi locali e creando un incentivo economico che faccia da garante per il proseguimento degli accordi internazionali necessari. La soluzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="svilupposostenibilem.jpg" href="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/svilupposostenibilem.jpg"><img src="http://www.attraversolospecchio.eu/wp-content/uploads/2008/02/svilupposostenibilem.jpg" alt="svilupposostenibilem.jpg" /></a></p>
<p>&#8220;Soddisfare i nostri bisogni senza compromettere la vita delle generazioni future&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><span style="text-decoration: underline;">Alessandro Lanza</span></strong> presenta un quadro mondiale di impoverimento naturale generalizzato, che procede ad una velocità preoccupante. Bisogna intervenire con un provvedimento globale superando gli interessi locali e creando un incentivo economico che faccia da garante per il proseguimento degli accordi internazionali necessari. La soluzione di sostenibilità  dello sviluppo deve passare attraverso un trasferimento tecnologico tra Nord e Sud del mondo con una &#8220;implementazione congiunta&#8221; sostenuta da una cooperazione bilaterale dei paesi coinvolti. L&#8217;esempio di Decin (progetto congiunto tra industrie elettriche statunitensi e centrale a carbone <span style="text-decoration: none">ceca</span>) e quello di collaborazione tra Norvegia e Brasile ci fanno ben sperare per il ns futuro.</p>
<p align="justify"><span id="more-32"></span></p>
<p align="justify">E&#8217; oggetto di questo post un libro che condivide alcune delle idee che animano questa ns iniziativa: <em>Lo sviluppo sostenibile</em> (Bologna 2006). L&#8217;autore cerca di ricomporre il <em>puzzle </em>costituito dal problema della sostenibilità, analizzando sia la dimensione sociale che quella economica e mettendo in evidenza l&#8217;insufficiente intervento politico in merito. Affrontare il problema della sostenibilità dello sviluppo significa esaminarne gli  aspetti ambientali, sociali ed economici: è necessario disporre di una metodologia consolidata che permetta di tradurre in numeri il comportamento dei paesi. I sistemi di analisi del momento sono la <strong><span style="text-decoration: underline;">Seea</span></strong> (<em>Satellite system for integrated enviromental and economic account</em>), per ciò che concerne lo stato naturale di un paese, e l&#8217;<strong><span style="text-decoration: underline;">HDI</span></strong> (Human development index), per ciò che concerne la dimensione sociale. Entrambi i quadri delineati da questi sistemi mostrano un forte squilibrio dinamico nello sfruttamento delle risorse da una parte e nell&#8217;uniformità dall&#8217;altra, che, uniti al quadro demografico globale, ci presentano una situazione complessa che necessita di un intervento pragmatico. Il profilo risultante dalla confluenza dei dati dei tre ambiti di osservazione mostra la necessitÃ  della crescita economica per raggiungere la sostenibilità, dal momento che svilupparsi economicamente vuol dire creare Paesi ad alto reddito pro capite e a maggior costo del lavoro, i quali implementano applicazioni d&#8217;avanguardia a minore impatto ambientale. In quest&#8217;ottica, quindi, la cooperazione tecnologica diventa <em>la chiave di volta</em> per sostenere lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo nei periodi di transizione al benessere,che sono quelli a maggiore impatto ambientale. Rimane quindi il problema di incentivare questa diffusione tecnologica e la via sembra essere quella di una &#8220;implementazione congiunta&#8221;, dove gli interessi sono bilateralmente corrisposti. L. ci fornisce un quadro completo della situazione sociale ed economica mondiale caratterizzata dalla forte ascesa economica del terzo mondo che noi quotidianamente percepiamo. L. sottolinea per un&#8217;idea fondamentale che ci deve far riflettere: questi paesi in via di sviluppo (Pvs) non devono essere visti come nemici che ci schiacceranno, ma devono essere aiutati a raggiungere un alto livello di benessere in poco tempo se non vogliamo mettere in ginocchio le risorse della Terra (agenti inquinanti, risorse d&#8217;energia esauribili, etc.). Rimane il rammarico che non esistano accordi internazionali che abbiano dato risultato positivo senza mettere in gioco l&#8217;interesse economico.</p>
<p align="justify">Nutro personalmente qualche dubbio sul fatto che questa &#8220;implementazione congiunta&#8221; avvenga in maniera equa e libera, ma questo tipo di degenerazioni al momento non si possono evitare. Vorrei concludere con una vena di tristezza: che tecnologia possiamo ormai passare al Sud del mondo? Ah, dimenticavo, ne facciamo ormai parte&#8230; E, allora, che partner scegliere per ripartire? L&#8217;idea di sostenibilità merita di essere approfondita e penso necessario toccare uno dei suoi aspetti più importanti, l&#8217;energia, attraverso la presentazione del libro <em>L&#8217;energia pulita</em> di  Pietro Menna.</p>
<p style="text-align: right;">M. T.</p>
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